| MARZO 1999 |
Con
l'avvicinarsi delle elezioni europee si intensifica il dibattito sulle
questioni che oltrepassano i confini nazionali, tanto più importanti
dopo il varo dell'Euro.
Il meeting dei socialisti europei, più che per le proposte politiche, si è distinto per le polemiche suscitate; da un lato il tentativo di riabilitare Craxi, fatto dai neosocialisti italiani, dall'altro la candidatura di Prodi a presidente della Commissione Europea, sulla quale non si è ben capito se vi sia o meno il consenso dei partners europei. “Europa e sviluppo. Il modello irlandese e la politica del centro destra per il rilancio dell'economia”, questo è invece il tema dell'altro convegno tenutosi a Milano, a cui ha partecipato, ospite d'onore, Gerard Collins, vice presidente del parlamento europeo e leader del partito irlandese “Fianna Fail”. Tra gli
Molti, ma non tutti, come dimostra quella che è stata ribattezzata la “Tigre celtica”, ovvero la Repubblica d'Irlanda. Ad introdurre l'incontro è stato Tremaglia, che evitando di entrare nel merito del discorso economico (sul quale si dichiara incompetente) si è limitato a sottolineare la pochezza delle indicazioni scaturite dal congresso dei socialisti europei, proprio in materia di lavoro. Più tecnico l'intervento di Mario Vigo, secondo il quale la politica agricola comunitaria lascia a desiderare (la competizione tra stati membri è ancora ben lungi dal tramontare) e d'altro canto, il governo italiano fa ben poco per sostenere un settore che tuttora, nel nostri paese, riveste una notevole importanza.
Intervista a Gerard CollinsA leggere il curriculum di Gerard Collins, uomo ancora giovanile e di grande
Presidente Collins, negli anni Novanta, l'Irlanda ha compiuto un balzo, a livello economico, che non ha eguali in Europa. Ci può fornire qualche dato? Tra il 1990 e il 1997 il prodotto interno lordo irlandese è cresciuto in media del 7% annuo, contro una media europea del 2%. Allo stesso tempo la disoccupazione, che nel 1993 aveva toccato il 16%, è ora scesa sotto il 9%. Quali sono i punti cardine della “ricetta economica irlandese”? Dal 1987 si è dato vita ad un “vortice positivo” che continua a dare risultati, alla soglia del Duemila. Le componenti sono varie: una nuova politica monetaria e fiscale, un controllo degli aumenti salariali, regolamentazione della concorrenza interna, ovvero, per entrare più nel dettaglio, riduzione delle tasse, meno oneri sociali per le aziende, più flessibilità. Non tutti si rendono conto del “potere propulsivo della tassazione”, ovvero dell'utilità di determinate politiche fiscali per dare impulso all'economia. E gli effetti sulla disoccupazione? Un'economia può crescere soltanto quando sono presenti tutti i fattori principali: disponibilità di manodopera, flessibilità del lavoro, politica fiscale adeguata. In Irlanda qualità dell'offerta e qualità della domanda di lavoro sono cresciute di pari passo e, inevitabilmente, il tasso di disoccupazione è calato. In più il mio paese ha saputo utilizzare al meglio i fondi strutturali europei, finalizzati proprio a creare lavoro. Quali sono, secondo lei, le linee guida di una corretta politica industriale? L'Irlanda deve continuare nella politica intrapresa, quella che valorizza soprattutto i settori ad alta tecnologia, dismettendo quelli ormai scarsamente produttivi. In ogni caso bisogna convincersi che il protezionismo alla lunga danneggia e che la libera concorrenza è alla base della crescita, in quanto sollecita gli investimenti produttivi. Passando alle imminenti elezioni europee, per ogni partito non è solo importante vincere a livello nazionale, ma affermarsi anche come gruppo a livello continentale. Come pensate i raggiungere questo obiettivo? Ogni paese deve fare riferimento a fattori che sono specifici di una certa realtà. Nel mio paese, il gruppo cui appartengo fa riferimento ad una “Agenda per il duemila” che ha come obiettivo una nuova Europa, una grande Europa, attraverso, tra le altre cose, una riconsiderazione della politica agricola comune. Noi dobbiamo essere in primo piano nell'ambito della World Trade Organization. E le strategie sovranazionali? Ciò che le posso dire, attualmente, è che il mio gruppo cercherà una piattaforma comune da proporre agli elettori europei. A questo proposito so per certo che il primo ministro irlandese incontrerà quanto prima i leader della destra europea, a partire da Gianfranco Fini, proprio per mettere a punto una strategia comune. Pensa che, essendo la gran parte dei paesi europei nelle mani dei governi di sinistra, raggiungere certi obiettivi sia più difficile? L'Europa intera sta riconoscendo le sfide che di fronte. Per questo abbiamo il parlamento europeo e la commissione europea che stanno portando avanti negoziati sui temi più importanti. L'Europa deve cambiare e, se non lo fa, rischia un rapido declino. Dobbiamo rafforzare le politiche comuni, dobbiamo rafforzare le nostre istituzioni, identificare obiettivi che siano più vicini ai cittadini, come diceva Cristiana Muscardini, perché sono i cittadini quelli che contano di più. L'Europa è fatta dai popoli. Presidente Collins, la ringraziamo per la sua disponibilità. G. T. |