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Questo
artista da anni si è creato un percorso singolare, nel senso che a Milano,
sua seconda città d’elezione, essendo nato in Basilicata, ha esposto
i suoi lavori artistici, i suoi dipinti nella famosa mostra all’aperto
che annualmente si svolge, in autunno e primavera, in Via Bagutta.
Qui
i milanesi hanno potuto gustare visivamente le tavole e gli oli ottenuti
all’insegna di una ricerca del vero e del reale ma anche di una adesione
romantico-verista che si concretizza attraverso ricordi e memorie di
luoghi e oggetti cari rivisitati. Paolo Martorano si abbandona e sogna
a occhi aperti, tornando fra luoghi e persone amate.
La
cadenza realista apre a nature morte e a paesaggi di verdi colline sormontate
da paesi arroccati come “San Martino d’Agri”. Le nature morte appaiono
per quelle che fisicamente sono, notazioni naturalistiche con cui è
evocata la vita silenziosa di magici frutti, intessute di sapienti penombre,
di squisite intensità di colore, di bianchi, verdi tenui, tonalità di
rossi, aranciati, ramati, neri smaltati. Memorie luministiche che fanno
pensare ai grandi pittori fra Seicento e Ottocento, anche agli impressionisti,
e agli stessi pittori appartenenti alle scuole regionali di Lombardia
e Piemonte, non ultimo il Fontanesi.
Il
paesaggio nasce come schema autobiografico, di luogo vissuto attraverso
una fresca letizia espressiva, una delicata visione della natura, solare
o autunnale, resa con una tecnica solidissima, tenace quanto liberatoria,
romantica quanto verista, in cui gli impasti si fanno vigili e sottili,
ma pure pregni di un colore trasfigurato, in un clima familiare, in
un malinconico mito. Così i luoghi amati e visitati, riescono a trasmettere
dolcissimi tensioni, plastiche memorie. Gusto e forma fanno lievitare
il colore, matericamente, in cui poesia e sentimento accolgono una tensione
ariosa, una luce che brilla in modo non artificioso, e il plastico realismo
si equilibra in una diffusa sensibilità coloristica, si esprime in un
senso di stupore infantile.
mpostazione
dei dipinti dimostra attenzione alla costruzione di precise armonie
volumetriche e compositive, nonostante che la libertà di esecuzione
attraversi un segno sinuoso che taglia e contorna, qua e là pacatamente
da ombre, con nessun riferimento astratto. Gran paesaggista il nostro
Paolo Martorano, il cui sentire poetico è, da buon meridionale, acceso
di toni forti, e lo spazio è costruito per contrapposizioni di diverse
stesure cromatiche. C’è da aggiungere che l’artista non dipinge mai
su grandi spazi, si attiene a misure che non vanno mai oltre i 60x80,
anzi ritrova la sua forza e la sua vena creativa specie negli spazi
ridotti, ove fuoriesce una sorta di classica bellezza, una lievitazione
tutta interiore del reale e del possibile, della natura e degli oggetti-nature
morte, come se un fruscio di alberi, un paesaggio rischiarato da un’alba
o smorzato da un tramonto, si specchiassero nel fuoco dell’anima, al
canto sommesso di una poesia figurativa. Pittore tutto italiano che,
come in passato i maestri supremi, affida alle tele i luoghi più belli
d’Italia, conosciuti e sconosciuti, ripercorrendo paesaggi terrestri
e marini, e soprattutto trasmette la storia, le origini della vita dell’uomo,
il suo sentire le radici profonde della propria appartenenza.
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