MARZO 1999 
 
  
 

 

Dopo un breve momento di euforia, l'Euro continua a sentire le prime difficoltà nell'ambito finanziario, nei confronti del dollaro, mentre l'Italia è impegnata nella prima grande operazione finanziaria che vede contrapporsi il pubblico e il privato. Lo scontro fra Telecom e l'Olivetti mette in evidenza le contraddizioni del sistema economico italiano, contraddizioni concernenti la materia politica. Le previsioni? La presenza di finanziatori esteri ha una particolare rilevanza, almeno per gli addetti ai lavori. Tra i tanti nodi da sciogliere nella riforma dello Stato, una priorità è il trasferimento delle risorse alle regioni e ai comuni per 10.000 miliardi. Questo provvedimento è difficile da attuare a causa dell'instabilità del Governo, dovuta alla crisi in atto nei vari partiti che lo compongono (UDR, DS, PPI, RI etc.) e della nascita del nuovo partito di Prodi. Motivo dell'instabilità sono appunto i vari temi che il Governo deve affrontare e sui quali la maggioranza non ha una linea comune. Dopo gli scandali del Veneto e della Lombardia (il primo è già rientrato), il Ministro Bindi lancia l'idea della tessera antitruffa, burocrazia su burocrazia, mentre al Senato è in discussione il disegno di legge per cancellare il prontuario ed il tetto di spesa. Per l'importanza che riveste in ambito sanitario l'argomento riportiamo le parti salienti del dibattito.

CAMERA DEI DEPUTATI
Dibattito sulla conversione in legge
del decreto 28-12-1998, n.450, recante disposizioni
per assicurare interventi urgenti
di attuazione
del piano sanitario nazionale 1998-2000

FABIO DI CAPUA, Relatore.

