

I
dipinti e gli acquerelli, insomma, quell’intero corpus di lavoro che febbrilmente
cattura il tempo di Anna Maria Malò, non sarebbero spiegabili se non si sostanziasse
anche la vivacità e soprattutto la delicatezza culturale che questa pittrice
evidenzia in ogni atteggiamento ed espressività della vita.
Dipinge da sempre paesaggi a fiori, tutto un mondo naturale vissuto e contemporaneamente
amato, prima di trovar traduzione con segni e macchie colorate. Pittrice di
genere, si dovrebbe argomentare in gergo tecnico, dove per genere si intendono
i fiori, o dire più semplicemente pittrice di fiori. Ne disegna a centinaia
e ne dipinge a centinaia, tutti trattati con la tecnica elegantissima dell’acquerello.
Anna Maria Malò ritrae tutto un erbario sofisticato, un intricato paradiso
di fiori, rose, iris, garofani, strelitzie, gladioli, anemoni, e via dicendo;
un mondo che solo in epoca fiamminga e romantica ha trovato emulatori veri,
sopraffini, immaginifici. Morbidi colori, tenui, leggerissimi, opalescenti,
capaci di rivelare la delicatezza e la freschezza che per alcune ore questi
fiori dimostrano, tutto reso in tinte rose, rosse, verdi e gialle. Interessanti
paiono i fiori rappresentati come nature morte, ovvero dipinti in vasi di
vetro, rapiti da un angolo di casa per essere incastonati in un foglio bianco,
pronti a lasciare alla visione dei più pensamenti raffinati, delicate poesie.
Il tema della luce in questi fiori dipinti è veramente singolare, ne sostanzia
la trasparenza, ne rivela la bravura con cui la pittrice ha calibrato le perlature
delle foglie e dei petali, la plastica visione dell’insieme di verde reciso.
Non meno belli i paesaggi assorbiti nelle fugaci gite di fine settimana, paesaggi
lombardo-veneti, paesaggi toscani, paesaggi nordici, paesaggi che colgono
terra e cielo, proiettando l’infinito, quella linea immaginaria che porta,
come Leopardi, a spaziare lontano, a leggersi come riferimento sostanziale.
I paesaggi su tela, dipinti ad olio, hanno una materia più accentuata, più
forte, più amalgamata, e i colori sono più stopposi, più timbrici, compresi
certi toni solari. Quei paesaggi dipinti come i fiori su carta hanno la variazione
dell’assorbimento, quale appunto la carta come materiale pare avere, con tutte
quelle risultanze ed effetti di cui prima dicevamo.
Per certi versi m’è parso facile significare e mettere in relazione i fiori
di Anna Maria Malò con certi fiori dipinti dal grande artista De Pisis, con
la capacità di significarne l’immediatezza del ritratto, per la capacità di
quasi appuntare macchie, di darne appena dei connotati, quasi senza violentarne
la bellezza dei corpi, dei gambi e delle foglie, dei boccioli, dei fiori rappresentati.
Sfumature di delicata poesia ne sottolineano ogni corpo, e in esso c’è ancora,
come incontaminato, il respiro della natura, della linfa che vi batte come
sangue, rinvigorendo ogni parte. Veramente bella e significativa questa pittura,
delicatissima, della pittrice milanese Anna Maria Malò, che darà modo ai più,
anche nel prossimo futuro, in appropriate mostre cittadine in Italia maggiormente
e anche all’estero, di poter apprezzare questa lunga e vitale ricerca, condotta
con vera maestria.
La sollecitante apertura alle scuole del Novecento, il confronto con maestri
del suo tempo, hanno poi contribuito a dare a questa operazione pittorica
una voce unica e sicura, in cui il confronto e l’unione delle arti, come la
poesia e la pittura, hanno nei tempi vivacizzato queste scelte. Una di queste
voci artistiche è per l’appunto Anna Maria Malò, di cui in futuro sentiremo
ancora parlare per il bellissimo paradiso terrestre dipinto in ogni suo angolo.

