| MAGGIO 1999 |
A partire dal 1875 Ibsen cercò di mettere a fuoco consuetudini della vita borghese a lui coeva e ne nacquero testi quali “Le colonne della società” (1899), “Casa di bambola“(1879), “Spettri” (1881) e “Un nemico del popolo” (1882). Sia “Casa di bombola”, sia “Spettri” trattano questioni inerenti il matrimonio, la sua presupposta inviolabilità ed inscindibilità. Il primo di questi due drammi venne proprio composto per far emergere il problema, sempre più sentito e sempre più comune, della parità tra coniugi all'interno del vincolo matrimoniale e del rispetto reciproco, che entrambi i sessi dovrebbero mantenere. Casa di bambola, per il tema particolarmente scottante e per la decisione presa alla fine dalla protagonista, fu considerato da alcuni critici filofemminile o femminista, perché proponeva non una subalternità del componente
considerato più debole, bensì una presa di coscienza della donna, che ormai esigeva una concreta uguaglianza basata anche sulla stima e sulla confidenza in una vita a due. “Casa di bambola” consta di tre atti e si incentra su un personaggio femminile, Nora, moglie dell'avvocato Helmer. Ella, anni prima, a causa di una seria malattia del marito, si era fatta prestare dei soldi da un certo Krogstad, in cambio di una cambiale, sulla quale, però, Nora aveva apposto una firma falsa. La donna, pur cercando di estinguere il debito, non vi riuscì definitivamente. Krogstad ha così in ogni momento in pugno Nora e, perciò, di volta in volta la ricatta. Quando Helmer, che in questo lasso di tempo è riuscito a fare carriera e sta per essere nominato direttore di banca, viene a conoscenza di tutto l'antefatto, reagisce nei confronti della moglie con parole di biasimo e rimprovero. Egli non aprrezza il gesto fatto per amor suo, ma si interessa unicamente del proprio buon nome e della stima, che deve mantenere all'interno della sfera di conoscenze, dimostrando un falso e meschino senso morale. Ciò allontana inevitabilmente i due coniugi e dipana il velo che Nora aveva sugli occhi. Ella si rende finalmente conto di quanto poco venga considerata dal marito e dal mondo maschile in genere. Pur rientrando in possesso della suddetta cambiale, Nora si ribella all'opprimente tutela dell'uomo, attua una rivoluzione inaspettata: se ne va definitivamente, lasciando il marito e i figli, per essere alla fine considerata donna e non una bambola vuota. Ella, infatti, trattata da sempre - sia dalla famiglia di origine, sia dal marito come una pupattola senza cervello - prende la decisione irrevocabile di abbandonare questo “ruolo sociale”, che subdolamente le avevano attribuito e che lei ignara aveva svolto nel migliore dei modi, ma che ora non le appartiene più, con la certezza di liberarsi e di diventare un essere del tutto autonomo. Il secondo dramma, che vede un'altra donna protagonista assoluta dell'azione, è Spettri. Anch'esso composto in tre atti, tratta la vicenda familiare di Elena Alving, analizzata durante e in seguito ad un evento occasionale: l'inaugurazione di un asilo fatto costruire in onore del marito di Elena. A questa cerimonia partecipano suo figlio Osvaldo, da breve ritornato da Parigi, e il pastore Mandess, da lei amato. Durante tale inaugurazione il figlio Osvaldo, stregato dalla vita brillante parigina, ne fa gran lodi, parlandone incantato anche con il pastore, che si scandalizza del fatto, mentre la madre non gli bada gran che, sicuramente memore di un matrimonio in cui la vita dissoluta del marito aveva duramente segnato la loro unione. Tuttavia, il figlio Osvaldo non ha mai saputo alcunché del fallimento del matrimonio della madre. Elena, infatti, durante il legame contratto davanti a Dio, aveva preferito rimanere fedele a quell'idea di inscindibilità del vincolo matrimoniale, piuttosto che romperlo di fronte a tutti. Purtroppo Osvaldo è minato da una malattia probabilmente venerea, che il padre gli ha trasmesso in eredità, e si teme che possa divenire pazzo in un futuro prossimo. Anche l'affetto dell'amata Regina viene a mancare al giovane: la madre non può che rivelargli che in realtà Regina è sua sorella. E l'incesto non deve essere perpetrato. Il dramma termina mentre Elena, che promette al figlio di procurargli il veleno eutanasico nel caso egli venga colto da follia, non può far altro che assistere, senza nulla poter fare, allo scatenarsi improvviso della pazzia del figlio. In “Spettri”, come in “Casa di bambola”, l'azione scenica è per lo più affidata al personaggio femminile: Elena e Nora, nella loro più ampie differenze caratteriali, si incontrano quasi sorelle nel pieno fallimento del loro progetto d'amore e del vincolo matrimoniale. Un testo assai vicino a “Spettri” è “Un nemico del popolo”, in cinque atti, che vede protagonista un medico e la propria deontologia professionale. Il dottor Stockmann, infatti, scopre che le acque delle terme, presso cui lavora, non sono batteriologicamente pure, bensì presentano microbi di una certa entità e quantità. Egli ha in animo di rivelare la propria scoperta a tutta la popolazione, ma è sconfitto nella sua azione di denuncia, in quanto interessi economici e politici non consentono assolutamente la crisi dell'ente termale. Stockmann, in conclusione, risulta battuto e infine giunge ad affermare che “l'uomo più potente del mondo è colui che rimane solo”, evidenziando uno stato di prostrazione notevole, psicologicamente vinto dagli interessi di lucro, nella realtà incatenato ed imbavagliato da una società, che bada più al denaro che alla salute comune. Anche nei successivi grandi drammi appartenenti alla piena maturità dell'autore, Ibsen metterà in primo piano una serie di eroi sconfitti all'interno di una società dove prevalgono sempre convenzione e ipocrisia. (continua)
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