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Cara Letizia Moratti,ministro della Pubblica Istruzione, e caro Giuliano Urbani, ministro dei Beni Culturali, Vi scrivo sulla spinta di una piccola, infinitesimale folgorazione.
Dove mi è successa?Siete indiscreti, ma poiché è rilevante ai fini della proposta che vorrei rivolgerVi, dettaglierò che è capitato a Taormina, durante l’edizione del Festival del cinema dello scorso luglio, che per avventura seguivo in diretta televisiva su RaiSat cinema. Per due sere di seguito ho visto film in lingua inglese originale,sottotitolati in italiano. Esattamente il contrario di quello che succede normalmente nelle sale,dove tutto è doppiato,anche spesso magistralmente dal momento che abbiamo una scuola e una tradizione di doppiaggio di fama planetaria. (E l’affetto che lega il pubblico alle voci più amate l’ho misurato l’ultima volta poche settimane fa purtroppo in un’occasione triste, ai funerali di Ferruccio Amendola, sommo doppiatore, attore vero e per antonomasia sonoro italiano di Al Pacino, Dustin Hoffman, De Niro ecc.). Ma è proprio questo il punto, cari neoministri: forse bisognerà chiuderla... Ma andiamo per ordine,continuando con i dettagli. Ho visto il film di un inglese, "Enigma", abbastanza interessante,su vicende legate alla seconda guerra mondiale, e il film di un americano, ”The Hole” ,il buco,un Thriller con momenti di grande cinema. Non sto però qui a recensirli. Sono già entrambi circolati o in circolo nelle sale italiane. Ma -è questo il punto- ovviamente doppiati. Il fatto è che non vedevo da tempo un film in lingua originale, e sottotitolato, viziato com’ero, come sono, come siamo, dall’abitudine del doppiaggio che si beve facile come un bicchier d’acqua... Ebbene,è un altro sport: per la qualità e l’identità complessive dell’opera, quindi per Lei, Urbani, che ha anche il cinema alle Sue dipendenze culturali,e per la relazione,il rapporto, l’aggancio emotivo e intellettuale che la lingua originale crea con lo spettatore,quindi per Lei, Moratti, il cui (purtroppo temo solo teoricamente, ma non è detto,magari sono irrimediabilmente apocalittico,e Lei ha già dato dimostrazione di combattività sul rapporto pubblico-privato,sui precari ecc.) decisivo ministero penso non possa prescindere dallo studio e dalla conoscenza delle lingue straniere. Non mi ricordo se la i di inglese fosse tra le i del programma culturale di governo del nuovo premier: Mi pare di sì,e se non c’era,ce la metta. Senza inglese i nostri figli e ormai nipoti non vanno né fisicamente né virtualmente né intellettualmente da nessuna parte. E Vi sfido, Urbani e Moratti,a trovare viatico migliore di un film per diffondere la lingua : si crea con la storia un legame di comprensione strutturale, in cui significante e significato vengono amalgamati dall’immagine, altro che sentir parlare inglese in classe!!! Ho letto nelle cronache da Venezia (cfr.il Festival...) che anche la regista/moglie di Bernardo Bertolucci, Claire People, la pensa così...e per completezza dell’informazione debbo dirVi, Ministri, che invece il mago bertolucciano della fotografia,Vittorio Storaro,mi ha detto sempre a Taormina di pensarla nel modo opposto. Perché? Perché se no, teme, ci si distrae dalle immagini guardando/leggendo i sottotitoli. Forse è un Cicero pro foto sua... Certo,obietterete,così quelli che fanno doppiaggio finiscono sulla strada... Si tratta credo di inventare una riconversione culturale, come è accaduto in altri settori del paese quando si è stati capaci di ripensare e programmare. Sarà un processo non immediato, ci vorrà tempo,ma credo che la strada sia quella,sia per il cinema che per la lingua. Quale miglior occasione di questa,di un governo al suo inizio,per dare segnali di questo tipo? Cordialmente Vostro O.B.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oliviero Beha