Entrando nel merito del provvedimento in esame, il decreto-legge n. 450 del 1998, che ci giunge dal Senato, interviene nella materia sanitaria in attuazione di una serie di provvedimenti, come la legge finanziaria, il piano sanitario nazionale 1998-2000 ed altri dei quali rappresenta sostanzialmente un momento attuativo. Il decreto-legge contiene interventi su varie materie. All'articolo 1 ne è previsto uno in campo strutturale, nelle varie regioni del nostro paese, per consentire la realizzazione e l'attivazione di servizi destinati all'assistenza di pazienti neoplastici terminali e contemporaneamente la realizzazione di condizioni migliori per l'accoglienza dei loro familiari. L'intervento prevede la realizzazione di una o più strutture all'interno di ogni regione, attraverso lo stanziamento di risorse all'uopo destinate. All'articolo 1 sono altresì previste alcune modalità di intervento, la disciplina della presentazione dei progetti e la previsione di un decreto che dovrà definire i parametri e le regole cui dovranno attenersi le regioni per la presentazione di tali progetti. Nello stesso articolo, al comma 6, è previsto un sostegno finanziario per l'assistenza domiciliare presso i comuni: direi che è probabilmente il più qualificante degli interventi previsti all'articolo 1. Non possiamo non rilevare, infatti, che la previsione di un'organizzazione di assistenza ai pazienti neoplastici terminali, che ne prevede l'eventuale concentrazione e mobilitazione in uno o più centri di ambito regionale, non potrà non produrre problemi e disagi per la mobilizzazione degli stessi, nonché per i familiari che sono chiamati ad assistere i pazienti. E' evidente che la prospettiva futura dovrebbe essere l'assistenza domiciliare. All'articolo 2 è prevista l'introduzione, in via sperimentale, della tessera sanitaria. Sicuramente è uno degli aspetti più qualificati dell'intero provvedimento e rappresenta un elenco fortemente innovativo di ammodernamento del sistema, del rilevamento dei dati, della possibilità di raccolta di elementi informativi necessari per una crescita della qualità dell'assistenza e per una velocizzazione delle procedure, nonché per la possibilità di fornire una serie di servizi agli assistiti, anche in tempo reale. L'articolo 3 riguarda una questione non nuova negli interventi legislativi del Governo e relativa al ripiano dei debiti delle regioni in campo sanitario. Il problema si pone in maniera ricorrente ed è legato, probabilmente, ad una sottostima delle risorse messe a disposizione per questo settore, che determinano puntualmente ogni anno l'incapacità delle regioni a contenere la propria spesa entro i tetti prestabiliti. Tale stato di cose merita qualche rilievo e una riflessione; non discutiamo sull'atto dovuto, sostanzialmente rappresentato dal provvedimento in esame, trattandosi di situazioni espositive relative agli anni precedenti, tuttavia non può non essere oggetto di riflessione il perdurante stato debitorio nel quale vengono a trovarsi le regioni e che, probabilmente, rende necessaria una riflessione sulla congruità delle risorse finanziarie messe a disposizione del sistema sanitario nel suo complesso, ma anche una riflessione sulla velocizzazione dei processi di federalismo fiscale e di potenziamento dell'autonomia delle ragioni in materia di gestione delle risorse. Ci auguriamo che i provvedimenti che deriveranno dalla legge delega, approvata di recente da questo Parlamento al fine di potenziare l'autonomia delle regioni in campo sanitario, possa renderle concretamente autonome dal punto di vista finanziario, senza dover necessariamente ricorrere a provvedimenti di ripiano, che non sempre hanno una totale giustificazione. L'articolo 4 del provvedimento in discussione estende alle risorse destinate, per altri anni, al ripiano di debiti lo stesso meccanismo dell'abolizione dei vincoli legati al controllo e all'intervento della Corte dei conti sui rendiconti delle regioni e dei direttori generali delle ASL. L'articolo 5 interviene su una materia legata alla rinegoziazione dei contratti nei confronti di aziende fornitrici di beni e servizi per una riconsiderazione dei parametri in base ai quali alcuni di essi sono stati stipulati. Rileviamo un paio di elementi che meritano di essere considerati, cioè l'ingerenza in un meccanismo di trattativa diretta che dovrebbe investire esclusivamente l'azienda sanitaria locale - che ha, di fatto, una certa autonomia nella gestione di tali operazioni - e l'azienda che fornisce i servizi, nonché il fatto che questo tipo di iniziative adottate in campo sanitario non trovano analoga corrispondenza in altri settori della pubblica amministrazione, anche per quanto riguarda aziende dotate di autonomia finanziaria e giuridica. Signor Presidente, la valutazione che il relatore fa sul provvedimento è complessivamente positiva, soprattutto per gli elementi qualificanti che esso contiene e che sono volti al sostegno di alcuni settori, quali l'assistenza domiciliare e le problematiche del paziente neoplastico terminale.

GIOVANNI FILOCAMO

Passando al merito del provvedimento, da esso si evince chiaramente che il Governo e la maggioranza non possono improvvisare in temi così importanti, quali quelli della sanità e della salute dei cittadini. Quest'ultimo è bene a cui nessuno vuole e può rinunciare. Dopo aver strombazzato ai quattro venti - sia la maggioranza, sia il Governo, sia lo stesso ministro - l'utilità e la completezza di una programmazione nazionale chiamata addirittura “patto di solidarietà con la salute”, ci si è accorti non solo che non c'erano i fondi per poterlo attuare, ma che mancano persino le strutture per poter alleviare le atroci sofferenze ai malati terminali di tumore. Il piano sanitario nazionale 1998-2000 è stato da noi definito - quando fu presentato - “specchietto per le allodole” e “libro dei sogni”. Esso, infatti, è pieno di frasi ad effetto, di affermazioni velleitarie e teoriche e non si discosta, se non per gli spot pubblicitari che contiene, dai precedenti piani sanitari. Il piano stabilisce che l'assistenza è un servizio essenziale, ma non indica in che modo essa debba essere erogata e con quali garanzie, in quali termini di efficienza ed efficacia. Esso non contiene alcuna affermazione sul miglioramento della diagnostica, sull'incremento dell'efficacia delle cure mediche e chirurgiche, sull'utilizzo di tecnologie avanzate, cioè su quel complesso di azioni dell'area diagnostico-curativa che possono effettivamente ridurre la mortalità. Il Governo, anziché operare all'interno di una visione - e di una conseguente azione - di regolamentazione e di controllo, intende gestire direttamente l'erogazione e la produzione del servizio, mantenendo il monopolio della gestione delle risorse finanziarie. Consideriamo inoltre ridicolo ed offensivo per i cittadini utenti il cosiddetto ripiano dei disavanzi delle aziende sanitarie, in quanto innanzitutto non ripiana nulla, essendo il disavanzo non di 3 mila, ma di oltre 26 mila miliardi, e in secondo luogo perché non si tratta di vero disavanzo, ma di una cattiva stima del riparto del fondo sanitario. L'efficienza del sistema non può essere perseguita per decreto, ma solo attraverso l'introduzione graduale di elementi di concorrenza e di liberalizzazione, sia nella fase di produzione delle prestazioni sia in quella di gestione delle risorse destinate alla copertura pubblica.

