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Genina Iacobone

In questo numero pubblichiamo articoli che riguardano patologie superate e meno diffuse in occidente dopo che la ricerca aveva trovato l’antidoto nella vaccinazione preventiva, tornate d’attualità dopo le minacce fatte dal terrorista talebano e dopo alcuni casi che si sono verificati.

Trasmettere informazione scientifica è il nostro compito. In questi giorni è diventato un vero dovere riproporre indicazioni aggiornate atte a diagnosticare tempestivamente queste malattie. E’ il nostro modo di combattere la guerra biologica senza limiti e senza confini, che inquieta gli animi di tutti. Nei vari talk show spesso si sente dire che il terrorismo nasce dal disagio e dalla povertà delle popolazioni. Argomentazioni simili, ricordiamo, sono state fatte anche nell’analisi dell’origine della mafia. Considerazioni e discussioni pseudo-sociologiche che non suggeriscono soluzioni concrete e realistiche a problemi molto urgenti.

Pare utile mettere a confronto queste due figure che oggi fanno tanto discutere: il mafioso e il terrorista poiché nei dibattiti non viene rilevata la differenza sostanziale che esiste tra loro. Il terrorista vive sotto “mentite spoglie” cercando di passare inosservato, operando nella normalità più assoluta per essere considerato persona seria, perbene ed affidabile. Il mafioso al contrario si può identificare attraverso i comportamenti.

Salvatore Scarpino, in un editoriale apparso sul quotidiano Il Tempo (28/8/2000), nel suo stile inconfondibile indica le regole alle quali si attiene il perfetto mafioso. Ne riportiamo sinteticamente alcuni brani: “La regola prima e ultima del perfetto mafioso è semplice: vivere di prepotenza. Formula chiara, che significa tante cose, dal violare la legge per organizzare traffici proibiti al piegare la volontà delle istituzioni agli interessi particolari, il tutto realizzato con il ricorso costante alla violenza, colpendone uno, minacciandone cento, corrompendone dieci………”. “Al fondo della subcultura delle cosche c’è sempre l’esasperazione dell’io in un mondo belluino: vivere di prepotenza, dissimulare, ingannare e tuttavia fare in modo che gli altri sappiano quanto il mafioso è potente e protervo e, dunque, degno di rispetto”. Il mafioso quindi ha come unico scopo acquisire forza economica in tutti i modi soprattutto illeciti perché ritiene che “al cane che ha denaro si dice signor cane”.

L’attività mafiosa dunque ha come fine il potere di condizionare la vita del singolo che possiede ricchezza e obbligarlo a cedere alla sua volontà. Il terrorista contrariamente viene fagocitato da chi possiede ricchezza che non utilizza per aiutare e portare benessere al popolo, ma per realizzare scopi propri con metodi cruenti il cui fine è distruggere la società civile per arrivare al “potere” inteso come gestione della società. Non di rado utilizza anche i mafiosi o chiunque altro sia utile al raggiungimento del suo scopo. Perché queste considerazioni? Perché ogni giorno siamo sollecitati attraverso i mass media a fare attenzione ad osservare tutto e tutti per individuare i potenziali terroristi.

Terrorismo e mafia forse hanno origine dal disagio sociale, certamente hanno un comune denominatore, sono cellule cancerogene della società: per guarire occorre fare una diagnosi precoce, essere in grado di mettere in atto una terapia efficace.