
Immersi
nel chiasso assordante di stampa, radio e televisioni che si sono sbizzarrite,
senza esclusione di colpi, sulla liceità della candidatura alla guida del
Governo di un soggetto che oltre ad essere membro del Parlamento della Repubblica
italiana e membro del Parlamento Europeo è anche un noto imprenditore, cerchiamo
di capire dove possono nascondersi i gravi problemi che giornalisti, italiani
e non, paventano ogni giorno per il cittadino italiano.
Certo i censori che da mesi vanno predicando sul conflitto di interessi sono
per lo più soggetti in capo ai quali si concentrano tante di quelle cariche
e tanti di quegli interessi che è materialmente impossibile cercare di capire
dove termina l’interesse del singolo ed inizia l’interesse generale.
Parlamentari,
membri di decine di Commissioni, giornalisti che scrivono in contemporanea
su decine di testate, Consiglieri di Amministrazione di Enti e Società varie
che saltellano continuamente da un impegno all’altro, talvolta distanti migliaia
di chilometri, con un presenzialismo che sembrerebbe consentito solo a loro,
specie se a premere il pulsante del voto in Parlamento spesso si vedono dei
veri e propri pianisti che suonano a quattro mani.
Maestri eccelsi nei “pluri” incarichi personali, sono solo bravi a legiferare
su quelli degli altri.
Quello che sta succedendo in sede politica per il candidato premier, i medici
italiani l’hanno sperimentato ampiamente in prima persona. Limitazioni e incompatibilità
sono state sfornate in continuazione per i medici italiani con Leggi ad hoc
che sono sempre state precedute da infamanti campagne di stampa con gran suono
di grancassa su casi limite, allo scopo di imporre impedimenti innaturali
a medici che svolgevano la propria opera con diligenza e coscienza.
La voglia di statalizzazione della medicina in Italia imponeva delle regole
aberranti, importate dai medici scalzi della Cina, per cui a un illustre professionista
italiano, rinominato per l’occasione “Barone” , veniva inibita la libera professione,
al di fuori dell’orario della propria attività ospedaliera, perché confliggeva
con gli interessi dell’Ospedale di riferimento. Si veniva così a creare il
caso per cui a un medico pittore era consentito dipingere, a un medico giornalista
era consentito scrivere, a un medico politico era consentito fare politica,
ma a un medico che fuori dell’orario di servizio volesse fare l’unica cosa
che sapesse veramente fare, ossia il medico, veniva imposto il divieto dell’esercizio
della professione.
Tutto in nome del conflitto di interessi. Divisione netta non solo tra attività
pubblica e attività privata, ma anche tra le varie branche della stessa attività
pubblica. Per cui un chirurgo ospedaliero non può svolgere attività ambulatoriale
in un Centro poliambulatoriale, dove devono operare solo chirurghi che non
prestano la loro attività in un Centro Ospedaliero. In compenso si sta cercando
di privilegiare l’esercizio dell’attività di medicina generale attraverso
delle Cooperative. Evidentemente nelle Cooperative non c’è conflitto di interessi,
anche perché obbediscono ad un’altro concetto che oggi va tanto di moda, e
che si chiama “non profit”. Come se un certo numero di medici si potessero
consorziare in una Cooperativa senza alcun particolare interesse economico.
Certo il principio che deve essere alla base della medicina non può essere
sicuramente il profitto. Una professione mirata solo ad alleviare le sofferenze
umane necessita di uno spirito di altruismo la cui mancanza snaturerebbe lo
svolgimento della propria attività medica.
Ma proprio per questo motivo, da sempre, nel mondo, il medico opera in un
sistema di vasi comunicanti che consente a chiunque di poter usufruire dell’opera
del professionista che ritiene giusto consultare, indipendentemente dal fatto
che operi in Università, in Ospedale, in un Istituto specializzato, in un
Centro Oncologico in Italia o fuori dall’Italia, in Europa o fuori dell’Europa
senza incompatibilità e limitazioni nazionali ed extra-nazionali.

