

Curiosamente,
stavo per scrivere queste note sei mesi fa: ero appena tornato dagli Stati
Uniti, dove una mia figlia diciottenne aveva ottenuto la cosiddetta “graduation”
della high school americana, per quegli scambi culturali che permettono a
studenti del penultimo anno di fare nuove esperienze esistenziali e scolastiche
in paesi stranieri.
A Winona, in Minnesota, con mia figlia c’erano infatti russi, finlandesi,
coreani, ecc. Con un altro spirito, vi avrei descritto la reazione degli insegnanti
di un rinomato Liceo Scientifico di Roma, dove la fanciulla aveva frequentato
con profitto i primi tre anni: vi basti sapere che la professoressa di inglese
aveva lamentato che sarebbe tornata in Italia con una “tremenda pronuncia
americana”…, per non dire del commento comune a quasi tutto il corpo docente
sulla “superficialità degli americani”, contrapposta naturalmente alla nostra
storia…
E, scrivendo appena di ritorno, avrei connotato volentieri, come esperienza
mia sia pure di una decina di giorni soltanto, la profonda provincia del nord,
verso il Canada, adagiata sui bracci del Mississipi: come vivono, dove vivono,
cosa dicono, la diversità profonda degli americani di Winona dai loro connazionali
di Chicago, a poche ore di automobile… ripenso a Chicago, a quei grattacieli
fenomenali, alcuni particolarissimi, e potete immaginare che cosa mi viene
in mente oggi che scrivo (figuriamoci quando leggerete, con le paure incombenti).
Ma almeno un aneddoto vorrei raccontarlo. Intanto, Winona è una cittadina
tutta orizzontale appunto, d’estate corteggiata dal fiume o meglio dai fasci
di fiume in cui si scomparte il Mississipi e d’inverno accompagnata da interminabili
piste di pattinaggio sul ghiaccio sopra i medesimi. Dicevo “orizzontale”:
e in effetti la psicologia collettiva degli americani è orizzontale, grattacieli
a parte, mentre quella europea e orientale è verticale… Il problema dell’enigmistica,
delle parole crociate, è che il quadro ha bisogno di entrambi i lati…., lo
dice la Settimana Enigmistica ma anche la storia del mondo. Bene, Winona e
le sue casette conteranno tra le ventimila e le trentamila anime, naturalmente
con grandi spazi a disposizione, strutture scolastiche, sportive, ecc.
E queste casette, alcune bellissime, veri cottage d’autore, molte medie, poche
scalcagnate ma comunque dignitose, non prevedono lucchettoni, grate o sistemi
di sicurezza come da noi: nulla. Si suona, si entra, spessissimo la porta
esterna, a vetri come nei film, rimane aperta. Benone. Il giorno dopo il mio
arrivo, per una banale questione di telefonini e di ricariche (attenzione:
le nostre majors telefoniche lì fallirebbero, in confronto a noi ce l’hanno
in pochi e lo usano ancor meno), capito in un negozio con annesso laboratorio:
mentre trafficavano con il mio cellulare, mi è caduto l’occhio su un foglio
appiccicato estemporaneamente su di una parete interna. Era una specie di
decalogo, non ricordo se composto da 26 o 27 voci, la cui espressione più
morbida era: ”Se vuoi un vero amico, conta sul tuo fucile”, o qualcosa del
genere. Tutto il decalogo (“Sei libero solo se sei armato” ecc.) era improntato
a una sorta di “fai da te” per la sicurezza personale che rapportato alla
totale apertura e libertà delle case faceva effetto.
Mia figlia mi ha
detto che quel decalogo non era poi così diffuso, certamente aveva una perentorietà
contundente.
Ripenso a quell’episodio, a quella contraddizione (ma è davvero contraddittoria
la casa aperta con il porto d’armi per la locale mentalità?) dopo l’attentato
alle Twin Towers, e ho sotto gli occhi un’intervista a Susan Sontag, la scrittrice
americana che non ha smesso di ragionare neppure all’indomani dell’immane
tragedia. Dice sintetizzando “Troppa retorica da cowboy”, e ancora “Questo
paese è al tempo stesso anarchico e conformista”. Allora, sei mesi fa, tirava
un’altra aria, sondaggi alla mano (ricchezza, carriera ecc.).
Adesso - ed è purtroppo tutt’altro che finita
- la sicurezza personale, ma anche il dubbio sul futuro del pianeta, sono
i due lati delle parole crociate di cui sopra: quanto di orizzontale, quanto
di verticale dobbiamo tentare di incrociare per sopravvivere?



