| MAGGIO 1999 |

Analizzando la situazione della telemedicina in Italia, si ricava che l'università di Roma è la prima a creare un comitato interessato all'argomento, nel 1976. Nello stesso periodo, la Fondazione Marconi e l'università di Bologna arrivano a realizzare un prototipo di rilevamento di elettrocardiografia (Ecg)
su un paziente senza il concorso del medico. Sempre nel '76 il Cselt (Centro studi e laboratori telecomunicazioni) inizia una ricerca sul tipo di trasmissioni necessarie ai centri di pronto soccorso, realizzando, poi, una serie di servizi sperimentali in accordo con la Sip (vedi “Leadership Medica , nn. 1/85 e 7/86). Altri progetti sono, in seguito, stati avviati dall'azienda telefonica insieme al Cnr, a cliniche universitarie, a istituti privati, al Cirm, al ministero della sanità e ad alcune regioni e Usl. Nel 1983, viene varato un programma nazionale di ricerca per la telemedicina volto a migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria in Italia riducendo, al contempo, i costi pubblici e privati. Ma il piano è abbandonato per mancanza di fondi: non vengono stanziati, infatti, i finanziamenti statali previsti. Due anni dopo, nasce un importante progetto di teleconsulto ospedaliero, accolto dal ministero della sanità e chiamato Telecos. Viene, in seguito, messo in opera con la collaborazione di Sip e di alcune strutture ospedaliere e permette il collegamento di
venti centri (sette dei quali specializzati) di tre regioni italiane. Tutti sono attrezzati con apparecchiature standard attraverso le quali è possibile comunicare e consultarsi. L'esperimento, che dura dal maggio 1987 all'aprile 1989, coinvolge in un primo tempo solo oncologia, ortopedia, radiologia e nefrologia ma poi si estende a tutte le altre specializzazioni. Nel 1990, il ministero dell'università e della ricerca scientifica costituisce un comitato nazionale per la telemedicina e (con un finanziamento previsto di circa 100 miliardi) introduce un nuovo programma nazionale per il settore. Il piano è realizzato con l'intento di mettere a punto alcuni interventi prioritari e di creare le premesse per favorire la crescita di competenze scientifiche e produttive. Ci si pone l'obiettivo di riorganizzare il sistema sanitario rendendolo più efficiente. Con questo scopo sono individuate tre aree di intervento: quella gestionale, quella sanitaria e quella sociale. La prima è concepita per affrontare le problematiche connesse alla gestione delle strutture
ospedaliere (anche dal punto di vista logistico e amministrativo) e per favorire la diffusione delle conoscenze sanitarie tra il personale medico non specialistico e la popolazione. La seconda area di intervento prende in considerazione i processi diagnostici e terapeutici. Vengono, infatti, individuati alcuni settori particolarmente indicati per lo sviluppo e la sperimentazione di sistemi telematici da utilizzare sia all'interno di strutture ospedaliere sia per i servizi di monitoraggio sul territorio e la terapia extraospedaliera. Per quanto concerne le prime, la scelta è orientata principalmente verso i reparti di cardiologia e i servizi che richiedono immagini. Per i secondi si è rivolta l'attenzione ai pazienti ad alto rischio che è possibile monitorare nelle loro abitazioni (per esempio i cardiopatici) e ai sistemi di controllo delle terapie domiciliari (nel campo della dialisi, della medicina perinatale e dell'oncologia). L'ultima area d'intervento, quella sociale, mira a realizzare dei sistemi telematici in grado di favorire l'integrazione dei disabili nella collettività. Un'attenzione particolare è prestata al comparto degli ausili alla comunicazione indirizzata a soggetti affetti da disabilità sensoriali e motorie (audiolesi profondi, persone con gravi handicap motori o di parola, non vedenti). Per l'emergenza viene, inoltre, avviato un particolare progetto, sostenuto da un decreto legge del ministero della sanità, che porterà all'attivazione del numero «118». Al di là del programma nazionale sulla telemedicina, comunque, dagli anni '80 in poi, a gestire l'informatizzazione delle Usl sono le Regioni che possono, in questo modo, avere strumenti per il controllo del sistema sanitario. In Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte, per esempio, viene incentivata l'adozione di soluzioni predisposte da società regionali di informatica. In Liguria si procede alla costituzione di Usl-polo
