MAGGIO 1999
                                  

 

Raoul De Forcade

Si chiama Timed, si svolge a Genova, ed è la più importante mostra-convegno italiana di telemedicina, informatica e telecomunicazioni in sanità. Giunto alla sua seconda edizione, il meeting - che si rivolge a regioni, assessorati alla sanità, operatori delle Asl, medici e società produttrici di tecnologie e servizi nel campo della telematica sanitaria - si terrà ai Magazzini del cotone, nel porto antico del capoluogo ligure tra il 20 e il 21 maggio. Due aree espositive saranno a disposizione dei partecipanti: una riservata ad aziende e sponsor, l'altra a regioni e Asl. Abbiamo chiesto a Edoardo Berti Riboli, coordinatore del comitato scientifico di Timed, del quale è stato anche l'ideatore, come sia nato il progetto. «La prima edizione di questa mostra-convegno, che si è tenuta, sempre a Genova, l'anno scorso, ha evidenziato un grande interesse per gli argomenti trattati da parte di molti settori dell'industria e della sanità. Ha messo anche in luce l'esistenza sul mercato di un'ampia offerta di prodotti tecnologici avanzati, perlopiù non italiani, e di un grande interesse di Telecom per questo comparto. A tale scenario corrispondono, da un lato, nicchie di entusiasmo per la telematica sanitaria da parte di alcuni gruppi di medici e di aziende che la utilizzano; dall'altro, una scarsa conoscenza dell'argomento di Asl e strutture pubbliche. Proprio partendo da una riflessione su questi ultimi due punti, che erano già evidenti prima dell'ideazione di Timed, si è deciso di dare vita a questa iniziativa. In realtà non era mai stato fatto un convegno di quelle dimensioni sulla telemedicina. C'erano stati piccoli panel su argomenti specifici ma mai un evento che trattasse l'argomento a 360 grandi». Quindi, ha deciso subito di organizzare le cose in grande.
«In realtà non è andata proprio così. Inizialmente si voleva organizzare un piccolo convegno che sarebbe servito a presentare una nuova apparecchiatura. Si trattava del primo dispositivo per la trasmissione elettrocardiografica realizzato in Italia. L'apparecchio - costruito col supporto medico di un gruppo di esperti - permette di trasmettere
un elettrocardiogramma attraverso il telefono. Nel nostro paese, fino a quando non è stato ideato questo macchinario si usavano apparecchiature straniere, israeliane soprattutto. Solo la Sip, alla fine degli anni '80, aveva fabbricato un prototipo il quale, però, aveva il limite di trasmettere a tre canali, né, d'altra parte, esistevano centri attrezzati per leggere quel tipo di segnali. Ma torniamo a Timed. Mentre pensavamo ad organizzare questo piccolo convegno, ci siamo resi conto di quanto fosse poco conosciuto il tema della telemedicina. Abbiamo quindi ritenuto opportuno organizzare un meeting che fosse in grado di dare spazio a tutto quanto riguardasse la telematica sanitaria anche per capire meglio le potenzialità del mercato. Timed, dunque, ha puntato il dito su tutto quello che la tecnologia delle comunicazioni e la telematica, che comprende anche la gestione dei dati, possono fornire come supporto al miglior sviluppo della prestazione medica e dell'organizzazione sanitaria».

