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Alle porte dell’immensa megalopoli del Cairo, tra le tre grandi piramidi di Gizah e la piramide a gradoni di Saqqara, sorgono i resti di costruzioni dell’antico regno nella località di Abusir.
E proprio tra le imponenti vestigia della V Dinastia ecco, inaspettati, resti di un periodo successivo: gli archeologi dell’Università di Praga hanno recentemente scoperto una tomba inviolata di un alto dignitario della XXV Dinastia (700 a. C.) con tanto di sarcofago ancora intatto. E’ la tomba di Iufaa, che si trova a 30 metri di profondità, a sud-ovest della necropoli.
E’ una costruzione ragguardevole. La camera funeraria è in calcare, proprio come il sarcofago più esterno, che ha misure di tutto rispetto, ad indicare l’importanza del personaggio: 4 metri per 2 per un peso di 22 tonnellate.
E subito si è presentato il problema di come agire per recuperare i sarcofagi senza danneggiare le strutture che li ospitano. Si è pensato di rinforzare i muri e la volta con l’utilizzo di cemento: solo a lavori ultimati si è estratta l’antica bara con gru e paranchi, alla presenza del ministro della cultura Farouk Hosni e del celebre archeologo Zahi Hawass, Direttore degli scavi a Gizah. E, come detto, all’interno del sarcofago eccone uno più piccolo, secondo un sistema di scatole cinesi tipico dei faraoni d’Egitto (Tut Ankh Amon riposava in tre sarcofagi). E’ un sarcofago in basalto con scritto il nome del defunto, Iufaa, nome dal significato preciso “Lui è grande”; sulle pareti poi sono scritti dei testi religiosi, che hanno lo scopo di proteggere il morto nel suo viaggio nell’al di là. E’ rappresentata tra l’altro Neith, l’antica dea originaria del villaggio di Sais nel Delta. E all’interno di quello in basalto ecco un sarcofago in legno: qua e là frammenti di papiro del Libro dei morti (la Bibbia degli egizi): sulla superficie di questo contenitore ligneo è rappresentata la dea Nut con le ali spiegate e Osiride. Nella tomba Iufaa era circondato da numerosi oggetti del culto funerario: 408 statuette in faience blu rappresentanti Osiride; e poi tavolette di protezione e parecchi vasi canopi per le viscere, con il coperchio che vuole raffigurare il ritratto del defunto. E ancora oggetti in cuoio, in alabastro (come un’enorme giara).
La tomba, una delle poche inviolate trovate negli ultimi decenni, presenta iscrizioni interessanti, il cui esame potrà certamente contribuire a svelare un mistero assillante: a farci capire cioè perché una struttura della XXV Dinastia si trovi perfettamente inserita tra i resti di Abusir, tutti della V Dinastia. Proprio Abusir è infatti famosa allo studioso, all’appassionato, ma anche al turista comune, per vestigia ancor ben conservate e ancor ben visibili: 4 piramidi, due templi solari e un mastaba ricordano al visitatore ammirato la potenza degli antichi abitanti di questi luoghi. La piramide di Sahure (non distante dalla tomba di Iufaa) sorge su una piccola collina, in uno spazio cromatico di rara bellezza: tra il verde delle palme e il giallo-oro del deserto ecco questa struttura rosa scuro che si innalza verso il blu del cielo infinito; tutti i frastuoni del Cairo sono lontani e danno spazio a un silenzio irreale, interrotto solo dal fruscio del vento che solleva la sabbia del deserto. Questa piccola altura favorisce una passeggiata nel tempo: da una parte il passato, con piramidi e templi, dall’altra piccoli villaggi e moderne ville immersi in giardini tropicali. E da qui si possono anche ammirare, quando il cielo è terso, le tre piramidi Gizah, la piramide a gradoni di Zoser a Saqqara, la necropoli di Memphi a oriente al di là del canale e, più a sud, la piramide romboidale di Dashur. E’ uno spettacolo da mille e una notte che fonde l’emozione per l’archeologia e per le sue scoperte alla bellezza selvaggia del paesaggio. E proprio qui ad Abusir, proprio al tempo di Sahure nella V Dinastia (2450 a. C.), si è sviluppato il culto del dio sole, che spiega la presenza di mastodontici templi solari e di leggende raffinate e fantasiose. Una delle più famose e delle più ardite dice che i tre primi re della V Dinastia sarebbero nati direttamente dal dio sole Ra in seguito al suo matrimonio con Reddjedt, moglie di Reuser, sacerdote del culto solare: è la prima volta che una nascita reale è spiegata con un atto sessuale tra una divinità e un essere umano; è in un certo qual modo la legittimazione del potere dinastico. E le piramidi, così come le altre costruzioni di Abusir, riflettono la venerazione e quasi l’unione del faraone con l’elemento solare; inoltre il suffisso Ra (“Il dio Sole”) appare in tutti i nomi dei sovrani di questa epoca; insomma i faraoni di Abusir avevano la funzione di rappresentare il dio creatore (Ra), oltre che, come già sovrani precedenti, il dio della resurrezione (Osiride). Una caratteristica delle piramidi di Abusir sono le loro dimensioni ridotte: si rimane quasi delusi se le si paragona a quelle di Gizah e a quella di Saqqara; la spiegazione per gli esperti risiede nella diminuzione del potere economico e politico dei faraoni rispetto alla cerchia dei nobili di cui si circondavano. Inoltre fu quello un periodo di relativa crisi, che spingeva a diminuire le spese per i lavori pubblici; ci fu poi anche un motivo religioso: si voleva dare più spazio al tempio per il culto funerario annesso alla piramide che non alla sepoltura stessa: e questo atteggiamento si mantenne nei secoli fino a tutto il Nuovo Regno.
Ma la recente scoperta dell’imponente tomba di Iufaa insinua nuovi dubbi; mostra cioè che in periodi più recenti proprio nella stessa area le sepolture, anche di semplici dignitari, tornavano ad essere imponenti e venivano realizzate con tutte le cure necessarie: era un modo per ricordare e per cercare di non far rimpiangere la fama dei grandi sovrani del passato.

Aristide Malnati