MAGGIO 1999 
 
   
 

 

 

 
                                                        Curriculum vitae 
                                Piergiorgio Spaggiari
In questi ultimi anni abbiamo potuto osservare i progressi che in tutti i settori sono stati apportati grazie alle varie innovazioni dovute alla tecnologia. Chi avrebbe ipotizzato soltanto alcuni anni fa il raggiungimento di traguardi che hanno del fantascientifico? Ma oggi tutti noi non ci stupiamo, sono strumenti che utilizziamo, appartengono alla nostra stessa vita. Fra 10 anni o 20 anni chi sa quali ulteriori progressi saranno messi al servizio dell’uomo. Quello che oggi per noi è fantascienza, per l’uomo del futuro sarà una realtà. Lo stesso discorso vale per il progresso nella medicina. Chi infatti di noi medici non impiega strumentazioni di terapia ecografica, TAC, RNM? Chi oggi non conosce la validità di indagini a distanza grazie all’impiego della telematica, o l’importanza del teleconsulto e delle teleconferenze scientifiche, che permettono senza perdere tempo in spostamenti, di contattare e scambiare opinioni, dibattere su temi di grande valore scientifico, di scambiare esperienze, casistiche, con personaggi che si trovano nelle più lontane località del mondo? Fatta questa premessa, che fa capire come, per una persona che ha vissuto tanti anni nell’ambito della ricerca, il progresso non si può e non si deve fermare, viene spontanea una domanda: il paziente, sottoposto ad esami sempre più sofisticati e molto spesso a distanza, ha ancora il giusto rapporto con il suo medico curante e/o specialista, oppure questo rapporto si perde? Infatti lo sviluppo della telematica in medicina ha lentamente creato nuove problematiche nella interazione paziente-medico. Il rapporto paziente-medico è sempre stato il dilemma della professione medica. Purtroppo l'aumento di innovazioni tecniche essenziali per il corretto approccio alla patologia ha posto in secondo piano il delicato equilibrio paziente-medico. Sempre più spesso chi fa una diagnosi e indica una terapia è distante dal paziente, nella sua esperienza quotidiana della malattia. Talvolta lo ha semplicemente intravisto nell'iter decisionale. L'avvento della telemedicina, e cioè della possibilità di porre diagnosi e terapia a distanza - ad esempio, attraverso l'invio di immagini o il consulto a distanza di esperti della patologia esaminata - se da un lato arricchisce di spazi infiniti la possibilità di interazione, dall'altra espone il paziente al rischio di divenire un' entità priva di identità reale. Così aumentano le possibilità di curare la malattia e non il malato. Occorre pertanto che il responsabile primario del paziente, e cioè il Medico Curante, riprenda in prima persona il ruolo di coordinatore del processo diagnostico e terapeutico. Il suo rapporto con il paziente deve essere preciso e puntuale, condotto in base ad una attenta analisi.
Le metodiche esistenti e quelle “in divenire” dovrebbero pertanto essere parte di un “momentum” terapeutico. La corretta informazione svolta con pazienza e rispetto dell'umanità del paziente diventa essenziale, quando lo sviluppo tecnologico tende a negare l'aspetto d'arte per privilegiare quello tecnocratico della professione medica.In realtà la clinica corre il rischio di essere sommersa dalla invasione tecnologica. Il medico può trovarsi sempre meno al capezzale del paziente e sempre più di fronte al computer. Appare evidente che questa nuova realtà scientifica pone rilevanti problematiche comportamentali ed etiche, per il medico.

Quale l'approccio? Quale la soluzione? Non una ma molte variabili costituiscono il processo terapeutico ed ad una di esse deve essere dato il proprio posto nel “puzzle” diagnostico, facilitato dalle nuove tecnologie.
Ad un primo approccio, potrebbe apparire quindi che l'introduzione delle più moderne ed avanzate tecnologie alla medicina abbia procurato una ulteriore separazione tra il paziente ed il medico. In particolare tutte le forme che comportano un rilevamento non diretto dello stato patologico possono convincere che il malato è sempre più solo nella sua malattia, ma non è così. La stessa evoluzione della scienza medica è segnata dall'abbandono graduale e costante dell'osservazione diretta in favore di altre, diverse, forme di diagnosi e cura sempre più complesse ed intersecate tra loro. Ciò non significa, comunque, che il rapporto medico-paziente debba spostarsi a favore delle apparecchiature e a danno del rapporto umano, fondamentale per l'individuazione e la riuscita delle cure. Abbiamo detto che questo è solo un primo approccio, ciò che appare, non ciò che è o che deve avvenire. Come in tutte le rivoluzioni ed i cambiamenti della vita umana, a qualunque settore si riferiscano, è necessario attribuire un valore etico-filosofico allo scopo ed alla utilità effettiva anche della telemedicina.

Prima di definire, sempre in ambito etico, quale deve essere l'interazione tra le nuove tecniche diagnostiche e la professione del medico, è comunque necessario attribuire un valore ed uno scopo alle tecniche stesse.
Abbiamo già paventato la solitudine del paziente, ma l'abbiamo fatto considerando che la macchina, l'innovazione, siano esse il medico e la cura al contempo, ma non è e nemmeno può essere così. Una tale visione delle cose porta a sublimare la malattia in quanto tale e a negare la stessa esistenza del malato, del portatore della malattia. Ogni scoperta, ogni avanzamento della tecnica non è una negazione dell'uomo, sia esso malato o scienziato. Le scoperte sono uno dei tanti tasselli, dei mezzi, che compongono il cammino necessario per giungere alla conoscenza più ampia del mondo. Possiamo quindi affermare che ogni nuova introduzione in qualsiasi settore non è altro che un mezzo, un veicolo per andare oltre, infrangendo i confini precedenti, per affrontarne di nuovi. Così deve essere vista, e non altrimenti, l'introduzione della Telemedicina. Il fine non è quello di avere un “Tele rapporto” con il paziente, ma di ottenere una più approfondita conoscenza della malattia e dello stato evolutivo di quest'ultimo. La Telemedicina è anch'essa un mezzo di conoscenza, è una conseguenza del rapporto medico e paziente, non un mezzo di cura né di diagnosi. E’ sempre di più una logica conseguenza di quella attività esclusivamente umana che è il curare. 

Piergiorgio Spaggiari
Direttore Generale
Azienda Ospedaliera "Eugenio Morelli"
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