Qual'è stata la reazione degli operatori?
«Le industrie hanno reagito bene e altrettanto l'ambiente scientifico. Hanno preso parte al convegno tutti i maggiori conoscitori del settore in rappresentanza sia delle aziende sia del mondo della ricerca. C'è stata, invece, una insufficiente partecipazione della sanità pubblica: sono mancate Asl e regioni. Si sono, comunque, formati gruppi di lavoro eterogenei, composti da ingegneri, medici ed esperti di informatica che hanno avuto, così, modo di incontrarsi e di discutere argomenti specifici. Grazie ai mass media, infine, l'interesse suscitato da Timed e dai temi trattati nel convegno è notevolmente cresciuto».
Eppure, se non sbaglio, esiste una certa diffidenza, da parte di alcuni medici, nei confronti della telematica sanitaria.
«Sì. Ci sono resistenze soprattutto da parte di alcuni specialisti che temono di perdere la propria individualità professionale. Mi spiego meglio. Un cardiologo, per esempio, può avere il timore che, se il medico generico, collegandosi con un centro di telemedicina, esegue un elettrocardiogramma a domicilio per un paziente, questi non abbia più bisogno di rivolgersi allo specialista».
Non sembra un timore del tutto infondato.
«Qualcosa di vero c'è, sarebbe assurdo negarlo. Ma il centro si dedica esclusivamente a problemi che non possono essere sistematicamente risolti dal singolo specialista. Per il resto rimanda alla sua professionalità. Un istituto di telemedicina svolge un ruolo analogo a quello dei servizi d'urgenza; è qualcosa di molto simile alla guardia medica. Colui che segue il paziente di giorno in giorno continua ad essere lo specialista. Se poi si pensa a situazioni di emergenza in cui è impossibile raggiungere un medico specializzato, che si verificano magari in alta montagna, in alcune zone dell'Africa o su una nave, allora si capisce appieno quanto ci sia bisogno della telemedicina. In ogni caso, la maggiore conoscenza dell'operatività del settore e delle applicazioni, alla quale ha contribuito anche Timed, fa sì che le resistenze crollino. Nell'ultimo periodo c'è sicuramente meno diffidenza da parte degli specialisti. Anche perché alcuni di loro si sono accorti di poter entrare nel vivo della funzione dei centri di telemedicina».
Professore, parliamo della nuova edizione di Timed...
«Certamente. Dopo l'esperienza dell'anno scorso, abbiamo capito che Timed doveva, in qualche modo, cambiare veste. Riuscire a raggiungere Asl e regioni per creare un legame con le istituzioni. Abbiamo cercato di coinvolgere, allora, tutte le grandi aziende che operano nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni in sanità. E queste hanno risposto positivamente. Dal canto suo la regione, noi non lo sapevamo, stava lavorando per realizzare una propria rete informatica. Alla fine, quindi, ha accettato di promuovere il convegno collaborando alla sua organizzazione e decidendo anche di ospitare tutte le altre regioni italiane che prenderanno parte a Timed '99. Alla mostra-convegno, quindi, ogni regione avrà il proprio stand all'interno del quale troveranno spazio i rappresentati delle varie Asl che sono invitati a presentare le loro esperienze e i loro progetti nel campo della telematica sanitaria. La partecipazione delle Aziende sanitarie locali conferisce una grande importanza a Timed. Perché i maggiori clienti delle industrie sono proprio le Asl. Con l'edizione del '99, insomma, abbiamo cercato di perfezionare quanto avevamo iniziato l'anno scorso. E siamo riusciti a mettere insieme università, industria, istituzioni, Asl e, in misura minore, sanità privata. Il nostro è un tentativo di razionalizzare e mettere ordine in un settore e in un mercato che, essendo molto effervescente, rischia di diventare caotico e di dare spazio a disonesti e incompetenti che lo rovinerebbero».
Timed diventa, quindi, un'occasione per diffondere la telematica sanitaria ma anche per operare delle verifiche.
«Il convegno serve soprattutto a dare voce a chi opera nel settore. Esiste, poi, l'Associazione italiana telemedicina telematica sanitaria (Assites), di cui è presidente il professor Giuliano Reboa, che guarda all'industria e cerca di stabilire delle regole precise in un campo ancora troppo nuovo per averne. A Genova ci sono importanti aziende che lavorano nella telematica: tra le nostre speranze c'è anche quella che Timed aiuti la città a diventare sempre più rappresentativa in questo campo.

Raoul De Forcade
Giornalista

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