home page
sommario
inglese
I NOSTRI SITI
-CESIL
-SANITADE
-CONCORSI MEDICI
-ITALIAN LEADERSHIP
-GESTIONE BILANCI IN
CONTROLUCE

RUBRICHE
-concorsi
-aggiornamento
-sport news
-links

INTERVISTA A Giampaolo CANTAMESSA, responsabile sanitario del CHIEVO.

Qualcuno malignamente ha vociferato che la sorprendente promozione del Chievo in A, società che ha saputo magnificamente incarnare il grande sogno della provinciale in paradiso, avrebbe fatto comodo al Palazzo del Calcio per riabilitare un ambiente squassato da scandalo passaporti, doping e calcio-scommesse. Più correttamente, fa notare Giampaolo Cantamessa, responsabile sanitario degli scaligeri, la cavalcata gialloblu con lieto fine “ha indubbiamente fatto bene ad un calcio che necessitava di una ventata di pulizia”.
E’ questo lo spunto allora per confrontarsi a 360 gradi sulle politiche societarie della matricola terribile. I soliti stereotipi sulla Cenerentola della A sono in effetti il lato marginale di una struttura organizzativa oliata in tutti i minimi dettagli. Chi conosce bene l’ambiente del Chievo sa che professionalità e programmazione mirata sono sempre stati all’origine delle mosse della famiglia Campedelli.
Ed anche in tema di medicina dello sport e di prevenzione ci si muove con estrema prudenza.
D: “Che cosa usano allora i vostri atleti?”.
R: “Usiamo gli integratori classici, per garantire la tenuta atletica in situazioni vicino al limite; si tratta di supporti classici, sulla bocca di tutti. Innanzitutto i carboidrati, usati prima della gara, ovvero la benzina da assumere prima di una gara (fruttosio emaldodestrine). Prima e dopo gli allenamenti ci sono le integrazioni saline (Tipo Gatorade), consigliate soprattutto nel periodo estivo, quando il corpo suda e ha bisogno di riassumere i liquidi. Un nostro consiglio è quello di bere molto durante lo sforzo. Anche se sappiamo che qualcuno in A e B predica la resistenza alla sete come sofferenza utile. Ultime due cose, gli Aminoacidi a catena ramificata e l’assunzione di carnitina e creatina a basso dosaggio. Quest’anno in primavera abbiamo avuto un controllo in corrispondenza alla nostra prima posizione in classifica nel campionato di B. Due ispettori del CONI hanno fatto controlli su 12 giocatori e ne siamo usciti assolutamente puliti.”. Il Doping quindi non abita qui.

D: “Come fa ad essere così tranquillo?”
R: “Perché il clima tra giocatori e staff è assolutamente collaborativo. I nostri calciatori non dubitano del nostro operato. Conoscono tra l’altro la mia posizione, parecchio severa, contro ogni tipo di doping, basata tra l’altro su un assioma molto semplice: a mio avviso il capitale tecnico di un gruppo incide sulle prestazioni della squadra per il 60-70%, la parte atletica fa il resto. Quindi, ferma restando l’assunzione di sostanze dopanti, si andrebbe a incidere su una percentuale ridotta a 30 –40 %, alla quale va però applicata un’ulteriore riduzione: un atleta rappresenta 1/11 o, se si considerano le riserve, 1/16simo. Sarebbe, a questo punto, estremamente stupido anche per un giocatore. Passatemi il termine, ma il calcio è sicuramente lo sport meno dopabile, perché alla fine il gioco non vale assolutamente la candela.” E non lo vale nemmeno per chi, scientificamente, avrebbe prescritto le eventuali sostanze proibite.

D: “Recentemente Guariniello ha parlato di omertà”.
R: “Non sono d’accordo. Sarebbe ridicolo scaricare eventuali responsabilità sui medici sociali. Ti pare che uno di noi possa rischiare la propria professionalità per un paio di pasticche che alterebbero le prestazioni? E’ illogico anche perché la contropartita remunerativa non c’è. Rischi di buttare via una reputazione costruita in anni di lavoro, insieme a quella di un atleta che guadagna miliardi”.

