| MARZO 1999 |

Le politiche ambientali sono oggi rivolte al raggiungimento di un corretto equilibrio fra il doveroso rispetto per l'ambiente e le necessità industriali. Questi due elementi, infatti, non sono in contrapposizione tra di loro, come potrebbe apparire in una visione superficiale, se il rapporto viene affrontato in modo serio e professionale.
Se si prende, per esempio, la produzione del cemento, ci si
rende conto di come questa abbia degli indubbi effetti positivi sul nostro ecosistema. Molti rifiuti prodotti da altre attività industriali, infatti, o dalla comunità, possono essere riutilizzati come materia prima di sostituzione, come correttivi per il cemento, oppure come combustibili alternativi senza ridurre la qualità del prodotto. A tal proposito occorre sottolineare che sia il recupero come materie prime o correttivi, che quello termico negli impianti di produzione di cemento, presentano, sia in assoluto sia in rapporto alle alternative di eliminazione (discariche e/o inceneritori professionali), numerosi vantaggi, contribuendo alla conservazione delle risorse naturali come i combustibili fossili e i minerali. In effetti, le caratteristiche del ciclo produttivo del cemento sono tali da garantire l'assimilazione della componente minerale e il recupero dell'energia contenute nei residui, garantendo in ogni caso l'assenza di conseguenze negative per l'ambiente. Va sottolineato inoltre, che il riutilizzo non
dà luogo alla formazione di residui di alcun tipo (solidi, fanghi o liquidi) da smaltire con impianti appositi. Un altro aspetto importante è quello che riguarda il recupero di aree. Un esempio pratico di come esso possa essere realizzato lo si è ottenuto nell'area ( 23 ettari) della miniera di roccia asfaltica bituminosa di Scafa (PE), la cui copertura in materiale calcareo viene utilizzata per la produzione di cemento. Questo territorio si trova in Abruzzo, una regione italiana caratterizzata dalla presenza di tre grandi parchi: il Parco Nazionale del Gran Sasso, il Parco Nazionale della Maiella ed il Parco Nazionale d'Abruzzo. La miniera, che è limitrofa al Parco Nazionale della
Maiella, è situata ad una quota di circa 500m ed appartiene ad una vasta area estrattiva di cui oggi rimane ancora in esercizio una consistente parte. La maggior parte della superficie del Parco si trova a quote elevate ed è compresa tra i 400m delle zone più basse ed i 2793m del gruppo della Maiella dove la vegetazione è formata da associazioni di pino mugo (Pinus Mugo) e da estese aree boschive (faggeti nella parte alta e querceti a roverella in quella più bassa); in questi rilievi appenninici, che si presentano con una forma massiccia e cupoleggiante con grandi superfici spoglie e sassose, il limite della vegetazione arborea è abbastanza basso e le associazioni vegetali che occupano le fasce cacuminali
generalmente sono formate da magri pascoli. L'asprezza di queste zone si riflette ovviamente sulla presenza umana che è molto ridotta e che per larghi tratti non ha modificato gli equilibri naturali esistenti; la montagna è infatti brulla e poco ospitale tanto che le popolazioni locali hanno ricercato altrove fonti di lavoro e reddito. L'opera di “recupero” è iniziata verso la fine degli anni settanta quando vennero avviati gli interventi di rimodellamento che hanno portato alla situazione
morfologica definitiva di vaste aree precedentemente escavate. Il terreno sul quale si sono realizzati gli interventi di piantagione e di semina era povero di elementi nutritivi e aveva una struttura molto grossolana; nelle zone a maggior pendenza si sono dovute eseguire delle buche che, successivamente riempite di terreno vegetale, hanno ospitato la vegetazione arborea mentre, dove la pendenza ed il tipo di substrato lo permettevano, si sono realizzate delle piantagioni di conifere ed ampie superfici sono state consolidate con la messa a dimora di cespugli e piante di robinia
(Robinia pseudoacacia). Per migliorare la situazione ambientale e favorire la rinaturalizzazione di quest'area, viene attuato un intervento sistematico, che si manifesta con operazioni colturali quali diradamenti, concimazioni, sostituzioni di specie e pulizia del sottobosco favorendo l'instaurarsi di associazioni vegetali più naturali ed in equilibrio con l'ambiente circostante.
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