MAGGIO 1999

                  

 

                                                                                                                                                    Da una collaborazione con "Società Quotate"

Gruppo Editoriale L'Espresso

Più pubblicità con meno "copie"

 

Il confronto in termini omogenei con il '97 evidenzia una contrazione dei ricavi per £. mil. 25.322 pari al 6,50 % cui si contrappongono maggiori introiti dal collocamento di spazi pubblicitari per £. mil. 57.000 pari al 13% c.ca. Il totale dei "ricavi" (comprensivo di più voci) migliora, rispetto al '97 di £. mil. 33.000 (più 3,97%). Un risultato che certo non soddisfa quanti attendevano dal Gruppo un consuntivo più "brillante". Non ha retto la tiratura del settimanale "l'Espresso", in flessione sia pure lieve rispetto al '97, e meno ancora ha retto la tiratura di "la Repubblica" (-6%). Le spiegazioni che forniscono gli amministratori non modificano i dati di consuntivo che sono poi quelli che contano. Nel '98 non sono mancate acquisizioni di rilievo, quali il controllo delle testate "Il Piccolo" di Trieste e "Messaggero Veneto" di Udine, per 125 mld. Nel settore radio è entrata nel Gruppo la società editrice di Italia Radio, portando così a tre il numero delle concessioni radiofoniche in ambito nazionale: Radio Deejay, Radio Capital ed il neo acquisto Italia Radio. Le tre emittenti sono state concentrate in una Elemedia S.p.A., società di nuova costituzione. Nel Gruppo, sembra di notare la mancanza di una visione che riconduca ad unità. L'attività editoriale si articola in iniziativa autonome, con il "Centro", attento a cogliere le opportunità offerte dal mercato per occupare altri spazi "territoriali" anche quando non presentano soddisfacenti margini di redditività. L'attività promozionale si articola con l'offerta di cassette, cd, piante stradali, ecc., con cui si tende a "catturare" lettori occasionali, che puntualmente si perdono con il cessare delle promozioni. Se è vero che questo è ciò che fa la concorrenza ma, non è detto che "mal comune" sia "mezzo gaudio". Il ROE è cresciuto dal 7,6% al 9,3% livello quindi ancora non soddisfacente. Il ROE sottolinea l'esigenza di proseguire nei progetti di ristrutturazione, ma soprattutto di rendere più redditizia l'attività editoriale uscendo dalle schematizzazioni di tipo tradizionale. Marco Marcello - Consigliere Delegato - a chi gli ha fatto notare che la redditività è bassa, ha dichiarato che: se un ROE inferiore al 10% fosse stato insoddisfacente gli azionisti avrebbero dovuto vendere le proprie azioni! Forse Marco Marcello dovrebbe ricordare che nell'aprile '99 gli azionisti iscritti al libro soci erano oltre 1.600, ed in questi giorni sono meno di 700 ! Nel '94 gli azionisti dell'Espresso erano 1.744 e quelli di "La Repubblica" 1.823. Oggi, dopo 5 anni, il numero si è dunque ridotto ad un sesto. Marco Marcello è, forse, troppo preso dalla "quotidianità" per interessarsi del "gradimento" degli azionisti di minoranza. Gli basta evidentemente l'approvazione di quelli di maggioranza ossia di Carlo Caracciolo e Carlo De Benedetti. L'"Ingegnere" però si "limita" ad essere uno dei 16 amministratori che compongono il Consiglio di Amministrazione. Nel Comitato esecutivo siedono il figlio Rodolfo e Franco Girard di recente dimessosi dal Consiglio della Olivetti per gli oneri che gli derivano dall'onnipresenza nelle Società di De Benedetti. Altro pluripresente nel Gruppo (e quindi nell'Espresso) è l'avv. Vittorio Ripa di Meana che beneficia - come è giusto - di adeguati compensi per l'attività professionale che vi svolge. All'assemblea del 22 hanno partecipato 7 (sette) azionisti: mancavano, fra gli amministratori i De Benedetti (padre e figlio) e Girard. Una assenza che non può essere priva di motivazione. In assemblea se mancavano i De Benedetti, mancavano però del tutto rappresentanti delle società controllate editrici delle testate locali: giornalisti, azionisti, dirigenti. Carlo Caracciolo ha spiegato che trovava queste assenze del tutto normali. Cos'altro avrebbe potuto dire ? Che le assenze dei "padroni" e dei "controllati" erano indice di un "sostanziale" distacco ? La rappresentazione di un rapporto meramente economico privo di "spirito" di Gruppo ? L'ufficio stampa dell'Editoriale il giorno successivo dell'assemblea dovrebbe raccogliere le "recensioni" sulle 19 testate del Gruppo e le sottoporle a Carlo Caracciolo e Marco Marcello: forse avrebbero di che riflettere !
 

GIM S.p.A.

I piatti di carta

 

Le Società quotate hanno "scoperto" le conferenze stampa, le "presentazioni "agli analisti. Anche gli Amministratori noti per essere "negati" ai rapporti con la "comunicazione" si sono resi conto che dovevano "mostrarsi" ed affrontare l'"esterno" al loro "conclave". Luigi Orlando - Presidente della GIM ab immemorabile - era uno dei personaggi più "riservati". Lo era come componente influente ed ascoltato nei consigli di amministrazione che facevano capo al cosiddetto "salotto buono della finanza", lo era dirigendo le assemblee del "Gruppo Orlando". I tempi sono cambiati ( ed era ora che lo fossero ! ) per cui Luigi Orlando e l'Amministratore Delegato Giorgio Cefis hanno convocato la stampa per dichiarare, come ha scritto Sergio Bocconi sul " Corsera" "in un clima di << missione compiuta >> abbiamo eliminato la zavorra dell'indebitamento. Il Gruppo ha concluso la ristrutturazione, raggiunto un traguardo, ora può ripartire". Queste dichiarazioni - il giorno successivo al loro rilascio - hanno riempito i titoli sulla GIM nelle pagine economiche dei quotidiani . Ma ……è proprio così? Più che alle "dichiarazioni" infatti l'analisi di una gestione deve attenersi alle risultanze del Conto Economico e dello Stato Patrimoniale. Per quanto riguarda l'indebitamento il bilancio consolidato evidenzia che le "immobilizzazioni" assommano a L 1.356,7 mld, il "Capitale Investito" a L 1.810,0 mld - e che la copertura deriva dal "Patrimonio netto" per 348,2 mld dal "Patrimonio di terzi" per L.667,8 mld , e da "Indebitamento finanziario" per L. 794 mld. Ritenere dunque il problema "risolto" è una interpretazione quanto meno "soggettiva" ed "ottimistica". Il dato di fatto è, dunque, che dopo aver venduto tutto il vendibile ( per la verità è ancora sul mercato, ma non ha trovato l'amatore, la sede storica di via Borgo Pinti ) l'indebitamento è stato soltanto dimezzato. Carlo Cefis - come prova di efficienza - ha adottato una politica di contenimento dei costi che sfiora il ridicolo quando - ad esempio - ha fatto pubblicare l'avviso di convocazione dell'assemblea su un quotidiano con tiratura regionale e con caratteri microscopici per risparmiare. Carlo Cefis incassa come compensi dal Gruppo Orlando un miliardo e 367 milioni. Forse un altro al suo posto avrebbe rinunciato ad una piccola manciata di milioni ( una decina ? ) ma avrebbe evitato una scelta che non contribuisce certo a salvaguardare l'immagine di quel "blasone" che una volta caratterizzava il Gruppo Orlando, dalla sede in un palazzo storico, al riconosciuto prestigio di una dinastia industriale giunta alla sesta generazione. Ricorrere al microscopico risparmio in una comunicazione ai propri azionisti per l'assemblea di bilancio, è come dare l'immagine di una società che si è ridotta ai piatti di carta per evitare la spesa del detersivo: una scelta penalizzante per il Gruppo e non confacente ad un Amministratore Delegato pagato ben oltre un miliardo. Contenere i costi è una politica certo saggia se inizia dal vertice e poi si articola con un giusto equilibrio. Comunque, per tornare ai numeri, il ROE della "gestione risanata" è inferiore al 4% . Soltanto Giorgio Cefis può definire una "Holding di partecipazioni" industriali "risanata" con questo livello di redditività. La GIM ha presentato il consuntivo 1998 inneggiando all'incremento dell'utile passato da 2.047 mld del 97 a 12.838 mld del 98. Leggendo però bene i "conti" si rileva che a questo utile hanno concorso "plusvalenze" sulla vendita di titoli in portafoglio per L. 7.653 mld ( + 4,937 rispetto al 97 ) Si rileva anche che la GIM con un organico composto da 1 ( uno ) dirigente e 3 ( tre ) impiegati, si fa pagare dalle società controllate 4.831 milioni ( + 800 milioni rispetto al 97 ) per "prestazioni di assistenza in materia finanziaria, fiscale, assicurativa". Dalla Europa Metalli SpA nel 98 ha incassato 2.700 milioni mentre i recuperi dalla SMI SpA alla Parva SpA oscillano dai 100 ai 500 milioni. Un addebito sconcertante tanto più che anche Giorgio Cefis riceve lauti compensi dalle controllate. In conclusione il bilancio GIM del 98 indica soltanto che il cammino è ancora lungo; che malgrado tutte le vendite, l'indebitamento è su livelli notevoli e che nel Consolidato un organico di 8.321 unità ha prodotto un fatturato di 3.764 mld con un utile di 42 mld. Per risanare il Gruppo dall'indebitamento ed incrementare la redditività evidentemente non bastano "i piatti di carta".

 

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