

La fortuna mi ha aiutato, dandomi l’opportunità di parlare con Chopin in una fredda serata parigina. La cornice è quella di sempre: camino, comoda poltrona, un buon sigaro e magari un ottimo bicchiere di vino. Riesco ad avvicinare il mitico compositore in uno dei vari momenti che lo vedono solitario e meditabondo.
AB: Mi scusi se la disturbo, ma vorrei scambiare delle idee con lei, è possibile?
CH: Certamente! Si accomodi, però non mi parli di prussiani o di legami affettivi.
AB: Beh! Mi sembra un po’ difficile tralasciare questo argomento. Comunque mi parli, brevemente, della sua compagna Sand.
CH: Principalmente tralascerei il termine di compagna. E’ stata una consigliera, che si è presa cura della mia carriera e dei miei interessi musicali.
AB: Per quanto riguarda la sua musica, lei ha scritto moltissime composizioni per pianoforte solo, come mai?
CH: Perché principalmente ho trovato lo strumento ideale al mio stile ed al mio pensiero. Inoltre possiede delle sonorità molto profonde che mi danno l’idea dell’orchestra. Poi non dimentichiamoci che ho scritto due concerti per pianoforte ed orchestra. Quindi vede che non mi sono solo fermato sul singolo pianoforte.
AB: Ma lei pensa solo alla musica?
CH: No! Anche se i libri di storia mi hanno sempre descritto come un introverso, amante solo della solitudine e della musica. Amo semplicemente vivere al di fuori delle tradizioni, invece tutto è stato interpretato come una volontà di isolarsi.
AB: Come mai ha sempre preferito suonare nei salotti, rifiutando di esibirsi nei teatri?
CH: E’ stata solo una questione di gusto. Ho sempre amato suonare per pochi poiché solo in questo caso è possibile sentire il contatto con il pubblico, per arricchirmi sia dal punto di vista musicale che i da quello umano. Non dimentichiamoci poi che nel mio tempo i teatri erano all’inizio, la musica era ancora per pochi. Listz iniziò l’esperienza teatrale, ma era uno spirito totalmente diverso dal mio. Amava una platea numerosa dove lo spettacolo era l’aspetto più interessante del messaggio che ogni singolo musicista poteva dare.
AB: Comunque, al di là delle diverse opinioni e delle polemiche, lei pensa di essere stato completamente riconosciuto come compositore?
CH: Non totalmente! Tutti mi citano come pianista, come sensibile esecutore oppure mi ricordano come il grande compositore solo per pianoforte. D’accordo, mi sono occupato prevalentemente di questo strumento, ma ho anche scritto la Sonata op. 65 per violoncello e pianoforte, e 17 canti polacchi per voce e piano. Non è molto, lo so: ma è stato uno sforzo per uscire dall’influenza del piano che era pur sempre una novità e quindi degno di attenzione! Concludendo, vorrei che gli altri mi ricordassero non solo come musicista, ma anche come uomo.
AB: Vedo che i suoi ammiratori cominciano a guardarmi male perché la sto tenendo lontana da loro, per cui le faccio un’ultima domanda. Come vede il futuro pianistico?
CH: Bene, per quanto riguarda la tecnica e gli sviluppi virtuosistici, totalmente negativo sotto l’aspetto interpretativo. Già adesso si notano i sintomi di un raffreddamento negli animi dei giovani, figuriamoci nel futuro. Il tempo continua a camminare inesorabile e logicamente qualcosa cambierà.
AB: Grazie maestro! La terrò al corrente quando uscirà l’intervista.
CH: Certo! Ma tenga presente che è molto difficile trovarmi, sto partendo per una tournée molto lunga.


