MARZO 1999 

 

 

  
 
 IL RUOLO DELLA PSICHIATRIA  

                                                                                                              (abstract)                              George B. Palermo

 
Il contesto sociale 

La biblica storia di Caino ed Abele e altri numerosi fatti di violenza che caratterizzano la storia dell'umanità, avvalorano la tesi secondo la quale la violenza e la vittimizzazione sono state parte integrante della vita collettiva sin dai tempi più remoti. Oggi, la violenza nella nostra società, nelle strade, nelle case, e a volte anche nei luoghi di lavoro, è aumentata considerevolmente. Comunque, per comprenderla a fondo, è necessario inquadrare la violenza sociale in situazioni storiche particolari e cicliche, come descrisse chiaramente Giambattista Vico. La violenza è spesso espressione di frustrazione e ostilità, dovuta a insoddisfazione per il tipo di vita che si conduce. Oggi, nel mondo occidentale, il clima culturale è altamente tecnologico e i sistemi socio-economici tendono a manipolare i membri della società, anche se in maniera non visibile. La filosofia utilitaristica prevalente ha ridotto l'uomo ad un essere i cui comportamenti possono essere predetti, manipolati e controllati. Valori che sono stati tramandati nel tempo sono andati, via via, scomparendo, il principio di autorità è stato minato a tutti i livelli. La famiglia, da parte sua - pur cercando di adattarsi alle nuove scoperte tecnologiche e deformazioni culturali - spesso è incapace di trasmettere quei valori tradizionali di onestà e responsabilità così importanti per formare dei cittadini. Non bisogna minimizzare, analizzando le cause di certi fenomeni, la portata di fattori sociali ed economici come la mancanza di lavoro, le scarse opportunità di educazione, la ricerca di una soluzione rapida ai problemi attraverso la droga. Oltre a ciò, nei decenni passati, un falso “psicologismo” ha provveduto a dare confuse interpretazioni della realtà, rendendo invece più complessi i rapporti interpersonali. Progressivamente la figura paterna ha perso autorevolezza, la qual cosa, unita alla crescente assenza della madre, ha generato nei giovani, e specialmente nei giovanissimi, una certa disillusione nei confronti della vita, soprattutto nella sua dimensione sociale. Il diffondersi di atteggiamenti di indifferenza e apatia (non solo tra i giovani) si accompagna spesso alla dipendenza da prototipi sociali che simboleggiano l'affermazione sociale. Contemporaneamente un atteggiamento ribelle e distruttivo ha preso piede, raggiungendo il livello sociale e familiare: sono sempre più numerosi i figli che uccidono i genitori, genitori che uccidono i figli, le sevizie e le violenze sessuali su donne e bambini in ambito familiare. Adolescenti e adulti usano con facilità armi da fuoco ed aumentano gli omicidi brutali in cui il corpo è orrendamente mutilato. Fede e religione sono stati oggetto di critica e vilipendio. La loro positiva e benefica influenza sulla società in generale, sugli individui e sulle famiglie, è stata, per anni, minata. In questo contesto di dissacrazione totale promossa da sociologi, psicologi e mass media, le stesse autorità religiose non sono riuscite a tenere fermi i principi morali, fino a diventare sostenitrici di rivendicazioni sociali più che di valori spirituali. In questa situazione di confusione, l'onnipotenza creativa dell'uomo ha cercato di sostituirsi a Dio. Questa onnipotenza, però, rivela il suo lato debole nella incapacità di controllare l'aggressività dell'uomo-onnipotente, aggressività che valori morali ed etici, in passato, sono stati capaci di canalizzare. L'uomo sembra aver perso la capacità di self-control ed ha prodotto un'altra malattia sociale, che l'uomo non riesce a combattere e sconfiggere: la dipendenza da droga ed alcol, con tutto le conseguenze immaginabili, emarginazione, piccola e grande criminalità, malattia mentale. 

Mea culpa? 

