La
parola Micronesia significa "piccole isole".
Delle
2.240 isole sparse in un'area vasta quanto gli Stati Uniti, solo cento
sono abitate.
Ci
sono pochi collegamenti aerei, pochi alberghi e, di conseguenza, pochi
turisti. In compenso si è appagati da una natura incontaminata,
splendidi fondali marini e gente di rara ospitalità.
Partendo
dall'Italia ci sono voli diretti via Manila per Guam. Da lì
si prende il volo di collegamento per le isole di Yap, Truk e Ponapè,
Palau e Kosrae.
Guam
appartiene al Commonwealth delle Northern Marianas ed è un protettorato
degli Stati Uniti.
Dal
punto di vista turistico le Marianas sono meno interessanti a causa della
presenza delle basi militari americane. Per i molti marines che vivono
sull'isola si è cercato di ricreare uno stile di vita americano
con tanto di rodeo, barbecue e topless bar. Anche se militarmente Guam
è in mano agli americani, oggi sono i giapponesi i veri padroni
dell'isola. Armati di yen, se la sono ripresa pacificamente, cinquant'anni
dopo la sconfitta del Pacifico.
La
vera Micronesia invece inizia più a sud. L'aereo sorvola un mare
turchese, spiagge bianche e capanne costruite interamente da rami di palma.
La pista d'atterraggio di Yap, un'isola appartenente alla Federazione delle
Isole Micronesiane, sembra troppo corta per l'enorme DC9. Nel minuscolo
terminal gli isolani aspettano amici e parenti con collane di fiori intorno
al collo.
La
capitale, Colonia, consiste di una manciata di case colorate.
C'è
un solo bar, due alberghi e pochi ristoranti. Camminando per la strada
si è costantemente accarezzati dai calorosi sorrisi della gente.
Yap è l'isola più tradizionale e culturalmente intatta della
Federazione. Ancora oggi sull'isola vengono usati enormi anelli di pietra,
alti un metro e mezzo e pesanti qualche quintale, come forma di pagamento.
Esposti intorno alle case questi anelli indicano, insieme al numero di
alberi di cocco e di maiali, il livello sociale e la ricchezza del proprietario.
Nella
maggior parte delle isole micronesiane i costumi, l'architettura e il modo
di vestirsi non hanno subito grandi cambiamenti negli ultimi cento anni.
La gente ha resistito a molti dei cambiamenti portati dagli stranieri.
Si vive in prevalenza di ciò che la natura fornisce generosamente:
pesce, maiali, galline, yam, manioca e un'infinità di frutta esotica.
Il
cocco, oltre a fornire l'olio per cucinare e il vino per alleggerire le
serate, offre le materie prime per la costruzione delle case. Chi preferisce
stare nell'amaca a far niente può sintonizzarsi sul canto degli
uccelli e godersi lo spettacolo della natura di singolare bellezza.
Chi
invece ama l'attività ha la possibilità di partecipare a
feste locali, fare sport subacquei, escursioni a cavallo o prenotare un
posto sulla barca per visitare le isole limitrofe.
Un'altra
isola bellissima appartenente alla Federazione è Ponapè,
1300 chilometri a nordest della Nuova Guinea.
Qui
sono stati scoperti alcuni dei ruderi più interessanti e misteriosi
del mondo.
Si
tratta di una città costruita su isole artificiali, piena di templi,
fortezze, tombe e altri edifici. Le altre isolette sono separate da canali
e protette dal mare aperto con una diga. Questa Venezia dei Mari del Sud
viene chiamata Nan Madol, “Luogo tra gli spazi” o “Luogo dei canali”. Gli
archeologi sanno poco o niente sui costruttori, capaci di edificare opere
così magnifiche, e del perché la città fu abbandonata
prima del completamento di alcune muraglie. E' circondata dalla foresta
vergine e da una meravigliosa laguna.
Per
chi ama I relitti marini non c'è posto più adatto di Truk.
Protetta dal vento e dalle correnti, la laguna di Truk è stata descritta
come un lago in mezzo all'Oceano. Nel 1941 Truk era diventata la più
grande base operativa giapponese del Pacifico e il principale porto della
marina da guerra imperiale. Qui mettevano l'ancora i giganteschi sottomarini,
e qui furono costruiti sofisticati aeroporti, fortificazioni, sotterranei
e postazioni d'artiglieria costiera.
Durante
la Seconda guerra mondiale, fu affondata un'intera flotta imperiale giapponese,
inclusi alcuni sottomarini.
Nelle
lingue d'acqua che separano le isolette si trovano, a pochi metri di profondità,
aerei e carri armati, testimoni della terribile battaglia del Pacifico
che ebbe come protagonisti unità navali alleate e giapponesi.
Truk
si trasformò nella versione giapponese di Pearl Harbour e siccome
i relitti non furono mai fatti esplodere né riportati a galla, l'impressionante
flotta fantasma è ancora lì, sul fondo della laguna.
L'espressione
artistica più importante della Micronesia è la danza. Lo
stato-isola che va più fiero delle sue ballerine è Palau.
Le danze si svolgono durante le feste nei villaggi dell'interno. In queste
occasioni le donne si spalmano olio profumato sul corpo e si intrecciano
fiori nei capelli prima di esibirsi, vestite solo di gonne d'erba colorata.
Per
antica tradizione i visitatori portano ramoscelli per segnalare le loro
intenzioni pacifiche alla gente del villaggio.
Oltre
alle danze Palau è famosa per le Rock Islands, una collana di 200
isolette color smeraldo, disabitate, che si snoda per altrettanti chilometri,
disseminate sul velluto blu del Pacifico. E' possibile affittare una delle
isole per un'esperienza alla Robinson Crusoe, ideale per chi ama il contatto
stretto con la natura e cerca pace e solitudine totale.
Come
Palau anche Kosrae, un'altra delle isole del Pacifico settentrionale, è
a dimensione d'uomo. Come Truk, è meta degli amanti del sub perché
il fondale marino che circonda l'arcipelago conserva coralli preziosi che
vivono solo laddove l'acqua è completamente pura.
Basta
chiedere a un pescatore di accompagnarvi sull'isola prescelta.
Vi
sistemerà in una capanna con un tetto di rami di cocco e per i giorni
successivi l'unica compagnia sarà quella degli aironi che, instancabili,
si tuffano nell'acqua per pescare nei banchi di pesciolini argentati che
guizzano a filo d'acqua.
Passando
per atolli ed isolette disabitate la nostra imbarcazione butta l'ancora
in una laguna con un villaggio dove noto la totale mancanza di cancelli
o serrature.
Per
cena le donne del villaggio hanno preparato un maiale cotto lentamente
in un forno sotterraneo che viene servito con yam e noce di cocco.
Dopo
cena gli uomini si ritirano nel loro baj, la “casa degli uomini” per bere
la kava, un liquido ricavato dalle radici di una pianta leggermente allucinogena.
L'amara bevanda viene versata in coppe di noce di cocco e bevuta a piccoli
sorsi.
“Alii,
bo momengur!” dice uno degli uomini. Vuol dire “alla tua salute”.
Si
risponde dicendo “sulang” che significa “grazie” ed è la prima parola
che viene voglia di imparare, visitando questi luoghi incontaminati.
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