Nel
lungo evolversi dei millenni la natura ha creato meravigliose sculture.
Su di esse è poi
intervenuto l'uomo, ha intaccato le grandi masse di marmi e graniti, riducendole
a misura umana per creare forme a lui più confacenti.
Un'operazione che dura da
quando l'uomo ha avuto la necessità intellettuale di “creare”, di
dare vita al suo straordinario sogno.
Sono cose avvenute in epoche
lontane.
Ai giorni nostri l'umanità
ha lasciato che potessimo confrontarci con l'uomo dei millenni, dei secoli
passati: abbiamo scavato sotto terra, e abbiamo ritrovato anche in fondo
al mare le testimonianze di questo desiderio di creare forme da un “sasso”:
quante meraviglie abbiamo ritrovato.
Con questo preambolo,
presentiamo una scultrice che in genere "usa" la pietra, anche la più
nobile, per creare le sue sculture.
Raffaella Robustelli inizia
a scolpire, dal 1988, le più svariate “pietre” che offre la natura
e riesce a dare forma e anima al bianco di Carrara (il marmo dei grandi
artisti), al rosso di Verona, al nero del Belgio, ad una pietra preziosa
come l'alabastro, e altre ancora.
Segnalo solo qualche “materiale”
di cui Raffaella mi ha parlato, nel nostro incontro milanese di alcuni
mesi fa. La scultrice non ha abbandonato le fusioni in bronzo, ma con la
“pietra” il lavoro la coinvolge in modo più profondo.
La sublimazione delle forme:
il suo lavoro consiste nel togliere dall'informe nucleo per arrivare all'anima.
La sua è una scultura
che tende la verticalismo delle figure, una tensione verso l'alto forse
verso un desiderio di purezza. E ancora colpisce ed emoziona la purezza
e la morbidezza della sua mano d'artista nel modellare i corpi, le forme.
Ravennate di nascita, Raffaella
Robustelli si laurea in materie tecniche. Ma in seguito lascia scuola e
altro per studiare all'Accademia di Belle Arti di Verona.
Ora è felice nel
suo studio veronese oppure fra Pietrasanta e Carrara, dove soggiorna il
più a lungo possibile, per lavorare fra quelle montagne Apuane
che hanno fornito la materia prima a tanti scultori, da Michelangelo a
Henry Moore.
Lungo, intenso, è
il curriculum, fra mostre, premi, riconoscimenti internazionali. E tanta
voglia di lavorare per raggiungere il traguardo che ogni artista ha nel
cuore.
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