Dovrebbe la psichiatria sentirsi colpevole per questo stato di cose? Con l'avvento della psicoanalisi, il mondo occidentale ha fatto suoi teorie e schemi di comportamento che, seppur interessanti e di una certa praticità, non esauriscono di certo la complessità della natura umana e della vita stessa, e tanto meno dei disturbi psichici. Accogliendo questi schemi, molti psichiatri hanno perso la visione complessiva dell'uomo e quell'approccio umano che è essenziale nel lavoro terapeutico. Essi sono diventati dei tecnici e il loro atteggiamento è divenuto permissivo, nell'illusione di beneficiare i propri pazienti, attenuandone gli istinti di ostilità e rabbia. Nel contempo hanno mancato di giudicare obiettivamente sia le relazioni interpersonali che la omeostasi psichica e sociale dei pazienti e la loro vita familiare. La psichiatria ha finito dunque con il giustificare i comportamenti ribelli, abbracciando quelle scuole di pensiero per le quali la società è la causa prima dei problemi di ognuno, senza ricordare che la società non è un entità astratta ma è composta da individui. Questa accusa contro la società e l'autorità fu seguita da una impulsività sfrenata, risentimenti, ostilità ed odio, proteste sociali non solo nelle piazze ma anche nelle famiglie, distruggendo uno stato di relativa armonia. Manifestazioni di ostilità nelle nostre città contro l'autorità costituita, dimentichi che natura non facit saltum; una massima sempre valida nel corso dei secoli. Ogni indirizzo terapeutico rivolto a problemi umani dovrebbe essere olistico. L'uomo è un composto di corpo, mente, psiche, spiritualità ed è inserito in un ambiente. La psichiatria non dovrebbe essere soltanto una tecnica specialistica, ma fondarsi su una vasta conoscenza umanistica inclusiva di psicologia, filosofia, sociologia, religione e, perché no?, buon senso. Ciò minimizzerebbe l'influsso degli indirizzi terapeutici pregiudizievoli e aiuterebbe lo psichiatra ad apprezzare il paziente nella sua totalità. Lo psichiatra, mediante la terapia, dovrebbe essere in grado di aiutare il paziente, accompagnandolo verso la soluzione dei problemi senza interferire con i suoi valori, sia religiosi che umani. Purtroppo, gli psichiatri sono essi stessi uomini e, come tutti, riflettono i valori sociali del periodo in cui vivono.  

