MAGGIO 1999
                                                

 

Fra tante notizie di avvenimenti cruenti, vissuti da popolazioni intere, sradicate dal proprio habitat e spesso sottoposte a torture inaudite, questo mese ci ha portato anche un motivo di speranza. La beatificazione di Padre Pio da Pietralcina non è stata fine a se stessa.
La folla immensa che l'avvenimento ha convogliato nella piazza romana è la più chiara dimostrazione che per fare grandi cose non occorre avere grande potere ma tanti poteri generati solo dalla fede, una fede appunto grande che non può essere bloccata dalle meschinerie e dalle piccole lotte terrene.
La vita di Padre Pio è un esempio per tutti, per i cattolici e per chi non lo è, è la dimostrazione che si può fare tanto anche se si trascorre la vita in un piccolo convento sperduto su di un roccioso promontorio, difficile da raggiungere.
La fede vera non ha nessun limite, neppure quelli che la miseria dell'umanità ritiene invalicabili. Ho avuto la fortuna di incontrare Padre Pio alcune volte, ho assistito alla celebrazione della santa Messa anche in privato; sono esperienze indimenticabili, che segnano la vita per sempre, indimenticabile il suo profumo, la sua bonaria rudezza, che ti sferzava dentro ma ti aiutava a crescere .
Per questo la sua beatificazione è stata fonte di gioia e, attraverso il ricordo delle sue parole e dei suoi silenzi, un ulteriore richiamo a quei valori che l'essere cattolici impone. La presenza alla cerimonia di personaggi politici dichiaratamente atei è stata una presenza formale, utilizzata magari per acquisire più popolarità, tuttavia può farci sperare in meglio. Chissà, le vie del Signore sono infinite, anche quella di Damasco lo fu.

 

 

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