Hannes Schick
Oggi,
più che la rivoluzione, i nicaraguensi sognano turisti con bigliettoni
verdi. Ogni soldo speso per visitare questo paese viene contraccambiato
con generosa ospitalità, effervescente umanità e una paternalistica
lezione di politica.
Managua, la capitale distesa
tra laghi e vulcani, non è mai stata ricostruita dai tempi del dittatore
Somoza, ed è rimasta così come diventò dopo il terremoto
che la distrusse in gran parte. Il centro è un buco nero circondato
da una serie di centri commerciali e quartieri satellite. Un immenso spazio
dove, tra resti di palazzetti e grattacieli abbandonati, s'aggirano mandrie
di vacche che pascolano e bambini che giocano.
I supermercati sono di nuovo
pieni da quando fu tolto il devastante embargo economico imposto dagli
Stati Uniti e la città ha ritrovato la sua vita sociale. Dov'erano
rimasti nascosti, per i lunghi anni rivoluzionari, tutti questi gioielli,
smoking, abiti firmati e cravattoni di seta?
Si sono rifugiati qui anche
alcuni italiani protagonisti degli anni di piombo, delle tangenti e della
Milano da bere. Godono di asilo politico, si sono sposati, molti di loro
hanno una famiglia e un lavoro; come Casimiri, che ha cercato la fortuna
come ristoratore, come Cardella, divenuto consigliere politico, o come
Gabriele Pillitteri, fratello dell'ex-sindaco di Milano, che ha fondato
un'agenzia di pubblicità.
I tempi sono cambiati e
i pallidi idealisti venuti qui per sostenere il sandinismo hanno lasciato
il posto ai turisti che arrivano per scoprire lo charme del terzo mondo.
Questo può significare trovarsi nel cassone di un camion, assieme
alla gente del posto, per raggiungere la stupenda spiaggia di Marsella,
vicino a San Juan del Sur. Fa parte dello stesso charme aver ricevuto,
durante il percorso, un invito in una casa privata, probabilmente
da un ingegnere di astrofisica con laurea dell'Università di Bucarest,
disoccupato come la maggior parte dei suoi colleghi.
Arrivati alla spiaggia si
è ripagati delle fatiche del viaggio. Palme, conchiglie, marosi
e tramonti che bisogna aver visto per credere: purpureo, rosso arancia
e turchese. La sera ci si rilassa su una sedia a dondolo, il mobile simbolo
di questo paese, sotto un tetto di rami di palme intrecciati, in uno dei
ristoranti di San Juan. Si ha la scelta tra tre piatti: aragosta, scampi
o pesce spada. Il cameriere, un ingegnere biochimico, disoccupato anche
lui, vi metterà una bottiglia di rum sul tavolo e dirà che
è finita la Coca-cola. Cola e rum, o meglio il “nica libre”, è
il drink nazionale e se non trovate da mischiare, aggiungete ghiaccio e
succo di lime.
Da San Juan del Sur, Grenada,
sul lago Nicaragua, è a circa un'ora di macchina. Grenada è
una pittoresca cittadina con una chiesa missionaria nella quale predicò
già l'apostolo degli indios, Cristobal de Las Casas. Gli abitanti
di Grenada hanno la fama di grandi festeggiatori. “Maria Immacolata” è
una festa che dura tre giorni. Bande musicali, processioni rumorose e fuochi
artificiali rendono difficile il sonno. Uno striscione appeso tra due case
chiede con lettere cubitali: “Cosa ci diverte di più ?" e dà
anche la risposta: “L'immacolata concezione di Maria!”. Ma, poiché
in Nicaragua l'anticlericalismo è ben radicato, è legittimo
chiedersi se la frase è intesa ironicamente o se è da prendere
sul serio.
Il lago Nicaragua, con i
suoi 180 chilometri di lunghezza e 60 di larghezza, è quasi mare
interno, connesso con l'Oceano Pacifico attraverso il Rio San Juan. I piccoli
squali d'acqua dolce che si troverebbero nelle sue acque non sono stati
avvistati da tanto tempo, ma c'è chi dice che sono aumentati da
quando il dittatore Somoza ha dato loro in pasto molti dei suoi oppositori
politici.
Una navicella porta ad alcune
delle 354 isolette che si trovano nel lago. Queste piccolissime “islettas”
sono in realtà pezzi di lava, sputati nell'acqua dal vicino vulcano
Mombacho. Una delle isole è di proprietà dell'ex-presidentessa,
Violetta Chamorro. Un'altra era di Somoza, e altre ancora appartengono
agli ex-comandanti sandinisti e agli esponenti della vita culturale ed
artistica del paese. Il livello d'acqua del lago è così basso
che si possono osservare intere famiglie che, immerse fino alla pancia,
pescano il guapote, un pesce molto gustoso che vive solo in queste acque.
Verso sud-est è situata
l'isola più grande del lago Nicaragua, Ometepe. Il suo profilo è
dominato dalle sagome di due vulcani, uno spento, l'altro attivo. Quello
spento si chiama “Maria Concezione” e la sua vetta può essere raggiunta
in cinque ore di comoda salita. Vale la pena visitarlo per la ricca vegetazione
che lo copre, con variazioni dall'alpino al tropicale, e per l'impressionante
cratere che emana calore pur non essendo attivo.
Da Grenada, con un piroscafo,
si può raggiungere San Carlos, una località all'altro lato
del lago. San Carlos sembra una cittadina del Far West. La strada principale
è fangosa, una capanna di legno si dichiara Banca Nazionale e il
porto apre ad una piazza piena di ristorantini fatiscenti e baracchini
che vendono di tutto. Ci sono un paio di alberghi che affittano camere
e posti dove stendere l'amaca. Da San Carlos partono i camion e i pullman
che portano nei paesini sperduti delle pianure collinose dell'interno e
nella foresta tropicale che si estende fino alla costa caraibica.
Mi dirigo verso le regioni
autonome della costa atlantica. Sono regioni tropicali, poco abitate. Per
il suo clima tropicale il Nicaragua vanta un'abbondante ricchezza di flora
e fauna. Le specie che vi albergano formano parte di quella che è
nota come regione neotropica. Oltre ad avere molte specie autoctone il
Nicaragua è il punto dove le specie nordamericane si mischiano con
quelle del Sudamerica.
Orchidee, muschio e felci
formano i pavimento delle foreste o si attaccano agli umidi tronchi nella
foresta, uno sfondo naturale meraviglioso per innumerevoli specie di uccelli
vivaci, farfalle colorate ed altri animali. Solo nei 2000 chilometri quadrati
del Rio del Mais esistono più specie di piante che nell'intero Canada,
con i suoi dieci milioni di km quadrati. E sulla costa atlantica del Nicaragua
volano più tipi di farfalle ed uccelli che in tutta l'Europa.
La strada finisce a Rama,
da dove si è costretti a continuare in barca fino alla costa atlantica
che è abitata in maggioranza da discendenti degli schiavi africani
e dagli indio Misquito. Il capoluogo della regione è Bluefields,
una città con strade pressoché inesistenti e case costruite
quasi esclusivamente di cartone pressato e lamine d'alluminio. Anni fà
è stata rasa al suolo da un ciclone e poi ricostruita in modo approssimativo
dalle colonne di volontari cubani.
Chi volesse continuare oltre
può imbarcarsi per le Corn Island, un'arcipelago sperduto nell'Oceano
Atlantico. La nave parte due volte la settimana, ma non si sa bene quando.
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