Criminalità 

Il comportamento violento e criminale ha raggiunto livelli altissimi, soprattutto negli Stati Uniti, spesso all'avanguardia in cose buone e cattive. Sembra statisticamente provato che la criminalità si sviluppa in modo particolare fra quelle persone che vivono in uno stato di povertà, ma si va sempre più diffondendo la criminalità fra gli appartenenti al ceto medio o anche alto. Negli Stati Uniti il numero degli omicidi è più alto nei ghetti abitati da minoranze etniche e dove imperversa la droga. La maggior parte dei crimini è perpetrata su giovani afro-americani. Molti crimini vengono portati a termine in ambito familiare: il 45% degli omicidi negli USA sono il risultato di violenza domestica ed entro le stesse mura domestiche i ragazzi apprendono il comportamento violento dei loro genitori, di altri conviventi. I giovanissimi vivono in un clima di violenza e paura, di sadomasochismo, di aggressività, che il più delle volte subiscono. Questo ambiente li influenza e crea in loro una profonda insicurezza, difficoltà scolastiche e nei rapporti interpersonali. Li rende incapaci di ottenere e mantenere un lavoro, di formarsi una famiglia e di assumere le responsabilità della vita adulta. Una progressiva marginalizzazione li demotiva e li rende incapaci di divenire membri produttivi della società. La loro disumanizzazione, la loro spersonalizzazione, la loro aggressività e la loro passività manipolatrice a volte esplodono in una criminalità del peggior tipo. Si hanno così i crimini più impensabili - non soltanto quelli commessi dai cosiddetti serial killer - ma ad esempio dovuti all'improvvisa apparizione di un killer furioso che commette una strage. Sempre più frequenti sono i casi di violenza esplosiva e ci si domanda come mai ciò avvenga. Forse che gli artefici di queste violenze siano persone incapaci di accettare un ruolo disumanizzato nella società? Spesso, questi atti di violenza sono perpetrati da persone che usano ed abusano di droghe e alcol, che vivono i disagi psichici già menzionati. E' questa la conseguenza dell'essere cresciuti senza una figura paterna, in una società da cui ci si sente rifiutati? In questa società confusa, sempre più spesso appare la figura del pedofilo lussurioso che approfitta sessualmente di bambini i quali sono a volte anche oggetto di filmati pornografici. Spesso questi bambini scompaiono. Negli Stati Uniti tra le 5 e le 6.000 persone, bambini e non, sono date ogni anno per scomparse e forse una buona percentuale è stata vittima di crimini sconosciuti. La criminalità esiste ovunque, senza dubbio: non c'è strato sociale che ne abbia l'esclusiva né che possa vantarsi di esserne immune. Uno studio realizzato su cento carcerati in una prigione americana ha rivelato che essi attribuiscono il proprio operato alla disintegrazione della famiglia e alla mancanza della figura paterna. Sembra, infatti, che la nostra società stia diventando una società di figli senza padre. Comunque, non soltanto il padre manca in molte famiglie, ma anche la madre, che per fattori sociali ed economici è spesso fuori casa ed è costretta a lasciare i figli a loro stessi o all'attenzione di estranei. Ne deriva una vera e propria incapacità a stabilire un rapporto normale con gli altri. Negli Stati Uniti, al 30 giugno 1994, le carceri cittadine erano popolate da 484.000 adulti, circa uno ogni 398 residenti negli USA. La popolazione nelle prigioni statali e federali, invece, è stata stimata a 992.000 detenuti alla fine del 1994. Il numero dei crimini negli Stati Uniti è di molti milioni all'anno, e ogni anno entrano ed escono dalle prigioni circa 2.000.000 di persone. Il numero totale di persone sotto sorveglianza penale era, nel 1994, di circa 5.100.000. Sebbene il numero di omicidi negli Stati Uniti sembri essere in diminuzione, fino al 1995 si è aggirato sui 30.000 all'anno. E' interessante notare che il numero dei suicidi è più alto di quello degli omicidi di qualche migliaio. Molto probabilmente sia gli omicidi che i suicidi riflettono l'aggressività - diretta o verso gli altri o verso se stessi - in seguito a stati di ostilità distruttiva o di disperazione dovuti ad un grave disagio sociale. Emarginazione, alienazione, dissoluzione di legami, mancanza di lavoro, il cancro della droga e dell'alcol sono tutti fattori che stimolano e producono quei disturbi di natura esistenziale e psicologica di cui molti cittadini americani soffrono. La criminalità giovanile è diventata un dramma per la società statunitense e costituisce un dilemma morale per gli stessi giudici. I crimini commessi dai giovanissimi sono spesso senza motivo e profondamente distruttivi, e così le sentenze dei tribunali appaiono come un'accusa contro la società. Non c'è giustificazione per questo tipo di criminalità giovanile; è semplicemente inconcepibile. Non si dovrebbe fare della psicologia spicciola dicendo che la violenza di queste persone è una reazione alla possibile violenza degli altri e una inconscia identificazione con il presunto o reale aggressore. Molti di questi giovani criminali vivono in condizioni penose e tuttavia ciò non giustifica il loro comportamento antisociale. Si tratta di giovani che a volte, quando sono sotto l'influenza della droga o dell'alcol, soffrono di allucinazioni uditive: la voce di Dio o quella di Satana appaiono nei loro stati confusionali, mettendo a fuoco, forse, l'eterno problema di tutte le società e di tutti gli uomini, la lotta fra il bene e il male. Comunque, soltanto raramente tali soggetti sembrano esprimere un interesse verso Dio. Certamente, dettami religiosi mancano nella loro vita, e la maggior parte di loro non ha la minima spiritualità o nesso con un qualsiasi credo. La loro vita sembra non avere scopo. Molti di loro possono essere riabilitati, e specialmente, quando si tratta di giovanissimi, la loro criminalità potrebbe essere prevenuta. Come può il problema di un singolo essere paragonato ad una società intera? La società come l'individuo attraversano cicli di sviluppo. Come nella prima ci sono periodi di prosperità e di rinascita alternati a periodi di depressione e oscurantismo, così in un individuo ci sono stati emotivi e comportamenti diversi che si alternano. Come Dante si ritrovò nell'oscura foresta, simbolo della depressione, perdendo la diritta via, così molti nella nostra società sembrano aver perso la strada maestra. Molte persone sembrano trovarsi in una foresta buia, confuse da problemi sociali, culturali ed etici, dove gli impulsi incitano a comportamenti antisociali e distruttivi. Non dimentichiamo che Dante credeva che ragionevolezza, conoscenza ed esperienza potevano essere di aiuto nella ricerca della verità, purché sorrette dall'amore. Questa potrebbe essere la base di un tentativo di rieducazione sociale. 

