Prima
votate e poi rispondo”.
Confalonieri
Fedele così ha zittito, nell'assemblea della Mediaset, quanti avevano
posto quesiti e sollecitato spiegazioni sull'oggetto delle delibere sottoposte
alla loro approvazione. “Mi scusi, Presidente - ha osato dire un azionista
- ma il mio voto è subordinato ai chiarimenti che mi devono essere
dati”. “Lei voti come le pare” è stata la seccata replica di Confalonieri
Fedele. Come a dire che a lui, a tutto il Consiglio ed agli azionisti di
maggioranza - primo fra tutti Silvio Berlusconi - di quello che possono
pensare o fare i piccoli risparmiatori non interessa assolutamente niente!
Altro che trasparenza! Altro che informativa!
La
Mediaset - come è noto - è la padrona delle emittenti Canale
5, Italia 1, Rete 4, ma è anche quella società che ha chiesto
al popolo dei risparmiatori non una “barca”, ma un intero “bastimento”
di quattrini inducendolo a sottoscrivere circa 126.5 milioni di azioni
che, unitamente alle azioni riservate ai cosiddetti investitori istituzionali,
hanno portato nelle casse della berlusconiana Fininvest - tutt'ora azionista
di maggioranza - oltre 1000 miliardi e quasi altrettanti in quelle della
Mediaset. Verrebbe da scrivere che “passata la festa, gabbato lo santo”,
ovvero: intascati i quattrini “piccolo azionista non 'rompere'”!
Invero
lo “stile” Mediaset e del suo Presidente era già evidente - senza
ombra di equivoci - nel testo con cui, nell'avviso di convocazione dell'assemblea,
erano indicati gli argomenti all'ordine del giorno:
“1)
Deliberazioni in ordine agli organi sociali.
2)
Deliberazioni ai sensi degli artt. 2357 e 2357 ter del Codice Civile”.
Questo
testo “ermetico” per la massa dei non addetti ai lavori avrebbe potuto
e dovuto - come avviene per tutte le società in fattispecie analoghe
- essere molto semplicemente e comprensibilmente esposto in:
“1)
Integrazione del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale.
2)
Acquisto di azioni proprie”.
Forse,
hanno pensato in Mediaset, se rendiamo noto che si tratta di acquisto di
azioni a molti può venire in mente di volerne sapere di più.
Meglio di no.
E
perché non si sapesse prima di più, non è stata resa
disponibile, nei giorni precedenti l'assemblea, neppure una relazione.
Niente! Proprio niente! La relazione - meno di due pagine dattiloscritte
con ampi margini laterali - è stata distribuita in assemblea. Poche
righe per illustrare (così avrebbe dovuto) una operazione finanziaria
di particolare rilievo e tale da poter condizionare la quotazione del titolo
in Borsa.
Così,
soltanto i pochi presenti - meno di 30 rispetto alle centinaia di migliaia
di azionisti iscritti a libro soci - hanno saputo (ed all'ultimo momento)
che si sarebbe deliberato un acquisto di azioni proprie per il “modesto”
importo di circa 1000 miliardi (mille miliardi!). Che sarebbe stata conferita
al Consiglio la facoltà di deciderne i tempi degli acquisti
e delle vendite. Che si sarebbe conferita anche l'incredibile discrezionalità
nelle compravendite di uno scarto del 20% (venti per cento!) in più
o in meno sul prezzo di riferimento registrato dal titolo nella seduta
di Borsa precedente ad ogni singola operazione.
E'
dunque su un affare da 1000 miliardi e su poteri così ampi e così
dirompenti che Confalonieri Fedele ha preteso un voto in bianco.
La
verità è che Confalonieri Fedele aveva già preventivamente
concordato con gli azionisti che contano - quelli che sorreggono il suo
Consiglio - l'operazione in tutti i suoi dettagli, per cui, per lui, dover
dare spiegazioni a quella quindicina di “diseredati”, che essendo azionisti
ritenevano di avere dei diritti, è apparsa una insopportabile perdita
di tempo.
Bravo
dunque Confalonieri Fedele.
Ma
è stato bravo anche un certo Pellegrino Donato, che in assemblea
rappresentava circa 4 milioni di azioni della Banca Commerciale Italiana,
che non è intervenuto per sostenere le ragioni di chi stava subendo
un sopruso. Ci auguriamo che Pellegrino Donato - nella relazione che certo
ha dovuto presentare ai suoi superiori della Comit - abbia fatto presente
che la Comit, sostenendo e supportando i comportamenti di Confalonieri
Fedele arreca danno alla propria immagine. Le assemblee della Comit sono,
infatti, sempre un modello di stile, di competenza e di rispetto dei diritti
delle minoranze. Sta di fatto, però, che Pellegrino Donato, con
il suo silenzio-assenso, non ha reso un buon servizio alla Banca che in
quel momento rappresentava.
Analoghe
considerazioni devono essere fatte sul comportamento di Mayr Andrea, che
in assemblea era portatore degli oltre 10 milioni di azioni dell'Istituto
Mobiliare Italiano. Ci auguriamo che il Presidente Luigi Arcuti ed il Direttore
Generale (ed ex Ministro Rainer Stefano Masera) non approvino l'operato
del loro rappresentante. E che dire poi del silenzio di Trevisan Dario
e di Carulli Franco, che rappresentavano - in assemblea - molti dei cosiddetti
investitori esteri e dei numerosi fondi di investimento americani? Se ricordiamo
il rispetto e l'attenzione per i piccoli risparmiatori che vige negli Stati
Uniti, siamo portati a ritenere che Trevisan Dario e Carulli Franco omettano
di riferire i metodi di Confalonieri Fedele ai propri rappresentati.
Per
come si è svolta l'assemblea, tenutasi peraltro in uno studio televisivo
di Cologno Monzese, sarebbe stato lecito attendersi che alla fine apparisse
il cartello con scritto “Piccoli azionisti, benvenuti a Scherzi a parte”.In
nome della libertà di informazione da lei sempre invocata, Mediaset
ha “oscurato” i propri azionisti. Confidiamo che il Cavaliere sia stato
correttamente informato dai figli Pier Silvio Berlusconi e Marina Berlusconi,
che lo rappresentano nel Consiglio di Amministrazione della Mediaset.
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Il
Presidente di Mediaset,
Confalonieri
Fedele,
al
trucco
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