
Di Ombretta Colli molti conoscono i trascorsi artistici, ma forse non tutti sanno della sua attività politica, che pure svolge, da qualche anno, in modo pieno e convinto. Non si tratta, per intenderci, di quei perso
naggi del mondo dello spettacolo arruolati dai partiti per motivi “di immagine”. Tutt’altro. Dapprima vi fu la candi datura, e la successiva elezione, al parlamento europeo, nei ranghi di Forza Italia e, succes sivamente, con l’elezione a Milano del sindaco Albertini, la nomina ad assessore ai servizi so ciali, una responsabilità importante, e onerosa, per chi ha il compito di am ministrare la metropoli lombarda, ricca di fermenti ma anche di disagi e males seri. Abbiamo incontrato l’as sessore Colli nel suo ufficio di Largo Treves, per parlare della sua “vocazione” politica, dei progetti del suo assessorato, di politica nazionale ed europea. Assessore, come è maturata la svolta che l’ha condotta a svolgere in prima persona attività politica?
Devo precisare che io non mai militato in nessuna formazione politica, né ho mai avuto tessere di partito. La mia scelta ha avuto origine da un malcontento che mi accomunava a moltissimi altri cittadini italiani. Io ritengo che il nostro sia un paese stagnante, al di sotto delle sue possibilità e che ci sia una parola d’ordine generale riassumibile nella frase “non si fa niente”. Per carità, fare è molto difficile, in quanto il diritto amministrativo pubblico in Italia è complicatissimo e articolato in modo da porre continui ostacoli, lacci e laccioli. Tuttavia quando c’è la determinazione e il desiderio di cambiare si può cambiare...E invece?
E invece si continua a seguire sentieri sempre più perigliosi, tortuosi. La riforma Bassanini, ad esempio, incoraggia solo le burocrazie: lo stato si vuole ancora occupare di tutto e questo non produce né servizi né opportunità, ma soltanto una gran mole di carta. Non voglio respingere in toto la normativa Bassanini - sarebbe riduttivo - ma la parte finalizzata a potenziare le burocrazie mi trova del tutto contraria.”In effetti solo chi ha un contatto quotidiano con la pubblica amministrazione può avere un criterio di valutazione chiaro..
.Nel caso del mio assessorato anche l’utente può averlo, nel senso che questo è un assessorato molto diretto. Se una persona con un figlio handicappato si rivolge a noi, non possiamo rispondergli mostrandogli delle carte, dobbiamo dare al ragazzo la possibilità di vivere una vita meno disagiata, attraverso le iniziative che noi abbiamo intrapreso nel campo specifico. E’ evidente che la burocrazia non fa che ledere gli interessi del cittadino. Il cittadino ha un problema qui e ora, e noi dobbiamo porvi rimedio qui e ora... L’assessore si infervora, quando sottolinea l’urgenza dei prov
vedimenti che si trova a gestire, ma noi le facciamo fare un passo indietro. Durante la sua attività di parlamentare europeo, lei ha avuto l’impressione che il suo impegno si tramutasse poi in qualcosa di concreto o si è trattato di un’esperienza inter locutoria?
Io al parlamento europeo ero vice presidente della Commissione Affari Sociali e, in ogni caso bisogna tener conto del fatto che il 40% delle leggi italiane sono un’emanazione delle direttive europee. Inoltre questo impegno di tre anni in Europa è da considerarsi la chiave di questo assessorato.
Ne è stato una logica conse guenza...
Esatto. va poi ricordato che, a livello europeo, esistono molti finanziamenti a cuinon accediamo, un po’ per ignoranza (del fatto che essi sono disponibili), un po’ perché la stessa burocrazia europea è ben ingrovigliata, senza contare la questione dei partners europei.
Quindi l’esperienza di parla mentare europea l’ha agevolata nella funzione di assessore.
Infatti. Noi abbiamo avuto parecchi finanziamenti europei legati al nostro specifico ambito di intervento. Alcuni di questi finanziamenti sono stati finalizzati a ristrutturare, a Milano, tre case di ringhiera, che sono diventate centri per anziani, sanitari e as sistenziali, centri Alzheimer, e così via... Abbiamo riqualificato la zona, prima meta di spacciatori notturni, e al contempo favorito l’occupazione. Creare del lavoro non guasta mai, di questi tempi.
Da dove nasce, in una persona che non aveva mai avuto tessere di partito, la scelta per Forza Italia?
E’ stata una scelta liberista. Io credo molto nell’individuo, nella possibilità di dare alle persone la voglia di inventare. Noi italiani, presi individualmente e non come massa, siamo persone straordinarie. Nella storia degli ultimi duemila anni gli italiani sono sempre stati protagonisti, a partire dall’antica Roma per arrivare a Marconi e Meucci, che con le loro invenzioni nel campo della comunicazione, hanno aperto la strada al terzo millennio. Speriamo che anche nei prossimi anni il cittadino italiano - anche se schiacciato dalla burocrazia e dallo stato centralista - sappia distinguersi e dare una svolta, con le sue scoperte, al nuovo secolo.
Facciamo un bilancio, a metà del cammino, della giunta Albertini e del suo assessorato in particolare.
Senza dubbio la giunta Albertini ha dato una bella “svecchiata”, anche se due anni per una nuova gestione, pubblica o privata che sia, sono pochi. Non si possono fare miracoli, ma qualche “miracolino” l’abbiamo pur fatto, con la riorganizzazione della macchina comunale, con la vendita del 49% dell’AEM, con il regolamento urbanistico, che questa città non aveva da anni. Poi ci sono i mega progetti, come il cablaggio della città, che necessitano di tempi lunghi. In ogni caso posso garantire che questa è una giunta che lavora molto e che è composta da amministratori ac comunati da un vero amore per la propria città. Il sindaco, da parte sua, proviene dalla gestione aziendale e si muove con la voglia di fare tipica di un privato.”
Talvolta i mass media parlano di conflitti anche all’interno della stessa maggioranza. Polemiche strumentali o qualcosa di vero c’é?
Credo si tratti, per lo più, di strumentalizzazioni, anche se è evidente che certe decisioni, anche importanti, vanno prese pur sapendo che non trovano il consenso di tutto il consiglio comunale. Posso testimoniare che quando la giunta va in consiglio comunale, non ha problemi con la sua maggioranza. E’ successo all’inizio in merito alla questione di Piazza Vetra e alla sua eventuale recinzione, sulla quale recentemente è intervenuto anche il ministro Melandri, per opporsi al prov vedimento. Il ministro dimentica che i cittadini della zona hanno case svalutate e un costante senso di insicurezza quando si tratta di uscire la sera. Comunque sia, il bilancio della giunta Albertini è finora positivo.
Un progetto che il suo as sessorato vorrebbe realizzare entro la fine del quadriennio amministrativo.
In questo momento ci sono 23 cantieri per ristrutturare le nostre tre grandi case di riposo, creando anche degli spazi che fino a qualche anno fa non erano necessari; sto parlando del diffondersi del morbo di Alzheimer, che, come tutti sappiamo, è una patologia che ha delle conseguenze molto gravi sulle famiglie. Il nostro scopo è proprio quello di alleviare la condizione delle famiglie e mi riferisco anche agli handicappati, la cui vita media si è progressivamente al lungata. Ma c’è anche una serie di iniziative più “leggere”, ad esempio le olimpiadi per disabili, che ospitiamo a maggio, per il secondo anno conse cutivo. Lo sport, secondo me, dà al disabile una marcia in più, costituisce un impegno nel quale egli trova una realizzazione. Parlando di un assessorato come il suo, guidato da una donna, che, anche come artista, era impegnata nel sociale, viene spontaneo parlare di pari opportunità. C’è un ministero che se ne occupa a livello nazionale, ma quale è la sua opinione sulla questione, in generale?
Trovo che questo discorso sia un po’ seccante, nel senso che io ho preso le difese della donna quando c’era un diritto di famiglia assolutamente “pittoresco”. Ma oggi il discorso è culturale; se un figlio si abitua a vedere entrambi i genitori assumere posizioni di responsabilità, non ci si accorgerà più delle differenze di sesso. Quello che conta è la professionalità. Ben vengano comunque le commissioni pari opportunità, a patto che non sia soltanto un fatto dialettico, che finisce con l’irritare gli uomini, stanchi di sentire rivendicazioni di parità da parte del sesso femminile. Lei crede che, almeno a Milano, questo sia un problema superato?
Per quel che mi risulta direi proprio di sì, non mi sembra che vi siano preclusioni di nessun genere verso le donne, come dimostra, tra l’altro la composizione del mio assessorato. Un altro discorso è quello che riguarda, per la donna, la scelta di far carriera - e oggi lavorare per le donne è indispensabile - che spesso coincide con una rinuncia in ambito familiare. Per questo il discorso è culturale, poiché non si chiede mai agli uomini di contribuire in modo attivo alla “gestione” familiare.
Nella giunta Albertini vi è un’ampia rappresentanza di persone che provengono dal privato e non hanno fatto politica in precedenza. Cosa ne pensano del parla mento nazionale, dell’attività che si svolge a Roma?
Al di là degli schieramenti politici e dell’attività legislativa che naturalmente è importante, per il resto l’amministratore locale non è legato ai consueti atteggiamenti politici, alla tattiche che ben conosciamo. Come già detto il rapporto con il cittadino è molto più stretto e diretto. In ogni caso ritengo incivile che il nostro paese abbia un governo frutto di uno spostamento di poltrone a Monte citorio: è una presa in giro nei confronti dell’elettore. Cosa ne pensa della questione sicurezza a Milano?
E’ facile dire, dall’alto, che la città è sicura. Non è vero! Sarà sicura per chi viaggia con le scorte. Lo è di meno per la ragazza che torna a casa, dopo le 9 e mezza di sera, in metropolitana o percorre un tratto di strada isolato.
Lei si ricandida per il parlamento europeo. Ciò significa un’immutata fiducia verso il progetto dell’Unione. Quali sono le prospettive?
L’importante è che non sia l’Europa dei banchieri o della moneta, ma un’Unione politica e culturale. In caso contrario il progetto, che pure è grande, non avrà futuro. Ad esempio, non ha senso che gli altri paesi dell’Unione non ci aiutino a fronteggiare i continui sbarchi clandestini sulle nostre coste. E’ altrettanto vero che vi sono delle carenze anche da parte del nostro governo, anzi io ritengo che il governo delle sinistre abbia tutto l’interesse a far entrare il numero maggiore di extracomunitari per poi, un giorno, fare leva su di essi in termini elettorali. Urge invece una nuova legge sull’immigrazione, per evitare che quella italiana diventi, nei prossimi dieci anni, una polveriera. Tutto questo mentre D’Alema e la Jervolino tendono sempre a sdrammatizzare, promet tendo finanzia menti che, suddivisi per singolo extracomunitario, si rivelano irrisori
Per chiudere, un sogno da realizzare attraverso il suo assessorato.
Mi piacerebbe creare una “cittadella dell’anziano”, come ce ne sono a Lione, e poi un progetto che ho in cantiere per aiutare le giovani coppie che si vogliono sposare, ma sono frenate dai problemi economici. Se noi riuscissimo a dare un incentivo per due anni, finché la nuova famiglia si stabilizza un po’, faremmo un grande passo avanti.
Un progetto ambizioso, finanze permettendo...
Cominceremo con quello che ab biamo. Finisce così l’intervista ad una donna assessore, che conserva tuttavia quella creatività, quell’entusiasmo che è tipico degli artisti. Auguriamo ad Ombretta Colli - e ai cittadini milanesi - di ottenere, anche nella sua nuova attività, quello che ha ottenuto da artista.
G. T.
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