Il compito della psichiatria 

Come può la psichiatria essere di aiuto nel combattere la criminalità? Gli psichiatri hanno a volte delegato il loro ruolo primario a professioni i cui membri spessissimo non posseggono le conoscenze diagnostiche e terapeutiche necessarie. Gli psichiatri dovrebbero invece cercare di assumere nuovamente il ruolo che avevano nel passato. Dovrebbero abbandonare l'atteggiamento di laissez-faire, le teorie relativistiche che hanno contribuito ad annullare i valori umani e hanno dato vita a religioni secolarizzate. Non dovrebbero sottoscrivere quel concetto di pseudo-onnipotenza umana che non ha fatto altro che aumentare il senso di inadeguatezza e di disperazione. Gli psichiatri potrebbero essere di grande aiuto con le loro tecniche terapeutiche, la loro empatia, la loro comprensione, il sostegno morale dei pazienti, se a volte non sminuissero l'importanza dei valori etici, morali e religiosi che i pazienti stessi possono esprimere nel colloquio. Soprattutto, nei contatti terapeutici, devono responsabilizzare i pazienti. Per esperienza posso affermare che si tratta di un lavoro arduo ma, se motivato da quella “caritas” che dovrebbe essere alla base di ogni  
 

Bureau of Justice Statistics 

National Crime Victimization Survey crime trends, 1973-1997 and midyear 1998 

1973-1991 data adjusted to make data comparable to data after the redesign 

Homicide data were calculated from the FBI's Supplementary Homicide Reports 

Adjusted victimization rates 

Number of victimizations per 1,000 population age 12 and over 

Total Aggravated Simple 

violent Murder Rape Robbery assault assault 

Year crime 

1973 47.7 0.1 2.5 6.7 12.5 25.9 

1974 48.0 0.1 2.6 7.2 12.9 25.3 

1975 48.4 0.1 2.4 6.8 11.9 27.2 

1976 48.0 0.1 2.2 6.5 12.2 27.0 

1977 50.4 0.1 2.3 6.2 12.4 29.4 

1978 50.6 0.1 2.6 5.9 12.0 30.0 

1979 51.7 0.1 2.8 6.3 12.3 30.3 

1980 49.4 0.1 2.5 6.6 11.4 28.8 

1981 52.3 0.1 2.5 7.4 12.0 30.3 

1982 50.7 0.1 2.1 7.1 11.5 29.8 

1983 46.5 0.1 2.1 6.0 9.9 28.3 

1984 46.4 0.1 2.5 5.8 10.8 27.2 

1985 45.2 0.1 1.9 5.1 10.3 27.9 

1986 42.0 0.1 1.7 5.1 9.8 25.3 

1987 44.0 0.1 2.0 5.3 10.0 26.7 

1988 44.1 0.1 1.7 5.3 10.8 26.3 

1989 43.3 0.1 1.8 5.4 10.3 25.8 

1990 44.1 0.1 1.7 5.7 9.8 26.9 

1991 48.8 0.1 2.2 5.9 9.9 30.6 

1992 47.9 0.1 1.8 6.1 11.1 28.9 

1993 49.1 0.1 1.6 6.0 12.0 29.4 

1994 51.2 0.1 1.4 6.3 11.9 31.5 

1995 46.1 0.1 1.2 5.4 9.5 29.9 

1996 41.6 0.1 0.9 5.2 8.8 26.6 

1997 38.8 0.1 0.9 4.3 8.6 24.9 

Mid1998 36.7 0.1 0.8 4.2 8.0 23.6 

 

Note: Estimates for 1993 to 1997 are based on collection year while  

earlier estimates are based on data year. Estimates for 1998 are for  

the 12 months ending June 30, 1998.

