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 Daria Pesce................................
 
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La medicina del lavoro italiana nasce all'inizio del secolo come disciplina clinica, con un'attenzione particolare  alle patologie tipiche del mondo del lavoro. Con la Finanziaria del 1988 è stato restituito all'INAIL il compito di erogare le prestazioni medico-legali ai lavoratori. L'esigenza di realizzare condizioni di lavoro sempre più soddisfacenti  sul piano della sicurezza ha reso improrogabile il riconoscimento della necessità del controllo dell'ambiente, il monitoraggio biologico e la sorveglianza sanitaria. 
Da queste tematiche è nato il D.Lgs. 626/94, che recepisce la direttiva quadro 83/391/CEE e le direttive ad essa collegate. Tra i principi fondamentali espressi, meritano particolare attenzione: 
- l'estensione a tutti gli ambienti, e quindi a tutti i lavoratori, delle norme contenute nel decreto; 
- la verifica attraverso le medesime procedure dei potenziali rischi cui il lavoratore può essere esposto; 
- l'integrazione delle competenze individuali e delle problematiche aziendali. 
La normativa in tema di sicurezza ed igiene del lavoro ha ribadito che la fase preliminare per avviare un'adeguata opera di prevenzione in ambiente lavorativo è costituita dalla valutazione del rischio, che consente l'elaborazione di un piano di sicurezza. In dettaglio tale fase comporta un'analisi del ciclo lavorativo, dei materiali impiegati, del funzionamento dei macchinari, dei prodotti intermedi e finali, nonché dell'organizzazione del lavoro (turni, rotazione del personale) e dei dispositivi di sicurezza o delle misure già adottate per il contenimento dei rischi. 
 Il compito specifico della sorveglianza sanitaria, secondo la normativa vigente, è affidata ad un laureato in medicina specializzato in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica, tossicologia industriale o specializzazioni equivalenti. 
Secondo l'art. 16 del D. Lgs. 626/94 la sorveglianza sanitaria comprende accertamenti preventivi (esami clinici, biologici ed indagini strumentali) intesi a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro nei lavoratori, cioé a valutare lo stato di salute degli stessi in relazione ai rischi cui sono esposti. L'art. 17 dello stesso decreto legislativo investe il medico competente di alcune particolari funzioni: 
- istruire ed aggiornare, per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria, una cartella sanitaria di rischio da custodire presso il datore di lavoro, con salvaguardia del segreto professionale; 
- effettuare eventuali visite mediche richieste dal lavoratore (oltre alle normali visite previste dall'art. 16), qualora tale richiesta sia correlata ai rischi professionali; 
- collaborare con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla predisposizione ed all'attuazione delle misure per la tutela della salute e dell'integrità psicofisica dei lavoratori; 
- collaborare all'attività di formazione e informazione dei lavoratori; 
- visitare almeno due volte l'anno gli ambienti di lavoro e partecipare alla programmazione del controllo dell'esposizione dei lavoratori, i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini delle valutazioni e dei pareri di competenza; 
- collaborare con il datore di lavoro alla predisposizione del servizio di pronto soccorso; 
- fornire informazioni ai lavoratori sul significato degli accertamenti sanitari a cui sono sottoposti e, nel caso di esposizione ad agenti con effetti a lungo termine, sulla necessità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell'attività che comporta l'esposizione a tali agenti; 
- informare ogni lavoratore interessato dei risultati degli accertamenti sanitari e, a richiesta dello stesso, rilasciargli copia della documentazione sanitaria; 
- comunicare ai rappresentanti per la sicurezza i risultati anonimi e collettivi degli accertamenti clinici e strumentali effettuati e fornire indicazioni sul significato dei risultati. 
Il D. Lgs. 626/94 ha letteralmente scosso il mondo del lavoro che era stato spesso poco attento agli sviluppi ed alle evoluzioni delle discipline - mediche e non - che avevano come obiettivo la sicurezza sui luoghi di lavoro e la tutela della salute dei lavoratori. 
Con tale decreto sono state adeguate al progresso  tecnologico le precedenti normative in materia di sicurezza e prevenzione e sono state identificate nuove figure professionali per l'attuazione delle suddette norme.  
Alcuni provvedimenti hanno riscosso la piena approvazione da parte dei medici del lavoro, specie quelli che hanno esaltato la professionalità del medico competente, attribuendogli responsabilità ed autonomia operativa nel pieno rispetto delle norme. 
In merito alla obbligatorietà della sorveglianza sanitaria il D.Lgs. 626/94 rimanda alla legislazione vigente, ma non si può non rimarcare come il D.P.R. 305/56 mostri, sotto molti aspetti la sua datazione. Nell'arco di 40 anni le tipologie industriali, le tecnologie, i materiali e le stesse lavorazioni hanno subito una indiscussa evoluzione che non può essere ignorata dal legislatore. 
Da queste considerazioni - che non vogliono certo sminuire la validità del citato D.P.R. - scaturisce la necessità di ricorrere (ed utilizzare a pieno) il parere del medico competente in tutte le situazioni lavorative a potenziale rischio; ciò in una più moderna e realistica pratica della prevenzione nell'interesse prioritario del cittadino la cui tutela della salute è, pertanto, un diritto sancito dalla Cassazione. 
Il D. Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, è stato modificato ed integrato con il decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242, che ha portato sensibili cambiamenti nelle normative in materia di sicurezza finalizzati ad una verifica costante dei fattori di rischio e alla loro riduzione. 
Ad operare con compiti specifici in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro sono più soggetti: 
a) il servizio di prevenzione e protezione dai rischi, inteso come “insieme di persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali nell'azienda ovvero unità produttiva” (art. 2 comma 1, lettera c), servizio con il vertice il responsabile; 
b) il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza definito all'art. 2, comma 1, lettera f; 
c) il medico competente, il quale esercita l'attività di sorveglianza sanitaria obbligatoria in alcuni settori di lavoro in cui vi è una maggiore esposizione del lavoratore a fattori di rischio per la salute e la sicurezza, come, ad esempio, nei lavori che comportano una motivazione manuale dei carichi, o l'uso di attrezzature munite di videoterminali o in cui sono presenti agenti cancerogeni o biologici o agenti chimici, fisici e biologici (D. Lgs. 15 agosto 1991, n. 277). 

