MAGGIO 1999
  

 

 

La guerra del Kosovo, iniziata alle 20 di mercoledì 24 marzo, segnerà nella storia del nostro paese certamente una svolta. Edward Luttwak ha scritto: “la guerra della Nato nel Kosovo è il modo normale di combattere delle democrazie, con esitazioni politiche ed errori militari all'inizio, ma poi con progressione crescente verso il traguardo della vittoria.
Se è così, l'alleanza uscirà rafforzata da questa prova”. In questo conflitto stiamo assistendo a delle atrocità disumane contro gli albanesi: figli uccisi davanti alle madri, uomini bruciati, corpi mutilati. Le diplomazie internazionali non desistono dal cercare una formula che metta la parola fine a tante sofferenze. Nel frattempo alle frontiere del Kosovo premono centinaia di migliaia di deportati, che cercano almeno di salvare la vita, dopo aver perso tutto.
Lo sforzo umanitario è enorme e l'Italia è in prima linea per quel che riguarda la solidarietà, anche perché, in fondo, siamo i più coinvolti, avendo una posizione geografica per cui la guerra, possiamo dirlo, è alle porte di casa. Intanto si registra l'allargamento delle pretese di conquista di Milosevic, con la possibile estensione del conflitto anche al Montenegro, nel quale si fa sempre più grave lo spettro della guerra civile.
Nessuno parla dei contrasti tra polizia ed esercito: la prima è schierata con il presidente della Repubblica Djukanovic, a favore della neutralità, mentre Milosevic ha provveduto a sostituire il capo di stato maggiore dell'esercito - anch'egli schierato per la neutralità, con un suo fedelissimo. Quest'ultimo sta già reclutando, passando di porta in porta, tutti gli uomini montenegrini, i quali, in caso di rifiuto, vengono arruolati con la forza.
C'è da registrare una dichiarazione del segretario di Stato americano alla Difesa, William Cohen: “L'offensiva della Nato contro la Jugoslavia continuerà fino a quando Milosevic non accetterà le condizioni poste dalla Nato”. Per quanto riguarda l'Italia, un gruppo di giuristi filocomunisti ha dichiarato che la guerra per il Kosovo è una guerra illegale, quindi denunceranno i paesi aderenti alla Nato per aggressione e crimini contro l'umanità. In un momento così confuso, non si sa più distinguere il bene dal male, ed è veramente anacronistico sentire le proteste contro chi si è impegnato a fermare un crimine come la pulizia etnica.
I mass media si occupano sempre di più dei non molti cittadini serbi che periscono sotto i bombardamenti e non parlano con lo stesso impegno delle migliaia di profughi che muoiono, non solo per le sevizie che hanno subito, ma anche per gli stenti patiti durante la fuga. Questo sta ad indicare come il giusto sia più giusto per alcuni e meno per altri.
Come in tutte le tragedie c'è una nota divertente, e non poteva che venire da Umberto Bossi, il quale avrebbe dovuto, secondo le sue istanze politiche, schierarsi a favore del Kosovo, che ha le stesse rivendicazioni della Padania. Invece, stop, lui - non sappiamo se ci fa o ci è - con molta coerenza si schiera con Milosevic.
Allora possiamo stare tranquilli: nessuno di noi pensa di fare pulizia etnica nella Padania, ma nel caso ci venisse l'idea (non di ammazzare, intendiamoci) avremmo Bossi dalla nostra parte. Certe buffonate sollevano lo spirito di fronte a tante atrocità. Ma di buffonate ne stiamo vedendo parecchie in questo periodo: anche i sostenitori del governo che scendono in piazza a contestare il governo stesso.
Per quel che riguarda la riforma sanitaria, si prevede per il 27 maggio la serrata del servizio sanitario sia pubblico che privato, e sono in programma convegni e tavole rotonde in opposizione ai provvedimenti proposti dal ministro Bindi.

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