per le principali procedure. In Emilia Romagna si crea, invece, un coordinamento attraverso l'imposizione di standard e di specifiche funzionali. Alcune sperimentazioni locali relative all'introduzione di innovazioni tecnologiche presso le Usl sono avviate, inoltre, dal ministero della sanità. Fino al 1993, comunque, l'informatizzazione delle unità sanitarie locali è per lo più limitata ad applicazioni che interessano limitatamente la sfera gestionale (procedure di bilancio, personale, delibere) e non sono utilizzate come veri strumenti di governo. La diversità dei processi informativi messi in atto dalle varie regioni contribuisce, in questo periodo, a creare notevoli disomogeneità anche nelle stesse aree. Si trovano, quindi, reparti dove vengono usate apparecchiature avanzate e realtà dove l'informatica non esiste affatto. La legge di riforma 502/93 che ha cambiato le Usl in Asl (Aziende sanitarie locali) e gli ospedali in Ao (Aziende ospedaliere, che spesso raggruppano più strutture nello stesso ambito territoriale), oggi permette di migliorare l'informatizzazione del sistema sanitario nazionale. Sono, però, ancora pochi in Italia gli ospedali che dispongono di un sistema integrato di servizi in rete. Molte aziende, in ogni caso, stanno sviluppando tecnologie legate alla telemedicina. E questo si deve anche al fatto che la trasformazione imposta dalla 503 costringerà i manager e i consigli di amministrazione di Asl e Ao a scegliere soluzioni informatiche per contenere i costi e ottimizzare la gestione delle proprie strutture. La diffusione per nulla omogenea dei servizi telematici sanitari non ha impedito che alcuni tipi di applicazioni, legate in primo luogo al telesoccorso, abbiano trovato larga diffusione in Italia. Le esperienze e le tecnologie che hanno registrato un maggior successo nel nostro paese sono quelle relative alla telecardiologia, alla teleradiologia, alla diabetologia, alla spirometria transtelefonica, alla telepatologia, alla teledialisi, al monitoraggio della ossigenoterapia domiciliare, all'emergenza, al monitoraggio domiciliare della gravidanza a rischio e agli apparati multifunzionali (Ecg, spirometria, ossimetria). Nei prossimi cinque anni, inoltre, è prevedibile lo sviluppo di ulteriori applicazioni. Ad esempio la teleistopatologia, la teledermatologia, il telemonitoraggio domiciliare e territoriale, l'educazione medica continuativa. Saranno probabilmente realizzate cartelle cliniche computerizzate per il paziente, reti amministrative e reti radiologiche integrate con i dispositivi
presenti nei dipartimenti di radiologia dermatologia e patologia. Fino ad oggi, in ogni caso, la branca della telemedicina più utilizzata a livello nazionale è sicuramente quella della telecardiologia, basata sulla trasmissione a distanza del segnale elettrocardiografico attraverso la linea telefonica. Per quanto riguarda gli organismi nati con lo scopo di occuparsi della telematica sanitaria, l'Aiim (Associazione italiana informatica medica) è stata una delle prime strutture medico-universitarie ad occuparsi di definire alcune linee guida della telemedicina. E' composta da un pool di medici, tecnici e ingegneri. Nel 1998 è nata Assites (Associazione Italiana Telemedicina e Telematica Sanitaria). Analizzando alcune valutazioni sul lavoro sostenuto da uno dei centri di ascolto telecardiologico emergono elementi interessanti che riportiamo anche nelle tabelle. I dati si riferiscono al periodo dal 3 aprile 1995 al 30 marzo 1999 e riguardano l'attività degli utenti che hanno usufruito del servizio di telecardiologia. L'analisi è stata condotta su un campione di oltre 2.000 medici di famiglia e fa riferimento a 28.117 pazienti (di cui 14.340 maschi e 13.377 femmine) con un'età media di 61 anni. Secondo quanto è emerso, su 30.300 Ecg refertati, il 60% (18.180) risultava normale; il 38% (11.514) presentava alterazioni elettrocardiografiche e in 606 casi (2%), 190 dei quali erano infarti in atto, si è reso necessario il ricovero. Tra le patologie riscontrate con maggior frequenza nel corso di questa esperienza troviamo alterazioni della morfologia (4.050), tachiaritmie (2.929) e disturbi della conduzione (2.055) [vedi grafico].
A cura di TIMED
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