| MAGGIO 1999 |

| GLOSSARIO |
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Poter essere curati da casa senza mettere piede in un ospedale se non per eventi straordinari. Sapere che qualunque medico è in grado, “leggendo” una carta simile a un bancomat, di avere a disposizione
l'anamnesi completa di un paziente. Essere certi che, in caso di emergenza, l'ambulanza che trasporta un ferito o un malato possa trasmetterne i dati clinici agli operatori sanitari del pronto soccorso. Avere l'opportunità di essere visitati da uno specialista che sta dall'altra parte del mondo senza doversi muovere dal proprio paese. Prenotare esami diagnostici senza fare neppure un minuto di fila. Quelli appena elencati sembrano obiettivi irraggiungibili, in una nazione come l'Italia, dove il sistema sanitario, al pari di tanti altri organismi statali, soffre di gravi disfunzioni spesso dovute a un apparato burocratico capace solo di arrecare danni ai cittadini. Eppure l'avanzare della tecnologia e il diffondersi dell'informatica - sviluppatosi grandemente con l'avvento di Internet - rendono già possibili, nella pratica, alcuni degli scenari prefigurati. In effetti, l'applicazione in campo medico della telematica consente di proporre, a operatori sanitari e pazienti, una serie di servizi che possono cambiare radicalmente il concetto di assistenza creando un sistema di diagnostica e terapia a distanza. Questo tipo di esperienza - che in Italia ha cominciato ad essere studiato intorno al 1976 e applicato a partire dagli anni '80 - è stato indicato con il termine
“telemedicina” o con “telematica sanitaria”, circostanza che ha creato, non di rado, una certa confusione. Le due definizioni, infatti, non sono affatto intercambiabili e afferiscono a specifici e differenti settori di una medesima branca della medicina. Prima di chiarire definitivamente quali siano questi settori è bene, però, gettare uno sguardo sui due paesi, gli Usa e il Giappone, in cui la scienza in questione si è maggiormente sviluppata negli ultimi decenni. I primi veri esperimenti su telecomunicazioni e informatica nel settore della sanità cominciano negli Stati Uniti intorno agli anni '60. Servono soprattutto alla Nasa, per assistere gli astronauti nello spazio, e a migliorare le chance di intervento in aree lontane dagli ospedali. Le prime ricerche, fatte tra il '64 e il '68, sono portate avanti in strutture private e riguardano la possibilità di effettuare trasmissioni diagnostiche e cliniche. Dal '69 al '73, invece, anche lo Stato, col National Centre for Health Service Research, comincia a
promuovere e finanziare ricerche sulla telemedicina. Nel 1974, infine, inizia una terza fase che dura fino ad oggi: la telematica viene inserita nel piano sanitario statunitense. Attualmente, per esempio, a S. Francisco è operativo un sistema che collega elettronicamente quattro centri medici cittadini per la trasmissione e la gestione di mammografie e immagini neuroradiologiche. A Baltimora, invece, università e ospedale locale hanno sviluppato un'applicazione di telemedicina mobile che consente di trasmettere in tempo reale da un'ambulanza i dati e le immagini video del paziente trasportato. In questo modo il pronto soccorso dell'ospedale può prepararsi ad accoglierlo senza perdere tempo in esami diagnostici. Sempre negli Stati Uniti si è registrato un caso di chirurgia telematica. Un paziente al quale doveva essere amputata con urgenza una gamba è stato operato da un chirurgo guidato da un altro specialista via Internet. Il Giappone inizia i propri studi in questo campo qualche tempo dopo gli Usa, ma presto raggiunge un livello molto progredito. Agli inizi degli anni '80 viene fondato, infatti, il Medical Information System Developement Center (Medis Dc), finanziato dallo Stato, dove i medici lavorano in contatto diretto con esperti di informatica, telecomunicazioni ed economia. Si opera, insomma, per creare un sistema informativo sanitario nazionale. I giapponesi oggi hanno a disposizione servizi di teleconsultazione, sistemi di informatica negli ospedali, una rete centralizzata di ausili medici, analisi e informazioni mediche computerizzate in ambito ospedaliero e collegamenti informativi costanti tra diverse istituzioni mediche. Gli studenti in
medicina, inoltre, possono usufruire di un sistema di didattica assistita con il computer. Per quanto riguarda l'Europa, di cui si parlerà (come pure dell'Italia) più diffusamente nelle prossime pagine, si può affermare che lo studio del contributo dato dall'informatica e dalle telecomunicazioni all'assistenza medica inizia negli anni '80. Dopo avere ricordato, a grandi linee, le origini e la storia della telemedicina e della telematica sanitaria è venuto il momento di definirle meglio dal punto di vista terminologico. Non sempre, infatti, nel corso degli anni è stato chiaro in cosa si differenziassero. Riportiamo, di seguito, una serie di spiegazioni con cui si è cercato di chiarire il significato della parola “telemedicina”. Nel 1975 K.T. Bird spiegò che si trattava della “pratica della medicina attraverso un sistema di telecomunicazione audio-video senza l'usuale confronto fisico medico-paziente”. D.W. Conrath nel 1983 sostenne che era “l'uso della tecnologia delle telecomunicazioni per migliorare i servizi di assistenza in sanità”. L'Unione europea, nel 1990, ha concordato una definizione per la telemedicina stabilendo che essa comprende: “il controllo, il monitoraggio e la gestione dei pazienti, nonché la loro educazione e quella del personale, attraverso l'uso di sistemi che consentano un tempestivo accesso alla consulenza di esperti e alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il primo o le seconde risiedano”. J.N. Van Goor e J.P. Christensen , nel 1992, hanno sostenuto che la telemedicina consiste ne “l'esame, l'osservazione del paziente e la formazione degli operatori sanitari utilizzando le tecnologie della telecomunicazione in modo tale che