AUGUSTO BATTAGLIA

Signor Presidente, i democratici di sinistra ritengono importante ed urgente perché, a nostro avviso, si tratta di un provvedimento che introduce misure concrete e soprattutto operative che dovranno consentire .- ce ne auguriamo - alle regioni e alle aziende sanitarie di mettere in atto una serie di interventi che poi sono quelli contenuti nel piano sanitario nazionale 1998-2000. Ritengo che il piano sanitario nazionale colga quelli che sono gli aspetti più importanti della questione sanitaria nel nostro paese e individui alcune linee di lavoro importanti come le azioni di contrasto alle patologie più diffuse, l'obiettivo di migliorare le condizioni ambientali (molte delle patologie oggi derivano dal tipo di aria che respiriamo, dal tipo di acqua che beviamo, dal tipo di alimenti di cui ci nutriamo), la tutela dei soggetti più deboli, spesso meno tutelati rispetto ad altri cittadini che possono avere maggiori opportunità o una migliore organizzazione, l'innovazione tecnologica. A quest'ultimo riguardo sappiamo quanto il settore della sanità del nostro paese debba recuperare in termini di efficienza di adozione di tecnologie nuove ed innovative ed anche in termini di adeguamento della normativa esistente. In particolare vogliamo sottolineare l'importanza di quella disposizione normativa che si riferisce al ripiano dei disavanzi nazionali per la gestione finanziaria (per questo la somma prevista è di 3 mila miliardi). Si tratta di una misura importante anche se non rappresenta - al riguardo condivido alcune delle considerazioni che sono state fatte - un intervento risolutivo, perché interviene sui disavanzi solo fino al 1997. In ogni caso l'erogazione prevista costituirà una grossa boccata d'ossigeno per le nostre regioni, per le aziende sanitarie e certamente contribuirà a migliorare le condizioni di gestione finanziaria della sanità. Ciò è molto importante perché non dobbiamo mai sottovalutare che spesso le difficoltà finanziarie fanno lievitare i costi, caricando di oneri una gestione di per sé difficile. Nessuno si nasconde che il nostro paese attraversa una fase complessa e che avremmo bisogno di più risorse. Abbiamo appena affrontato una situazione di risanamento importante e stiamo uscendo da una situazione di difficoltà finanziaria. Ritengo significativo anche l'articolo 5: se, infatti, attualmente il costo del denaro è più basso, è opportuno che i direttori generali rivedano tutti i contratti stipulati prima del dicembre 1997 per ricondurre alcune clausole alle condizioni odierne. Siamo convinti che ciò potrà portare ad un recupero di somme finanziarie che possono essere finalizzate ad una migliore gestione dei servizi. Indubbiamente, il ripiano che si realizza attraverso questo provvedimento rappresenta un passo in avanti, ma dobbiamo fare ogni sforzo per arrivare il più rapidamente possibile a garantire alle aziende sanitarie e alle regioni una certezza finanziaria, non solo nella competenza, ma anche nella cassa, necessaria per affrontare quotidianamente i problemi disponendo delle risorse necessarie.