Anno XVII - n.03-2001

 

 

 

 

 

Carlo Franza

Questo artista da anni si è creato un percorso singolare, nel senso che a Milano, sua seconda città d’elezione, essendo nato in Basilicata, ha esposto i suoi lavori artistici, i suoi dipinti nella famosa mostra all’aperto che annualmente si svolge, in autunno e primavera, in Via Bagutta.

Qui i milanesi hanno potuto gustare visivamente le tavole e gli oli ottenuti all’insegna di una ricerca del vero e del reale ma anche di una adesione romantico-verista che si concretizza attraverso ricordi e memorie di luoghi e oggetti cari rivisitati. Paolo Martorano si abbandona e sogna a occhi aperti, tornando fra luoghi e persone amate.

La cadenza realista apre a nature morte e a paesaggi di verdi colline sormontate da paesi arroccati come “San Martino d’Agri”. Le nature morte appaiono per quelle che fisicamente sono, notazioni naturalistiche con cui è evocata la vita silenziosa di magici frutti, intessute di sapienti penombre, di squisite intensità di colore, di bianchi, verdi tenui, tonalità di rossi, aranciati, ramati, neri smaltati. Memorie luministiche che fanno pensare ai grandi pittori fra Seicento e Ottocento, anche agli impressionisti, e agli stessi pittori appartenenti alle scuole regionali di Lombardia e Piemonte, non ultimo il Fontanesi.

Il paesaggio nasce come schema autobiografico, di luogo vissuto attraverso una fresca letizia espressiva, una delicata visione della natura, solare o autunnale, resa con una tecnica solidissima, tenace quanto liberatoria, romantica quanto verista, in cui gli impasti si fanno vigili e sottili, ma pure pregni di un colore trasfigurato, in un clima familiare, in un malinconico mito. Così i luoghi amati e visitati, riescono a trasmettere dolcissimi tensioni, plastiche memorie. Gusto e forma fanno lievitare il colore, matericamente, in cui poesia e sentimento accolgono una tensione ariosa, una luce che brilla in modo non artificioso, e il plastico realismo si equilibra in una diffusa sensibilità coloristica, si esprime in un senso di stupore infantile.

mpostazione dei dipinti dimostra attenzione alla costruzione di precise armonie volumetriche e compositive, nonostante che la libertà di esecuzione attraversi un segno sinuoso che taglia e contorna, qua e là pacatamente da ombre, con nessun riferimento astratto. Gran paesaggista il nostro Paolo Martorano, il cui sentire poetico è, da buon meridionale, acceso di toni forti, e lo spazio è costruito per contrapposizioni di diverse stesure cromatiche. C’è da aggiungere che l’artista non dipinge mai su grandi spazi, si attiene a misure che non vanno mai oltre i 60x80, anzi ritrova la sua forza e la sua vena creativa specie negli spazi ridotti, ove fuoriesce una sorta di classica bellezza, una lievitazione tutta interiore del reale e del possibile, della natura e degli oggetti-nature morte, come se un fruscio di alberi, un paesaggio rischiarato da un’alba o smorzato da un tramonto, si specchiassero nel fuoco dell’anima, al canto sommesso di una poesia figurativa. Pittore tutto italiano che, come in passato i maestri supremi, affida alle tele i luoghi più belli d’Italia, conosciuti e sconosciuti, ripercorrendo paesaggi terrestri e marini, e soprattutto trasmette la storia, le origini della vita dell’uomo, il suo sentire le radici profonde della propria appartenenza.