terapia e dal senso di responsabilità verso l'individuo e la comunità, può dare risultati positivi. La psichiatria deve vedere l'uomo nella sua totalità e dare spazio alla sua spiritualità. Troppo spesso ci si dimentica che i mali dello spirito causano anche mali psichici. Molto si può e si dovrebbe fare per prevenire la violenza. Le sole forze dell'ordine non possono dare un'adeguata risposta; la prevenzione della violenza, infatti, richiede non soltanto un impegno duraturo ed a lungo termine, ma anche un approccio multidisciplinare al problema, con la partecipazione di vari professionisti. La psichiatria deve essere parte di questa risposta sociale alla criminalità. La psichiatria, infatti, dovrebbe partecipare attivamente nell'individuare le persone potenzialmente violente, dando un contributo essenziale alla prevenzione. Mentre è difficile prevenire la violenza in individui come i serial killer (che generalmente non vengono in contatto con gli psichiatri prima della cattura e sono quindi difficili da individuare), per la maggioranza dei criminali - adolescenti con turbe comportamentali, giovani frustrati, borderline pluriomicidi o depressi suicidi, o persone soltanto depresse - molto si può fare, non soltanto cercando di alleviarne la disperazione esistenziale, ma anche curando la loro psicopatologia e controllando la loro aggressività. E' importante cercare di intervenire a livello scolastico e nei luoghi di lavoro. Ciò implica la collaborazione tra persone competenti di varie professioni. I problemi psicologici cominciano presto nella vita, si è ipotizzato che inizino già nell'utero materno, ma certamente spesso nella fanciullezza. Ci sono dei momenti cruciali nella crescita in cui ostilità, aggressività e violenza sono più presenti e possono dar luogo ad una esplosione emotiva e comportamentale. Poiché il comportamento antisociale è molto più frequente tra i 16 e i 34 anni circa, ed è spesso preceduto da un'escalation della ribellione durante la fanciullezza e l'adolescenza, gli psichiatri dovrebbero cercare di individuare tratti violenti nel bambino ribelle, nell'adolescente antagonista, nella persona che commette i primi atti antisociali, nella persona apatica, chiusa in se stessa o isolata. In campo legale, gli psichiatri devono restare obiettivi e non divenire partigiani ad oltranza nelle loro perizie, specialmente quando si tratta di responsabilità criminale. Gli psichiatri dovrebbero anche occuparsi della situazione dei detenuti negli istituti di correzione, cercare di organizzare o partecipare a terapie di gruppo per controllare l'ostilità dei detenuti, tenere corsi educativi sulle manifestazioni dell'ansia, della depressione, o altre malattie di origine psicologica, corsi educativi o terapia di gruppo sul come minimizzare e controllare la propria aggressività, istituire gruppi di riflessione e meditazione. Non possono fare a meno di discutere con i detenuti sulle conseguenze a volte disastrose del possesso di armi da fuoco. Negli Stati Uniti, le armi da fuoco rappresentano la seconda causa di morte accidentale e sono responsabili per il 72% degli omicidi nei giovani fra i 10 e i 14 anni. Ovviamente, i responsabili degli istituti di pena dovrebbero cercare di istituire ampi servizi psichiatrici, una specie di mini-appartamento di igiene mentale per i detenuti, e sviluppare programmi di riabilitazione. Ma, soprattutto, gli psichiatri dovrebbero dedicarsi alla cura delle persone devianti e dei possibili problemi psichici che sono parte del loro background, anche se non si tratta palesemente malati di mente. 

Conclusioni 

E' sempre più chiaro il ruolo che gli psichiatri potrebbero esercitare nell'ambito sociale, contestando quelle teorie che provengono dalle analisi superficiali effettuate da analisti e sociologi, che tanto hanno contribuito a creare una società come quella in cui viviamo. Una società che dovrebbe recuperare (anche se può sembrare provocatorio) quei tabù che possono insegnare a raggiungere, nelle fasi adolescenziali, l'autocontrollo.  

George B. Palermo, 

M. D. Professore di Clinica Psichiatrica e Neurologica  

Medical College of Wisconsin 

Grafici e tabelle riportati nell'articolo sono tratti dalle pubblicazioni del "Bureau of Justice Statistics" (U.S. Department of Justice) 

 

 

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