| APRILE 1999 |
Giacomo Puccini
e la cucinaE' risaputo che nel mondo musicale classico i
piaceri della tavola hanno sempre fatto parte della vita dei più importanti compositori. Molte storiche decisioni sono state tracciate durante lauti pasti annaffiati da un buon e corposo vino. E' questo il caso della "intensa" serata avvenuta a Milano in un importante albergo cittadino fra Mascagni e Puccini. Un coronamento ai molti anni di sacrifici che i due musicisti dovettero sopportare surante i loro studi al Conservatorio di Milano, quando dividevano la stessa stanzetta per
risparmiare. Ritornando agli anni giovanili troviamo un Puccini molto attento ai piaceri della tavola, anche se i soldi mancavano. Eppure la buona forchetta prendeva il sopravvento, però in modo attivo, poichè il compositore si divertiva a creare particolari piatti. Tutto ciò rispecchiava il suo carattere attivo ed indipendente, una trasposizione perfetta dalla musica alla cucina. Il piatto che Puccini amava cucinare era la pasta con le anguille, che riscuoteva sempre un grande successo fra gli amici.
Nel libro di Silvestro Severgnini "Invito all'ascolto di Puccini" vengono messi in evidenza aspetti interessanti , che gettano una nuova luce, simpatica e particolare, sulla sua vita: "... La sera, quando ho quattrini vado al caffè, ma passano moltissime sere che non ci vado, perchè un ponce costa 40 centesimi (...) La fame non la pato. Mangio maletto, ma mi riempio di minestroni "brodo lungo"...". La pancia è soddisfatta". (1) Dopo gli anni di sacrifici, quando ormai queste esperienze erano un lontano ricordo, Puccini continuava a cucinare, stavolta per divertimento, per la rumorosa schiera degli amici, quando si trovava nella capanna di caccia a Torre del Lago. Esisteva anche un altro piatto che il musicista preparava volentieri, e cioè le "aringhe coi ravanelli". E' noto che non perdeva occasione per sedersi a
tavola in compagnia, mangiando di gusto e terminando con un
ottimo e forte toscano, a chiudere in modo perfetto la serata. Le sue più belle e significative opere hanno intimamente il gusto per il bello e per il gaudente. Le situazioni più affascinanti ricordano da vicino una visione della vita filosofica e con un pizzico di ironia. Per esempio "Le Villi", rappresentata per la prima volta il 31 maggio 1884, vede come protagonista Roberto, che conduce una vita dissoluta. L'immagine romantica e scapestrata del personaggio riporta alla mente il modo di vivere quasi goliardico del compositore. La passione per la caccia fece scoprire a Puccini la particolare cucina della cacciagione, gustosa e di sapore molto forte. Molte volte, dopo le battute di caccia, si ritrovava con gli amici per arrostire fagiani e friggere pernici. In quelle serate narrava storielle sporche e, da come dicono le cronache "faceva a gara di peti". L'immagine che ne traiamo è certo lontana dalla serietà che solitamente si accompagna al melodramma e alla musica classica,e dimostra come l'uomo ha saputo divertirsi e godere la vita senza che il musicista trascurasse la sua splendida attività di compositore. Concludiamo riportando un altro passaggio del libro di Severgnini che rivela l'amore del Maestro per la vita semplice e rustica: "... così quando un giorno del 1884, il Maestro ha la ventura di passare da Massacioccoli, "sente" subito che questo "caro e benedetto" lembo di Toscana fra Lucca e Pisa, è la sua patria d'elezione... Nel 1891, Puccini torna all'"eden", dove aveva già lasciato il cuore e vi si stabilisce definitivamente" (2). Uno spaccato preciso della filosofia di vita di Puccini, che dimostra perfettamente l'amore per la vita che lo ha sempre accompagnato.
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