Sorveglianza sanitaria: accertamenti preventivi e periodici. Il monitoraggio biologico 
Il termine sanitary surveillance riferito ad  ambiti lavorativi appare per la prima volta alla metà degli anni '70. In un manuale del NIOSH pubblicato nel 1973 sono contenuti due capitoli che trattano della sorveglianza sanitaria; successivamente, nel 1980 l'OSHA pubblica una serie di raccomandazioni per la sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro. 
La sorveglianza sanitaria si articola in accertamenti da effettuare in sede di assunzione (accertamenti preventivi) e successivamente durante l'attività lavorativa (accertamenti periodici). 
I dati che vengono raccolti in occasione del controllo preventivo hanno molteplici finalità: valutare in primo luogo l'idoneità del soggetto all'attività lavorativa che andrà a svolgere, verificando fra l'altro la funzionalità di organi ed apparati con particolare attenzione verso quelli che costituiscono possibili bersagli degli agenti nocivi presenti durante il lavoro; fornire un quadro di riferimento strettamente individuale per una corretta valutazione di possibili modifiche future (ad esempio funzionalità respiratoria in un soggetto che sarà potenzialmente esposto ad irritanti respiratori); dare indicazioni per una sorveglianza mirata in un soggetto che presenti una situazione teorica di rischio maggiore. 
In occasione dei controlli periodici andranno valutate attentamente le modifiche del quadro esistente nel momento del controllo preventivo e considerati i dati relativi al monitoraggio biologico ed ambientale (livelli di concentrazione di inquinanti presenti nell'ambiente di lavoro). 
Il monitoraggio biologico programmato in base ai rischi esistenti nell'attività lavorativa “sorvegliata” consiste in una valutazione dell'esposizione a fattori presenti nell'ambiente di lavoro attraverso la misura dei terminati in campioni biologici prelevati negli esposti secondo precise modalità.  
Il determinante può essere rappresentato dalla sostanza chimica tal quale, da un suo metabolita, da una modifica biochimica di tipo reversibile indotta dall'esposizione all'agente nocivo.  
I campioni biologici sono costituiti in prevalenza dall'aria respirata, dalle urine, dal sangue. 
In contrasto tuttavia con queste disposizioni  vi è il caso delle malattie infettive, in particolare le restrizioni che il medico deve operare per quanto concerne l'Aids, punto sul quale vi sono opinioni e posizioni discordanti. Mentre un malato di tubercolosi polmonare può essere sottoposto alle analisi cliniche necessarie, un malato di Aids, perché sia effettuato il test, deve dare il consenso.  