la consulenza specialistica e le informazioni relative al paziente possano essere accessibili nella sede opportuna indipendentemente dalla locazione del paziente e dei suoi dati”. Secondo J. Reid (1996), invece, è “l'uso di avanzate tecnologie della telecomunicazione per lo scambio di informazioni sanitarie e per fornire servizi sanitari indipendentemente da barriere fisiche, geografiche, sociali e culturali”. Per Sonera consiste nel “trasferimento della competenza medica attraverso sistemi e reti di telecomunicazioni da qualsiasi distanza indipendentemente da dove il paziente sia locato”. Una recente definizione del Jwgt Telemedicine Inventory spiega che la telemedicina implica “l'uso delle moderne tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni per fornire un trattamento clinico personalizzato a distanza e la trasmissione di informazioni per provvedere all'assistenza”. E aggiunge che non si tratta di “una specifica tecnologia ma di un insieme di servizi sanitari a distanza che usufruiscono delle telecomunicazioni e dell'informatica medica”. Secondo Ata, infine, “è l'uso di informazioni mediche scambiate da un sito a un altro attraverso la comunicazione elettronica per la salute e l'educazione del paziente o degli operatori della sanità allo scopo di migliorare l'assistenza del paziente”. Una pronuncia circa la definizione della terminologia riguardante la telematica sanitaria potrà aversi nel corso del convegno Timed (del quale parleremo nelle prossime pagine), grazie all'opera dell'Assites (Associazione italiana telemedicina e telematica sanitaria). Questo organismo si è impegnato a chiarire che, con l'uso dell'informatica in medicina, è possibile definire due differenti modalità d'azione all'interno della telemedicina e della telematica sanitaria. La prima è riferibile agli interventi con carattere d'urgenza, portati a compimento attraverso il trasferimento dei dati clinici di un paziente in tempo reale. La seconda è, invece, legata al teleconsulto e si attua con l'invio, differito, di dati, per esempio, a un centro di eccellenza. Le principali applicazioni della telemedicina in tempo reale sono la telecardiologia e la telespirometria. Quando si parla di telematica sanitaria, invece, ci si riferisce alle trasmissioni di informazioni cliniche più complesse sia statiche che in movimento (radiografie, Tac, risonanza magnetica nucleare, teleconsulti e videoconferenze), ma anche all'invio di dati amministrativi. Si pensi, per esempio, alle prenotazioni di visite mediche effettuate presso gli sportelli Cup (Centro unico di prenotazioni), concepiti per semplificare le procedure di prenotazione di esami o visite specialistiche e per essere, quindi, una sorta di reception collegata telematicamente con ospedali e centri di analisi. Tra i documenti che possono essere trasmessi per via telematica ci sono anche le schede ospedaliere di dimissione. Con il termine telemedicina si intende indicare, dunque, un'applicazione che consente di mettere a punto metodologie di diagnostica e assistenza medica a distanza. Attraverso questa disciplina, lo abbiamo visto, si possono spostare informazioni che riguardano la salute di un paziente senza che questi si muova da casa sua. E' possibile, quindi, non solo assicurare assistenza medica a chi si trovi distante da un centro sanitario, ma rinnovare in modo completo l'intero sistema della sanità prestando un'attenzione particolare ai servizi di emergenza, di organizzazione medica, di educazione sanitaria, di didattica, di addestramento e aggiornamento professionale. Con l'uso di informatica e telecomunicazioni si può andare verso un sistema nel quale le aziende ospedaliere saranno riservate solo ai malati in fase acuta o con affezioni molto gravi: a coloro, insomma, che avranno bisogno di terapie particolari o di interventi chirurgici. La maggior parte dei pazienti potrà, invece, essere seguita, nella propria abitazione, dal medico di famiglia in costante contatto con centri sanitari e specialistici. Si eviteranno così ricoveri impropri, sovraffollamenti di reparti e degenze troppo lunghe. Dal punto di vista psicologico, inoltre, la possibilità di curarsi a casa permetterà a molti pazienti di affrontare la malattia con minore angoscia, all'interno di un ambiente familiare. Obiettivo della telemedicina è di coniugare l'efficacia clinica nella cura dei malati all'efficienza gestionale, che permette di contenere i costi e di curare i pazienti nel più breve tempo possibile. Una struttura sanitaria funziona quando esiste un'armonia tra gli aspetti clinici e gestionali che servono alla sua conduzione. E la rivoluzione informatica degli ultimi anni permette di realizzare una rete di servizi in grado di aumentare l'efficacia delle terapie ottimizzando, al contempo, il sistema amministrativo (in cui sono inclusi il personale, la contabilità, la prenotazione di visite ed esami, la funzionalità di servizi quali mense e cucine, la gestione dei posti letto e così via). Con la telemedicina, dunque, all'interno di un processo sanitario si possono creare sistemi informativi ospedalieri integrati, predisporre servizi di teleconsulto in rete, telesorveglianza e teleassistenza. E' possibile, inoltre, migliorare l'efficienza degli interventi in caso di emergenza e dotare il paziente di una carta sanitaria con microprocessore che contenga tutti i suoi dati clinici e anamnestici. Il campo di applicazione della telemedicina è molto vasto e si estende a diversi settori della medicina, quali, per esempio, la cardiologia, la radiologia, l'oncologia, l'ostetricia, la nefrologia, la spirometria, la neurologia, la pediatria, la nutrizione, la riabilitazione e la cura di anziani e disabili. Può essere utilizzata all'interno di strutture sanitarie come ambulatori, centri di pronto soccorso o case di cura, ma anche dalla guardia medica, dalle ambulanze e dagli stessi pazienti.
A cura di TIMED
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