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Francesco Milandri
 
 
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Prima votate e poi rispondo”.  
Confalonieri Fedele così ha zittito, nell'assemblea della Mediaset, quanti avevano posto quesiti e sollecitato spiegazioni sull'oggetto delle delibere sottoposte alla loro approvazione. “Mi scusi, Presidente - ha osato dire un azionista - ma il mio voto è subordinato ai chiarimenti che mi devono essere dati”. “Lei voti come le pare” è stata la seccata replica di Confalonieri Fedele. Come a dire che a lui, a tutto il Consiglio ed agli azionisti di maggioranza - primo fra tutti Silvio Berlusconi - di quello che possono pensare o fare i piccoli risparmiatori non interessa assolutamente niente! Altro che trasparenza! Altro che informativa!  
La Mediaset - come è noto - è la padrona delle emittenti Canale 5, Italia 1, Rete 4, ma è anche quella società che ha chiesto al popolo dei risparmiatori non una “barca”, ma un intero “bastimento” di quattrini inducendolo a sottoscrivere circa 126.5 milioni di azioni che, unitamente alle azioni riservate ai cosiddetti investitori istituzionali, hanno portato nelle casse della berlusconiana Fininvest - tutt'ora azionista di maggioranza - oltre 1000 miliardi e quasi altrettanti in quelle della Mediaset. Verrebbe da scrivere che “passata la festa, gabbato lo santo”, ovvero: intascati i quattrini “piccolo azionista non 'rompere'”!  
Invero lo “stile” Mediaset e del suo Presidente era già evidente - senza ombra di equivoci - nel testo con cui, nell'avviso di convocazione dell'assemblea, erano indicati gli argomenti all'ordine del giorno:  
“1) Deliberazioni in ordine agli organi sociali.  
2) Deliberazioni ai sensi degli artt. 2357 e 2357 ter del Codice Civile”.  
Questo testo “ermetico” per la massa dei non addetti ai lavori avrebbe potuto e dovuto - come avviene per tutte le società in fattispecie analoghe - essere molto semplicemente e comprensibilmente esposto in:  
“1) Integrazione del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale.  
2) Acquisto di azioni proprie”.  
Forse, hanno pensato in Mediaset, se rendiamo noto che si tratta di acquisto di azioni a molti può venire in mente di volerne sapere di più. Meglio di no.  
E perché non si sapesse prima di più, non è stata resa disponibile, nei giorni precedenti l'assemblea, neppure una relazione. Niente! Proprio niente! La relazione - meno di due pagine dattiloscritte con ampi margini laterali - è stata distribuita in assemblea. Poche righe per illustrare (così avrebbe dovuto) una operazione finanziaria di particolare rilievo e tale da poter condizionare la quotazione del titolo in Borsa.  
Così, soltanto i pochi presenti - meno di 30 rispetto alle centinaia di migliaia di azionisti iscritti a libro soci - hanno saputo (ed all'ultimo momento) che si sarebbe deliberato un acquisto di azioni proprie per il “modesto” importo di circa 1000 miliardi (mille miliardi!). Che sarebbe stata conferita al Consiglio la facoltà di deciderne i tempi  degli acquisti e delle vendite. Che si sarebbe conferita anche l'incredibile discrezionalità nelle compravendite di uno scarto del 20% (venti per cento!) in più o in meno sul prezzo di riferimento registrato dal titolo nella seduta di Borsa precedente ad ogni singola operazione.  
E' dunque su un affare da 1000 miliardi e su poteri così ampi e così dirompenti che Confalonieri Fedele ha preteso un voto in bianco.  
La verità è che Confalonieri Fedele aveva già preventivamente concordato con gli azionisti che contano - quelli che sorreggono il suo Consiglio - l'operazione in tutti i suoi dettagli, per cui, per lui, dover dare spiegazioni a quella quindicina di “diseredati”, che essendo azionisti ritenevano di avere dei diritti, è apparsa una insopportabile perdita di tempo.  
Bravo dunque Confalonieri Fedele.  
Ma è stato bravo anche un certo Pellegrino Donato, che in assemblea rappresentava circa 4 milioni di azioni della Banca Commerciale Italiana, che non è intervenuto per sostenere le ragioni di chi stava subendo un sopruso. Ci auguriamo che Pellegrino Donato - nella relazione che certo ha dovuto presentare ai suoi superiori della Comit - abbia fatto presente che la Comit, sostenendo e supportando i comportamenti di Confalonieri Fedele arreca danno alla propria immagine. Le assemblee della Comit sono, infatti, sempre un modello di stile, di competenza e di rispetto dei diritti delle minoranze. Sta di fatto, però, che Pellegrino Donato, con il suo silenzio-assenso, non ha reso un buon servizio alla Banca che in quel momento rappresentava.   
Analoghe considerazioni devono essere fatte sul comportamento di Mayr Andrea, che in assemblea era portatore degli oltre 10 milioni di azioni dell'Istituto Mobiliare Italiano. Ci auguriamo che il Presidente Luigi Arcuti ed il Direttore Generale (ed ex Ministro Rainer Stefano Masera) non approvino l'operato del loro rappresentante. E che dire poi del silenzio di Trevisan Dario e di Carulli Franco, che rappresentavano - in assemblea - molti dei cosiddetti investitori esteri e dei numerosi fondi di investimento americani? Se ricordiamo il rispetto e l'attenzione per i piccoli risparmiatori che vige negli Stati Uniti, siamo portati a ritenere che Trevisan Dario e Carulli Franco omettano di riferire i metodi di Confalonieri Fedele ai propri rappresentati.  
Per come si è svolta l'assemblea, tenutasi peraltro in uno studio televisivo di Cologno Monzese, sarebbe stato lecito attendersi che alla fine apparisse il cartello con scritto “Piccoli azionisti, benvenuti a Scherzi a parte”.In nome della libertà di informazione da lei sempre invocata, Mediaset ha “oscurato” i propri azionisti. Confidiamo che il Cavaliere sia stato correttamente informato dai figli Pier Silvio Berlusconi e Marina Berlusconi, che lo rappresentano nel Consiglio di Amministrazione della Mediaset. 

 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il Presidente di Mediaset, 
Confalonieri Fedele, 
al trucco
  
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