MARZO 1999 
 
  
 
                                                                                                  Franco Manzoni
Non diversamente da ciò che accade in Europa, verso la metà dell'Ottocento il teatro ebbe un notevole impulso anche negli Stati Uniti d'America, polo economico e sociale sempre più in espansione, che simbolicamente già allora rappresentava la terra dove potersi riscattare e rifarsi una vita. La letteratura nordamericana nacque indubbiamente come proiezione di quella inglese, e, trasferendosi in zone remote e venendo a contatto con realtà completamente differenti, assunse una connotazione propria via via che i decenni passavano e si andava formando davvero un'identità nazionale. Primo passo per questo lungo iter fu la conquista dell'indipendenza politica. Inoltre la corsa all'oro e lo spostamento di migliaia di individui verso le terre dell'ovest, generò il costituirsi di varie compagnie di teatranti - ovviamente di differente livello - che, parallelamente alle grandi e importanti compagnie cittadine e di più antica tradizione, ebbero il merito di portare, in ogni seppur piccolo nucleo abitativo, il gusto della rappresentazione e della narrazione di accadimenti facenti parte della storia di questa terra americana: nascevano così le radici di un Paese, una terra dove erano affluiti genti di diverse origini, tradizioni e lingua, che, anche grazie al teatro, riuscì ad ottenere nei decenni il crearsi di una propria storia e cultura nazionale. L'ampliarsi e l'aggravarsi del problema della schiavitù e la guerra civile tra gli anni 1861-65 furono i temi dominanti nelle opere sia dei romanzieri, sia di coloro che si interessavano esclusivamente di teatro. Un esempio indiscutibile fu il successo mondiale che ottenne il romanzo, e poi la riduzione teatrale de La capanna dello zio Tom, che ebbe per decenni svariate versioni e adattamenti, e che interessò generazioni e generazioni di americani. Tratto dall'omonimo romanzo (1850) della scrittrice Harriet Beecher Stowe (1811 - 1896), innestato su quel filone narrativo popolare che ebbe proseliti fin quasi ai giorni nostri con alterne fortune, il testo teatrale propose ad un vastissimo pubblico, all'epoca per giunta per lo più analfabeta, il problema della schiavitù nera in America, della vendita degli schiavi e del razzismo. Nasce così il simpatico personaggio dello zio Tom, schiavo nobile e gentile, che serve fedelmente la famiglia Shelby; per un improvviso, quanto radicale, dissesto finanziario del suo padrone, Tom deve abbandonare moglie e figli, ed essere venduto ad un mercante di schiavi. Per diverse vicissitudini sembra che per Tom ci sia un momento di tranquillità presso la casa di un nuovo padrone buono, quando la morte di quest'ultimo fa nuovamente cadere il saggio nero sotto il giogo della vendita all'asta. Purtroppo per lui questa volta gli capita come padrone un tale Legree, piantatore perfido, amorale cattivo ed alcolista. Quest'ultimo per una futile questione lo frusta a morte e l'arrivo del figlio del buon padrone Shelby, che giunge con l'intento di riscattarlo, non può cambiare la situazione: egli riesce solamente a raccogliere le ultime parole dell'eroe Tom, che, morente, nonostante il mal ricevuto, sono di totale perdono. George Shelby, turbato profondamente dall'accaduto, tornato a casa deciderà di cambiare vita e libererà tutti i suoi schiavi. Questa tematica e il modo di proporla ebbe il gran pregio di promuovere la causa abolizionista, nella speranza, forse celata, di raggiungere nel futuro una parità e un'assimilazione tra razze diverse. Di carattere meno impegnato, venne poi a realizzarsi un genere che già in Inghilterra aveva trovato un suo pubblico, quello dei burlesque. Esso si fece strada in America, riscuotendo vasto eco di pubblico e divenendo spettacolo sempre più seguito per le note parodistiche che facevano parte del genere. Uno dei burlesque di maggior successo fu Pocahontas (1855), che si rifaceva alla tradizione del “buon selvaggio”. Negli ultimi decenni del secolo XIX il burlesque venne sempre più a modificarsi attraverso scenografie spettacolari, con presenza di musica, di danza e di canzoni, perdendo via via l'elemento parodistico, che fin ad allora era predominante, per diventare in fieri il genere che da noi si poteva identificare col varietà. In diverse opere di questo periodo si nota una chiara prevalenza per il realismo e il grande promotore a livello critico e letterario dell'epoca fu William Dean Howells (1837-1920). Giornalista e scrittore, egli si batté in favore del realismo, mirando nel romanzo ad analizzare temi di costume a sfondo sociale, rappresentando soprattutto personaggi delle classi medie emergenti urbane. Tuttavia, la sua scrittura non si fermò solo al genere del romanzo; infatti scrisse anche numerosi testi teatrali e di critica letteraria quali, ad esempio, Critica e narrativa (1891), ed influenzò col suo pensiero tutto l'ambiente letterario, coinvolgendo così pure la rappresentazione teatrale. Sono di questo periodo due testi per il palcoscenico, che risultarono di un certo interesse, come Margaret Fleming (1890) di James Herne (1839-1901), ritenuto da molti il dramma americano più realistico del diciannovesimo secolo; l'altro testo, Servizio Segreto (1895) di William Gillette (1855-1937), è un dramma sul tema della guerra civile americana: un atto stesso dell'opera è dedicato interamente all'ambientazione-ricostruzione di un autentico ufficio telegrafico. Infatti attraverso l'uso di oggetti ed elementi della vita quotidiana si tentò di realizzare in modo virtuale, trasponendola sulla scena, la vita vissuta di ogni giorno.

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