D: “Quali sono i punti cardine del nuovo Codice di comportamento?”
R: “Nel nuovo Codice di comportamento il medico sociale diventa il solo responsabile ed anche unico referente di tutto l’organico sanitario. Esistono reciproche responsabilità tra giocatori e medici con consensi scritti. Il nostro staff ha preso un’ulteriore iniziativa: una sorta di integrazione a questo codice. Oltre alla lista degli integratori concessi, alleghiamo per i nostri tesserati un foglietto illustrativo e la composizione degli elementi. Rimaniamo a questo punto a disposizione per eventuali chiarimenti e spiegazioni, incrociabili tra l’altro con un eventuale medico di fiducia personale. Una linea adottata anche dalla Juventus, come mi ha confermato recentemente il Dottor Agricola”.

D: “Tutto facile dunque?”
R: . “Beh, non proprio. I problemi non sono mancati. E adesso si continua a studiare una serie di interazioni veramente singolari che solo un completo rapporto di fiducia può individuare. Deve esserci anche intimità e assoluta cura dei minimi dettagli. Faccio un esempio che rende bene la situazione: la positività potrebbe addirittura arrivare dall’uso di un profilattico ritardante, causa la benzocaina , che è un anestetico locale. Se viene dichiarato l’uso prima del test va tutto bene, altrimenti si rischiano sanzioni. Ma capisci che ad un ragazzo di 20 anni non può passare per la testa che anche questo potrebbe essere doping. Addirittura abbiamo poi scoperto che alcuni prodotti omeopatici stimolano la produzione di metaboliti del nandrolone da parte dell’organismo (produzione interna)”.

D: “Che cosa crea allora questa incertezza oltre alla grande confusione in questo momento? Dalle recenti uscite del presidente della Fifa Blatter, i giocatori sarebbero oggetti inconsapevoli di giochi sporchi da parte delle società a vantaggio di interessi economici elevatissimi“
R: “A mio parere la situazione attuale è frutto di un mix d’ignoranza, approssimazione e leggerezza. E qui muovo una leggera critica agli atleti che dovrebbero avere maggiore responsabilità e coscienza della loro posizione. Conoscere le medicine non è il loro lavoro, ma fa parte del loro lavoro. Qualche lezione d’anatomia, verificare le reazioni del proprio corpo, curare la propria situazione personale, biologica e farmacologia, potrebbe essere più che utile. Qualche corso di medicina applicata al calcio, visto che il tempo non manca, il calciatore insomma dovrebbe organizzarsi per tutelarsi completamente. Faccio un esempio: alcuni giocatori non mi hanno ancora dato il loro numero di tessera sanitaria.”

D: “Messaggio chiaro. I medici in prima linea in questa strategia di lotta, ma anche i diretti protagonisti devono darsi una svegliata e prendere coscienza della loro professione. Non tutta rose e fiori e con aspetti anche delicati.”
R: “Alcuni giocatori sono cani sciolti; magari la consulenza di un amico o un sentito dire li conducono all’assunzione di qualcosa che poi non viene comunicato. Vittime dunque passive in situazioni del genere, ma fino ad un certo punto. Così come mi rifiuto di pensare che sia Internet la causa di tutti i mali, a livello di reperimento di sostanze illecite. Certo, in America è ancora di moda il body building, la modellazione del proprio corpo e c’è qualche calciatore che si ferma in palestra oltre il tempo degli allenamenti con tale volontà un po’ vanesia. Magari il passaparola sui prodotti fa il resto. Ma è impensabile che un medico sociale attinga da Internet gli integratori, magari per risparmiare. A noi sono stati proposti da alcune società estere ma abbiamo scelto quelli registrati presso il Ministero della Sanità con composizione certificata. Così se c’è qualcosa che non va ne risponde la ditta.”

Cantamessa chiude con una considerazione importante che manca per la completa tutela delle nuove responsabilità del ruolo: lo svantaggio di non avere un contratto nazionale. “Siamo l’unica categoria nell’ambiente calcistico a non averlo. Mentre continuano ad aumentare le richieste di tempo e responsabilità da parte delle società, noi non abbiamo alcuna tutela sindacale. Non ci sono parametri salariali, tutto dipende dalla sensibilità della tua società. Teoricamente potresti essere lasciato a casa se arriva un collega che si offre nel tuo ruolo ad un prezzo inferiore al tuo. Si va insomma in una direzione inversa a quella di un vincolo più saldo e regolarizzato da norme, che invece stimolerebbe professionalità e ricerca. Il tutto a volte viene barattato con un ipotetico ritorno d’immagine. Invece dietro c’è solo una grande passione e l’amore per il calcio. Quello pulito.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paolo Ghisoni