MARZO 1999 
 
  

 

Carlo Franza
E' da qualche anno che la pittura di uno dei maestri più significativi dell’arte lombarda, sta avendo consensi a non finire, non solo dal punto di vista culturale ma anche dal lato del collezionismo, e questo grazie al contributo che la critica più affermata gli ha dato e al sostegno forte che una casa di investimenti d’arte come la “SANGIORGIO srl” di Bari, di profonda professionalità, gli affianca. Per chi come me che è attivo nel campo dell’arte da ben trent’anni e ha potuto seguire tutti gli svolgimenti iniziali di un pittore che finalmente ha trovato nella sua pittura non solo uno stile caratteristico ma il senso vero della poesia che la sostiene e la incarna. E soprattutto ha immesso nel paesaggio italiano che rappresenta, un inno alla vita, porgendo alla storia dell’arte italiana quella significativa presenza alla pari di Domenico Purificato, che pure rappresentò la sua terra ciociara, o Vincenzo Ciardo con gli uliveti del suo Salento, o Guttuso con le piane siciliane, fino alla Grizzana di Morandi.
Nando Chiappa ha privilegiato le terre di Lombardia, tralasciando le atmosfere chiariste, e connotando i suoi paesaggi di quella valenza cromatica forte ma serena, ove tutto il sistema bucolico si adagia alle stagioni che si accavallano a dare voce visiva alle primavere, agli autunni, agli inverni e alle ore estive. Il tramutare delle stagioni nei paesaggi di Nando Chiappa vive di una luce che fora le tele, le impreziosisce, le intenerisce, ne coglie l’intensità che è come sollevata grazie anche a quelle fanciulle in fiore, di stampo francese, o ai chierichetti che ormai hanno fatto storia da troppo tempo. Il nostro pittore appartiene di diritto alla “scuola lombarda” in cui è cresciuto e si è formato pittoricamente, riportando il suo mondo popolare e fiabesco in un racconto di miti, leggende, costumanze. Nelle tele, nei suoi dipinti ha come travasato il suo cuore, la sua signorilità, il suo mondo di valori, un mondo lombardo che è insieme paesaggio della mente e del cuore. Per tutto questo, per l’apprendistato avuto con i maestri Spreafico e Pivetta, per le decine e decine di mostre personali allestite in Italia e all’estero, e che hanno sempre avuto un notevole interesse di pubblico e un successo di critica a vasto raggio, per i premi più prestigiosi che gli sono stati assegnati, Nando Chiappa oggi è diventato uno degli artisti più interessanti del panorama artistico italiano, il paesaggista più creativo e più emozionale, che parla al cuore di tutti, e soprattutto l’artista che innesta la grande pittura di paesaggio del nostro secolo sulla scia del paesaggio ottocentesco che ebbe nei lombardi Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Le cromie di questa pittura, tutte impressionate e perciò impressioniste per tutte quelle valenze emotive che solo una disposizione poetica e sensibile riesce a muovere e ad assorbire, possiedono non soltanto la capacità di svelare la maestria e la ricerca del nostro pittore lombardo, quanto il tonalismo, le cangianti apparenze del paesaggio trafitto da una luce sensibilissima, a volte più ovattata, a volte più solare. Nando Chiappa è sì pittore ma è soprattutto poeta del paesaggio, nessuno meglio del nostro pittore lombardo ha saputo leggere, animare e interpretare le bellezze del mondo italiano, avvolgendole anche di quel po’ di fiabesco, di misterioso, di sorprendente primitività e ingenuità poetica la stessa avvertita dal Pascoli del“fanciullino” che ammirava estasiato e stupito le meraviglie del creato, dal cielo pieno di stelle ai prati ammantati di fiori. Bellissimi gli spazi colmi di fiori, i campi fioriti, impreziositi da papaveri, calendule e iris. In questi scorci l’artista evidenzia anche le sue scelte e soprattutto i suoi valori, ecco il significato del chieri

chetto, o le mamme con i bimbi, o anche le “fanciulle in fiore” per dirla con Proust. C’è tutto un mondo agreste e bucolico messo in luce dal pittore lombardo, quel mondo della civiltà contadina ormai dai più abbandonato e diventato memoria ricordo dei nostri avi. Ecco perché l’aver descritto a rappresentato la campagna lombarda, le cascine, le architetture contadine, è significato per il nostro iscrivere il suo lavoro anche in una sorta di storia del paesaggio italiano, così come altri illustri colleghi come il Romano dell’Università di Torino hanno felicemente focalizzato. Si rimarrà certamente colpiti da questa immediatezza di racconto e colore, ma si rimarrà soprattutto colpiti dalla poesia che sale da ogni parte dei suoi quadri, da quella pace che è la sola e vera scoperta della vita.

   Leadership Medica® 
  Mensile di scienza  medica e attualita` 

 Copyright 1997© All Rights Reserved