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Molto probabilmente quando questo numero della rivista sarà distribuito, saranno già noti i nomi dei componenti la squadra di governo che dovrà, secondo le promesse, riformare le regole in Italia.
Fra questi vi sarà ovviamente anche il prossimo titolare della Sanità. Chiunque egli sia, a nostro avviso e per esperienza, per incidere e realizzare un cambiamento effettivo, quanto indispensabile, dovrebbe come primo provvedimento modificare le procedure in atto nei concorsi, in modo tale da riportare quel tanto di etica, professionalità e credibilità che l'importanza del settore richiede. Indire concorsi con i posti assegnati, a priori, a determinati candidati non solo è illegale ma è anche immorale sia nei confronti degli altri partecipanti, sia per i concorsi stessi, che, in questo modo, sono dequalificati e perdono ogni valore, così come le istituzioni perdono quel poco di credibilità rimasta.
Questo modo di procedere compromette l'immagine dei vincitori, sospettati di aver ottenuto il posto attraverso dei brogli, anche quando questo non è, e contestualmente danneggia l'immagine degli esclusi.
Tutto infine viene giustificato, dai perbenisti, con la solita frase “è sempre stato così, lo fanno tutti”; gli stessi che si scandalizzano quando si parla di mafia e dimenticano che il silenzio anche in questi casi si chiama “omertà”. Detto questo, se si ritiene più valido il sistema della selezione diretta, da parte del primario o chi per lui, ben venga, sia ufficializzata e utilizzata questa prassi; si eviterebbe l'ipocrisia della recita da sostenere in sede d'esame e le spese inutili per i candidati, i quali sono inconsapevoli di essere già perdenti e devono subire comunque il disagio psicologico per non aver superato l'esame, cosa che per alcuni può essere frustrante e pregiudizievole della propria carriera.
Così facendo si fa chiarezza, non solo, ma il primario, o chi per esso, che ha effettuato la scelta diventa direttamente responsabile dell'operato del prescelto. Egregio ministro senza nome, questo è il punto di partenza per avviare un'effettiva moralizzazione della sanità italiana e su questo punto continueremo ad evidenziare tutte le lacune.
Una recente inchiesta sull'audience televisiva ha documentato che le notizie che ottengono il maggiore share sono quelle che riguardano la medicina. Forse, e non forse, tale attenzione nei confronti della sanità è dovuta al fatto che prima o poi ci si trova tutti a doversi scontrare con le strutture e con la burocrazia per problemi di salute, spesso irrisolti.
Forse per questa continua presenza sui media, nel nuovo parlamento i laureati in medicina hanno superato numericamente quelli in legge, che detenevano in precedenza questo primato.
Come si usa dire oggi la medicina e i medici sono “trendy”.
Certo una curiosità nasce spontanea: come mai tanti dottori si dedicano alla politica? Se voi lo sapete, aiutateci a capire!
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