Anno XVII-n.03-2001

 

 

 

 

 

Luisa Miccoli

AL CUORE DELLA VITA

Jean Claude Ameisen

Edizioni Feltrinelli

Jean Claude Ameisen, immunologo e biologo di chiara fama, è tra i maggiori esperti di quel meccanismo affascinante e ancora misterioso chiamato apoptosi o “morte cellulare programmata”. Ora ha scritto un libro destinato a divenire una guida nel suo settore. Pur essendo un argomento complesso e di non facile spiegazione J.C. Ameisen è riuscito a rendere il testo divulgativo, con continui rimandi interdisciplinari appropriati e con uno sviluppo delle argomentazioni schematico e preciso. Si ha la sensazione, camminando nel sentiero che egli traccia di dover giungere a contemplare quella che è “La sculture de vivant”, come dice il titolo in originale, cioè l’uomo che la morte scolpisce ogni giorno. Quella morte che non è più fato avverso bensì chiave necessaria per accedere a nuove forme di vita. Il ricercatore penetra nella natura reale di un fenomeno quale il “suicidio cellulare” o “la morte programmata” o “l’altruismo cellulare”, con un atteggiamento lucido, pragmatico, ma non freddo e cinico, senza la pretesa di giungere a considerazioni antropologiche, etiche o ancor meno filosofiche affrettate, ma con la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare per arrivare al cuore della vita. Apoptosi è un termine, entrato nel lessico biomedico nel 1972 per definire il meccanismo di frammentazione interno alla cellula che la porta al collasso e alla morte. In greco, infatti, indica la caduta, il distacco e fu usato in senso medico già da Ippocrate per definire il calo delle ossa in cancrena. In pratica si sta delineando con sempre maggior precisione che “noi siamo società cellulari formate da componenti ciascuna delle quali vive ‘in sospeso’ e nessuna può sopravvivere da sola. Il destino delle nostre cellule dipende in permanenza dalla qualità dei legami provvisori che è capace di intessere con il suo ambiente.” Ogni cellula vive in quanto le viene impedito il suicidio. E tutti i rapporti di interdipendenza e di repressione permanente della “morte prima del tempo” plasmano le società viventi, le regolano secondo schemi complessi, ma non incomprensibili, e soprattutto animano le comunità di un solo destino dove la morte del singolo è funzionale alla vita del tutto, tanto da autodeterminarsela (nel caso fosse necessario) alla realizzazione dell’insieme. Affascinante cambio di prospettiva sulla nascita e sviluppo non solo dell’universo cellulare che ci compone, ma anche della storia dell’umanità, delle sue civiltà, dove in fondo, provoca l’autore, la pena di morte altro non è che una delle manifestazioni estreme del rapporto che alcune comunità umane stabiliscono tra il mantenimento dell’ordine sociale e l’idea della morte come minaccia incombente per mantenere un ordine sociale. Il potere ultimo è sempre in chi ha l’autorità per sospendere o meno l’esecuzione, di decidere della vita e della morte dunque anche nella collettività umana, sostiene Ameisen esistono degli esecutori che sono “i guardiani e i simboli dell’interdipendenza di fondo sul quale sono costruite le nostre società”. Qui, però, si entra in un campo dove la verificabilità non ha più i parametri della scienza, le domande diventano oggetto di riflessione, di indagine e di dibattito per l’umanità che da sempre tenta risposte sulla vita e sulla morte. Certo è che la teoria spiegata da Ameisen sconvolge il nostro vecchio modo di rappresentare il nostro corpo, modifica l’idea di malattia , di invecchiamento, apre nuove frontiere per la cura di malattie tremende come il cancro, il morbo di Parkinson o l’Alzheimer . Alla fine di questo percorso si esce con un senso di stupore, e di intima consapevolezza che nulla potrà sembrare più ciò che era prima.