

Il conto alla rovescia
è cominciato: una delle istituzioni più mastodontiche e più celebri dell’antichità,
uno dei simboli della nostra cultura e del nostro pensiero sta per resuscitare.
La Grande Biblioteca di Alessandria d’Egitto è stata ricostruita
e sarà inaugurata, alla presenza del Presidente Mubarak, il 23 di Aprile.
E’ un complesso avveniristico, figlio del 2000, carico però di simboli capaci
di legare passato e presente; sorge nel quartiere di Silsila, di fronte al
mare dove erano stati edificati la biblioteca antica e il Museo, in modo da
creare un legame ben saldo con un passato ormai remoto.
Ha forma di disco solare, che da un lato si inclina verso il Mediterraneo,
dall’altro si slancia verso l’azzurro del cielo: “Nelle nostre intenzioni
il disco simboleggia il sole, il dio Ra, che sorge, muore e poi risorge in
un ciclo infinito.
Un po’ come la cultura alessandrina, che non ha mai fine”, spiega con orgoglio
Mohsen Zahran, direttore del progetto; nelle intenzioni dei costruttori ha
però anche forma di microchip, ad indicare inequivocabilmente come l’intero
complesso appartenga al terzo millennio e sia dotato di ogni accorgimento
informatico al servizio dell’utente.
Alessandria, centro fondato da Alessandro Magno nel 332 a.C. quando era signore
del mondo e simbolo della cultura classica anche sotto l’Urbe, è sempre stata
la città delle biblioteche, disposte in ogni quartiere con una capillarità
che ricorda i nuclei urbani attuali. Ancora oggi il cemento della città moderna
cela parti di biblioteche private o pubbliche, pronte a mostrarsi a chi abbia
pazienza di scavare.
Tutte concepite secondo il grande modello, secondo la biblioteca principale
e più famosa, edificata attorno al 300 a.C. da Tolemeo I. In realtà essa costituiva
la parte più frequentata e suggestiva del “mouseion”, la grande impresa intellettuale
dell’ellenismo alessandrino.
Tolemeo I, successore di Alessandro, era imbevuto di cultura greca ed era
affascinato da Aristotele, che del grande condottiero fu educatore e guida
spirituale; Tolemeo incaricò dunque Demetrio Falerio, un discepolo di Aristotele,
di creare un’istituzione che assomigliasse al “museo” ateniese, dove tra l’altro
era contenuta proprio la raccolta personale di volumi del celebre filosofo
di Stagira, raccolta minuziosamente descritta dal geografo Strabone. Ad Alessandria
si fecero le cose in grande: la nuova istituzione era più ricca e più vasta;
l’amministratore era un sacerdote nominato da un sovrano e controllato dalla
corte.
Qui gravitavano studiosi e letterati all’avanguardia e non mancavano i più
famosi poeti ellenistici dell’epoca, da Callimaco ad Apollonio Rodio coinvolti
in una guerra senza esclusione di colpi per essere nominati bibliotecari.
E nella biblioteca confluì tutto il sapere della grecità, da Omero in avanti:
si formarono i primi filologi nel senso moderno del termine, impegnati a fissare
in un’edizione definitiva i testi dei giganti della letteratura greca. Erano
più di 400.000 i rotoli di papiro sistemati nei locali della biblioteca; e
tutti andarono perduti nel grande incendio che per ragioni misteriose (forse
per una congiura di palazzo) devastò questa struttura, causando la più immane
tragedia culturale della storia umana.
Era il 48 a.C. e ad Alessandria i protagonisti erano Cesare e Cleopatra, impegnati
a mischiare sentimenti e ragione di stato, nella tresca più celebre della
storia occidentale. E proprio Cleopatra non s’arrese e fece costruire un nuovo
centro di cultura sulla collina di Rhakotis, annesso al Serapeum, dove i greci
adoravano il dio Serapide.
Era la biblioteca “figlia”, degno parto della biblioteca “madre” appena distrutta.
Era un luogo immenso: ancora oggi se ne vedono gli spazi affrescati, originariamente
progettati per contenere preziosi volumi; per 400 anni fu il luogo depositario
di maggior sapere al mondo. Poi le cose mutarono: il mondo classico tramontava
e il cristianesimo si imponeva con la forza della Verità. Nel 391 Teofilo,
patriarca di un’Alessandria ormai cristianizzata, guidò di persona una massa
di invasati a cancellare il tempio di Serapide e con esso la biblioteca “figlia”.
Era la fine del mondo antico, che oggi risorge dalle sue ceneri, con questa
costruzione avveniristica, proiettata nel futuro. Qui sarà rinchiusa ogni
testimonianza della storia dell’uomo: antichi manoscritti, libri rari, carte
geografiche di ogni epoca e soprattutto 8 milioni di volumi, ancora di più
che nella biblioteca del Congresso negli Stati Uniti.
L’intera raccolta sarà informatizzata, con collezione di audiovisivi e di
strumenti multimediali; ci saranno anche particolari strumenti ottici (microscopi
a parecchi ingrandimenti senza che si perda la nitidezza e scanner ad alta
definizione) in grado di facilitare le autopsie sugli antichi papiri; e poi
naturalmente programmi informatici aggiornati che permettono le più vaste
ricerche lessicali nel campo dell’antichistica, avendo in memoria tutto il
‘mare magnum’ delle letterature classiche.
Sarà inoltre una raccolta sempre in aggiornamento, pronta ad accogliere le
nuove pubblicazioni, una raccolta che non avrà mai fine.
Così come non avrà mai fine la storia del pensiero umano, di cui Alessandria
è stata faro illuminante.





Ismail Serageldin Director
of the new
library of Alexandria

Mrs.Mubarak visits the great library



The Serapeum
