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La Fondazione Biblioteca di via Senato in Milano, nell’ambito delle sue iniziative dedicate all’archeologia e alle antiche civiltà, in collaborazione con il Museo Archeologico di Napoli e la Società Cooperativa Archeologica, accoglie nella sua sede milanese una mostra dedicata al mito di Eracle. E tutto attraverso il repertorio iconografico dipinto su circa 60 vasi, soprattutto a figure nere e rosse, di produzione greca e magnogreca e di alcuni reperti di epoca romana, tra i quali due preziose tazze in argento da Pompei, in cui vengono illustrati gli episodi del racconto mitologico che ha per protagonista l’eroe più famoso dell’antichità classica.

Il percorso espositivo è suddiviso per tematiche.
Nelle prime due sale si leggono le celebri fatiche dell’eroe attraverso le decorazioni figurate di 35 vasi a figure nere e rosse, databili tra la metà del VI e il IV secolo a.C. E’ proprio in questa sezione che si trova il reperto più antico esposto nella mostra, un aryballos, cioè un contenitore per unguenti e sostanze profumate, protocorinzio, databile al VII sec. a.C. Nel corridoio di passaggio agli ambienti successivi si nota una selezione di riproduzioni fotografiche di illustrazioni tratte da antichi volumi (dal XV al XVIII secolo), una vera panoramica della fortuna del mito di Ercole nella tradizione libraria.
Nelle ultime due sale sono esposti 26 vasi a figure nere, rosse, in ceramica, vernice nera, databili tra la seconda metà del VI e il III secolo a.C., nelle decorazioni dei quali sono riprodotti aspetti e momenti sia della vita dell’eroe che della tradizione culturale sviluppatasi nel mondo greco e magno greco. Su questi vasi l’eroe è impegnato in altre avventure, o se ne descrive l’apoteosi, o il suo rapporto con le altre divinità e il mondo del teatro. Troviamo poi l’eco di questo eroe nel mondo romano, con una piccola sezione di manufatti di epoca romana, tra i quali spiccano due coppe d’argento lavorato a sbalzo ed un rilievo di marmo con la raffigurazione completa delle dodici fatiche. Eracle era l’eroe greco per eccellenza (il nome indicava “glorioso per Era”) in virtù della dipendenza del suo destino e della sua fama da Era, moglie del potentissimo Zeus.
Eracle è il nome che secondo i mitografi gli fu imposto da Apollo per ricordare che le fatiche dovevano servire alla glorificazione della dea. Il nome originario dell’eroe era Alcide o Alceo (alké in greco significava già forza fisica).
Nel corso dei secoli il nome cambia molte volte, sarà Herkle per gli Etruschi, Hercules per i Romani, Ercole nell’età moderna e contemporanea. Ercole lo si ricorda per le sue dodici fatiche, la prima è quella del leone di Nemea, poi l’idra di Lerna, il cinghiale di Erimanto, la cerva di Cerinea, gli uccelli del lago di Stinfalo, le stalle di Augia, il toro di Creta, le cavalle di Diomede, le Amazzoni, le mandrie di Gerione, il cane Cerbero, e infine i pomi d’oro del giardino delle Esperidi. Converrà riferirsi ad una breve storia del mito di Eracle per averne una più larga conoscenza di quanto questo mito abbia dato nei millenni sfogo alla fantasia.
Non è possibile stabilire con esattezza il momento o la fase storica nei quali compare originariamente il nucleo del mito di Eracle. E’ realistico affermare che esso veicola un retaggio antichissimo, che risale al Neolitico e passa poi per il mondo minoico-miceneo.
Gli studiosi concordano che a partire dall’epoca minoico-micenea (seconda metà del II millennio a. C. ) circolavano oralmente dei racconti che avevano per protagonista un giovane e valente guerriero-avventuriero, il quale assumeva le vesti di eroe purificatore di un mondo ancora soggiogato ai mostri e alle forze del Caos. Questo eroe acquisiva inoltre man mano i connotati dell’eroe viaggiatore, che conquistava alla conoscenza dell’uomo nuovi territori ed allargava, sia verso occidente sia verso oriente, i confini delle terre fino ad allora conosciute: non è certo difficile riconoscere in questo personaggio l’Eracle dell’epoca classica. Con il progressivo ampliarsi delle esperienze coloniali greche, il mito di Eracle cambia i propri orizzonti: dal Peloponneso, che è la sua terra di origine, e che rappresenta il primo palcoscenico delle sue avventure, si passa poco a poco ad altre regioni della Grecia, quindi in Sicilia, in Magna Grecia, in Spagna, in Nord Africa, in Egitto, in Gallia ed a Roma, fino a toccare il vicino Oriente e l’India. Eracle oggi è divenuto davvero un eroe ecumenico, conosciuto e riconosciuto in ogni parte del mondo abitato.
A Roma venne riconosciuta fondamentalmente ad Ercole la funzione di protettore dei commerci. Le leggende del passaggio di Eracle attraverso l’Italia e delle sue avventurose imprese ivi compiute favorirono questa attribuzione: sembra infatti che la colonia di Cuma, che ebbe una particolare importanza in queste imprese (si pensi alla lotta con i Giganti o alle mandrie di Gerione), sia stata uno dei punti di partenza per la diffusione del culto di Ercole in Italia.
Dal punto di vista figurativo, l’Ercole italiano non si differenzia molto dal prototipo greco, collegato spesso a divinità, delle quali può diventare l’amante o il marito: un culto fortemente diffuso, le sue imprese ambientate nelle province romane. La figura di Ercole nel mondo romano trova, infine, collocazione anche tramite la monetazione, e basti pensare alle monete di Adriano con il tipo dell’Hercules Invictus.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza