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AL CUORE DELLA VITA
Jean
Claude Ameisen
Edizioni
Feltrinelli
Jean
Claude Ameisen, immunologo e biologo di chiara fama, è tra i maggiori
esperti di quel meccanismo affascinante e ancora misterioso chiamato
apoptosi o “morte cellulare programmata”. Ora ha scritto un libro destinato
a divenire una guida nel suo settore. Pur essendo un argomento complesso
e di non facile spiegazione J.C. Ameisen è riuscito a rendere il testo
divulgativo, con continui rimandi interdisciplinari appropriati e con
uno sviluppo delle argomentazioni schematico e preciso. Si ha la sensazione,
camminando nel sentiero che egli traccia di dover giungere a contemplare
quella che è “La sculture de vivant”, come dice il titolo in originale,
cioè l’uomo che la morte scolpisce ogni giorno. Quella morte che non
è più fato avverso bensì chiave necessaria per accedere a nuove forme
di vita. Il ricercatore penetra nella natura reale di un fenomeno quale
il “suicidio cellulare” o “la morte programmata” o “l’altruismo cellulare”,
con un atteggiamento lucido, pragmatico, ma non freddo e cinico, senza
la pretesa di giungere a considerazioni antropologiche, etiche o ancor
meno filosofiche affrettate, ma con la consapevolezza che c’è ancora
tanta strada da fare per arrivare al cuore della vita. Apoptosi è un
termine, entrato nel lessico biomedico nel 1972 per definire il meccanismo
di frammentazione interno alla cellula che la porta al collasso e alla
morte. In greco, infatti, indica la caduta, il distacco e fu usato in
senso medico già da Ippocrate per definire il calo delle ossa in cancrena.
In pratica si sta delineando con sempre maggior precisione che “noi
siamo società cellulari formate da componenti ciascuna delle quali vive
‘in sospeso’ e nessuna può sopravvivere da sola. Il destino delle nostre
cellule dipende in permanenza dalla qualità dei legami provvisori che
è capace di intessere con il suo ambiente.” Ogni cellula vive in quanto
le viene impedito il suicidio. E tutti i rapporti di interdipendenza
e di repressione permanente della “morte prima del tempo” plasmano le
società viventi, le regolano secondo schemi complessi, ma non incomprensibili,
e soprattutto animano le comunità di un solo destino dove la morte del
singolo è funzionale alla vita del tutto, tanto da autodeterminarsela
(nel caso fosse necessario) alla realizzazione dell’insieme. Affascinante
cambio di prospettiva sulla nascita e sviluppo non solo dell’universo
cellulare che ci compone, ma anche della storia dell’umanità, delle
sue civiltà, dove in fondo, provoca l’autore, la pena di morte altro
non è che una delle manifestazioni estreme del rapporto che alcune comunità
umane stabiliscono tra il mantenimento dell’ordine sociale e l’idea
della morte come minaccia incombente per mantenere un ordine sociale.
Il potere ultimo è sempre in chi ha l’autorità per sospendere o meno
l’esecuzione, di decidere della vita e della morte dunque anche nella
collettività umana, sostiene Ameisen esistono degli esecutori che sono
“i guardiani e i simboli dell’interdipendenza di fondo sul quale sono
costruite le nostre società”. Qui, però, si entra in un campo dove la
verificabilità non ha più i parametri della scienza, le domande diventano
oggetto di riflessione, di indagine e di dibattito per l’umanità che
da sempre tenta risposte sulla vita e sulla morte. Certo è che la teoria
spiegata da Ameisen sconvolge il nostro vecchio modo di rappresentare
il nostro corpo, modifica l’idea di malattia , di invecchiamento, apre
nuove frontiere per la cura di malattie tremende come il cancro, il
morbo di Parkinson o l’Alzheimer . Alla fine di questo percorso si esce
con un senso di stupore, e di intima consapevolezza che nulla potrà
sembrare più ciò che era prima.
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