
| MAGGIO 1999 |
Stenio Solinas
Due cormorani in volo a mezz'aria, nella luce gialla di un crepuscolo offuscato, di contro al rosso
stinto di mattoni secolari mangiati dal tempo. Poco lontano, i remi di
qualche barca affondano nelle acque immobili della laguna. Non fosse per la vegetazione che sembra lì lì per mangiarsi l'isola, assediando gli edifici rimasti, inseguendosi e intrecciandosi, sbarrando accessi e ostruendo canali, Poveglia sembrerebbe la stessa di un secolo fa, allorché il grande Ferdinando Ongania, fotografo e incisore, la inserì nel suo "Street and Canals in Venice and in the Islands of the Lagoon", sorta di mappa visiva di un patrimonio storico-geografico in via di sparizione. “Se tutto va per il verso giusto e senza intoppi burocratici, dall'estate prossima potremo iniziare i lavori di
ripulitura e di sbancamento”, mi dice Tomaso Cognolato, responsabile dei progetti associativi del Cts, il Centro turistico studentesco e giovanile. L'operazione è ambiziosa sin dal titolo. “Poveglia, il mondo in un'isola. L'isola per i giovani nel mondo”. Sotto il patrocinio dell'Unesco, con l'appoggio della regione Veneto e del Comune di Venezia, prevede il recupero e la trasformazione di questi otto ettari che s'affacciano di fronte al Lido, a venti minuti di motoscafo da San Marco. Una settantina i miliardi previsti per permettere la nascita di strutture alberghiere, ricreative, museali, congressistiche, con grande uso di tecnologie d'avanguardia. Niente male per
chi, fra Sette e Ottocento cantiere navale e lazzaretto, in questo secolo, e fino a trent'anni fa, si era trasformata in casa di cura e di riposo per anziani. “Quella di Poveglia è la storia di una lunga decadenza dopo un periodo di splendore”, mi spiega l'architetto Maurizio Varratta, ideatore del progetto per il Cts, mentre attraversiamo stanzoni sventrati, entriamo nelle lavanderie e negli essiccatoi abbandonati (stupendi esempi di archeologia industriale che varrebbe la pena di conservare come traccia e testimonianza), procediamo lungo l'imbarcadero sempre più preda della natura. Ricca di vigne e di saline, abitata fin dal IV secolo dopo Cristo, è alla fine del 1300 che Poveglia, “l'isola dei pioppi”, raggiunge il suo apogeo. Repubblica autonoma, un Gastaldo ducale la amministra con 27 consiglieri, gode di privilegi, conta qualche migliaio di abitanti, gente fiera e rissosa che discende in parte dai famigli del Doge Pietro Tradonico, i primi a popolarla stabilmente
a partire dal X secolo. La Serenissima mal sopporta questa autonomia un po' troppo ostentata. La guerra di Chioggia del 1379 è il pretesto atteso. Militarmente parlando, Poveglia è un avamposto importante: Venezia ci costruisce una piazza d'armi, l'Ottagono, abbatte le precedenti fortificazioni, trasferisce gli abitanti per ragioni di interesse superiore. A conflitto finito, l'isola non sarà più la stessa, rosa delle acque a causa dei lavori fatti, danneggiata da tempeste, terreno di scontro militare. Rimangono sì alcuni privilegi (l'esenzione delle tasse è fra questi), ma chi torna sa che nulla sarà come prima. Passata nel XVI secolo sotto il magistrato alla Ragion Vecchia, si cerca invano di attirarvi l'ordine dei Camaldolesi, per la costruzione di un
convento. Affidata in seguito al Magistrato di Sanità, viene utilizzata come bacino portuale (rimessaggio e attrezzistica) e, successivamente, come luogo di quarantena per le navi. Il resto è storia contemporanea. Sulla terrazza che sovrasta le antiche lavanderie e da cui si gode un panorama mozzafiato, con Pellestrina e Chioggia sullo sfondo, Verratta mi illustra l'intero progetto. Qualche ora prima, a Ca' Farsetti, l'assessore all'Ambiente Alessio Vianello mi ha spiegato perché il Comune è interessato al progetto e i motivi per cui Poveglia risulta idonea per un tentativo del genere. Semplificando al massimo, per non confondere i lettori più di quanto ci siamo confusi noi prima di venirne a capo, delle 34 isole minori della laguna di Venezia, otto fra cui, appunto, Poveglia hanno resti di edifici di interesse storico-artistico che possono essere ristrutturati e conservati. La già ricordata vicinanza al Lido e a San Marco, l'essere inserita nel piano regolatore per eventuali “servizi per il tempo libero organizzato”, il rientrare nelle zone interessate per i Fondi strutturali europei hanno fatto sì che invece d'essere privatizzata e messa all'asta si sia scelta questa strada di rilancio privilegiato e mirato. Ma perché un ragazzo dovrebbe preferire Poveglia a Venezia in quanto tale o a un'isola dei Caraibi? Tomaso Coghol, che è giovane, mi guarda come se non capisse, o come se non avessi capito niente io. Andando avanti negli anni, uno dei rischi che si corre è di contrapporre la retorica del cinismo di chi ne ha viste tante, troppe e sa che il sole delle utopie spesso è uno specchietto, per o senza allodole, alla retorica dell'entusiasmo, per cui ogni iniziativa è epocale, ogni idea è universale e il pensare positivo risolve tutti i problemi. Così che Poveglia diventi “un luogo del mondo e non semplicemente un'isola della Laguna, eco dei
principali avvenimenti e contemporaneamente satellite ripetitore nel mondo di ciò che succede a Venezia, e ciò grazie alla tecnologia e anche e soprattutto all'apporto della rete internazionale del Cts”, è un qualcosa che, personalmente, mi lascia indifferente. E tuttavia, il recupero di un pezzo di storia, l'utilizzo di un lembo di terra altrimenti destinato a marcire e la sua trasformazione quasi in un altro “rione” veneziano, in un quartiere che non sia né periferia né dormitorio, la possibilità di dare lavoro, di creare infrastrutture è avvenimento non di tutti i giorni e degno di interesse e di incoraggiamento. Da questo punto di vista, il progetto, così come l'architetto Varratta me lo illustra, è completo. Nella parte nord dell'isola ci saranno gli orti, i percorsi naturalistici, le aree di sosta e avvistamento di flora e fauna, le voliere per il recupero dei volatili della laguna, le serre, un acquario naturale. La zona centrale vedrà auditorio, teatro, sala congressi, ristorante, ostello, foresteria, piazze e mercati, un cinema Imax galleggiante con schermo a 360 gradi, l'approdo per le barche. Infine, nell'ottagono dove un tempo sorgeva il fortino, ci sarà un museo archeologico e storico permanente. Dice Massimo Cacciari che “le isole della Laguna costituiscono non soltanto il coronamento estetico del centro storico e quindi il suo valore aggiunto in termini ambientali, ma anche un patrimonio storico, architettonico, naturalistico che sarebbe delittuoso lasciar degradare fino all'irrecuperabile”. Quando alla sera il motoscafo riprende la via del ritorno, lascia affondare dietro di sé Poveglia in una striscia d'argento. In fondo le resurrezioni avvengono quando si è perduta ogni speranza.
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