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La Sanità sembra, ora, essere solo una questione economica, si va perdendo il valore umano nei riguardi del paziente non più inteso come utente, ma visto solo come cliente. La tutela della salute è un volano per un giro di affari, cosicché se la salute è un diritto, la malattia diviene un dovere.
Sempre meno sono i diritti e i beni, sempre di più i prodotti e i servizi. Di fronte all’ideologia spinta negli anni 70 del diritto, sempre e comunque, alla salute tutelato dal servizio pubblico, ora si vuole la privatizzazione comunque e ovunque, intesa, ma soprattutto pubblicizzata, come liberalizzazione di scelta e teorizzazione di maggior efficienza; tuttavia a molti permane un dubbio sulla reale efficacia e sull’ombrello per tutti e per tutto di un servizio privato che trasforma il paziente in cliente, dove la merce da comprare è la salute, privilegiando però gli ambiti più remunerativi, operando, dunque, scelte su ciò che rende e scaricando sul pubblico il costoso.
La selezione delle patologie e dei pazienti porta nel pubblico ciò che costa troppo e il privato cerca mille modi per accattivarsi il cliente che rende economicamente sia direttamente come pagante in proprio, totalmente o in parte, sia indirettamente perché ha un buon peso col suo DRG.
Ne deriva che più che parlare di riduzione delle spese, si cerca una loro ridistribuzione, togliendo risorse alle strutture pubbliche per riversarle su quelle private. Nelle analisi dei consumi, il bene “salute” è tra i più apprezzati e ricercati, con una domanda in costante crescita e sempre più diversificata: la Sanità è un business.
Una società malata risulterebbe più conveniente rispetto una società in piena salute psicofisica, minaccia reale e concreta per una società consumistica.
C’è più gente che vive sui tumori di quelli che ne muoiono, sull’Aids c’è una fiorente industria, sulle tossicodipendenze ci sono molte strutture e comunità addette al recupero, sulle obesità (come su altre patologie) ruota un grosso giro d’affari: produttori di cibi, palestre, centri di dimagrimento e cliniche del benessere, psicologi e dietologi.
Si esasperano patologie per incentivare i consumi di farmaci. In una proiezione di macroeconomia della sanità pubblica, perché non venga travolta dal privato, bisognerà trovare da un lato il giusto equilibrio tra l’effettiva capacità da parte dei servizi pubblici di soddisfare la nuova domanda, cercando di non gravare ulteriormente sul consumatore, cercando di non fargli pagare direttamente o indirettamente maggiori somme, ma soprattutto bisognerebbe evitare quelle distorsioni che convogliano i guadagni nel privato e le spese nel pubblico.
La salute, è vero, non ha prezzo, tuttavia la spesa non deve divenire un costo dell’inutile. Infatti nella sanità troppe risorse vengono assorbite per la -non sanità-, da cui la necessità di una razionalizzazione della spesa, evitando gli sprechi: ciò che si spende nella sanità è tutto per la salute?
Quanto si spreca? Quante sono le spese inutili? Forse più che di malasanità, meglio sarebbe di guardare se non c’è una malamministrazione della sanità.
Nessuno vuole, però, mollare la Sanità…, spesso si fanno tante parole, ma in realtà poco interessa la tutela della salute del cittadino…, intorno alla Sanità seppur in deficit possono ancora ruotare molti soldi…, può essere una buonissima speculazione…, può essere un business sulla pelle altrui…, si vogliono introdurre correttivi di efficienza e di efficacia, anche per far fiorire nuove industrie, ma assai spesso si nega l’indispensabile nell’uso corrente: si fanno progetti per salire sulla luna, ma si nega una scala decente o una ascensore funzionante per salire al piano superiore!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Ercolini Perelli