(segue) 
 

Daria Pesce 
Avvocato Penalista 
 

 The Italian industrial medicine was born at the beginning of this century as a clinical doctrine and focussed particularly on the typical pathologies concerning work. With the 1988 Financial Law the task to give workers medical and legal services was assigned to the National Insurance Institute for Industrial Accidents (INAIL) again. The need to create increasingly satisfactory work conditions in terms of safety entailed the recognition of the need of a controlled workplace, biological monitoring and sanitary surveillance.  
Such needs gave rise to the legislative decree 626/94 that includes the outline rule 83/391/EEC and the rules linked to it. Among the points deserving particular attention are:  
- the application of the decree's rules to all workplaces, and consequently to every worker;  
- the ascertainment of prospective risks workers may run through the same procedure;  
- the integration of individual skills with corporate issues;  
The regulations pertaining safety and industrial  hygiene underscored once again that the preliminary phase to start proper prevention measures at the workplace consists in ascertaining risks, thus allowing a safety scheme to be worked out. More specifically, such phase consists in an analysis of the manufacturing cycle, of the materials used, of machines' working, of the intermediate and end-products, as well as of the working management (shifts, personnel turnover) and of the safety devices or of the measures already been taken to keep dangers in check.  
Sanitary surveillance's specific task, according to the current provisions, should be assigned to a medicine graduate specialised in preventive medicine of workers and in industrial psychology, industrial toxicology or an equivalent specialisation.  
According to article 16 of the Legislative Decree 626/94, sanitary surveillance includes preventive controls (clinical, biological examinations and instrumental surveys) carried out in order to determine the absence of contraindications to work for workers, and ultimately to ascertain their health conditions with respect to the risks they may incur. Article 17 of the same legislative decree vests physicians with some particular functions:  
- carrying out an updated risk health record for every worker submitted to sanitary surveillance to be kept by the employer, with the protection of the professional secrecy;  
- carrying out medical examinations asked by the worker (besides those laid down by article 16) in case such request is linked to professional risks;  
- co-operating with the employer and with the prevention and protection services to develop and carry out measures to protect the workers' health and psychophysical safety;  
- co-operating to the training and information activities of the workers;  
- visiting the workplaces at least twice a year and participating in planning the controls of the workers' contact with particular agents, whose results must be communicated timely in order to take the proper measures;  
- co-operating with the worker to set up a first-aid service;  
- informing the workers about the sanitary controls they underwent and, in case of contact with agents having long-term effects, about the need to carry out controls even when they stop doing the work which entailed the contact to such agents;  
- informing workers who want to know about the results of their sanitary controls and, upon request, giving them a copy of the sanitary documents;  
- communicating the representatives in charge of the safety the anonymous and collective results of the clinical and instrumental controls which were carried out as well as explaining their meaning.  
The Legislative Decree 626/94 shocked the work environment that had often paid little attention to the development and the evolution of the regulations – both medical and otherwise – whose goals were safer workplaces and the protection of the workers' health. This decree made the previous regulations concerning safety and prevention adapt to technological advances; furthermore, new professionals that should carry out such rules have been established. Some measures were fully approved by industrial physicians, mainly by those who often underscored the professionalism of physicians, charging them with responsibilities and operative autonomy in complete compliance with the regulations.  
As far as the compulsoriness of sanitary surveillance is concerned, the Legislative Decree 626/94 refers to the currents provisions, but it is impossible to overlook the obsolescence of the Presidential Decree 305/56 in various aspects. In the space of forty years, in fact, industries, technologies, materials and working itself have  evolved and this should not be ignored by the law.  
Such considerations make it essential to resort to the physician's opinions in case of a potentially dangerous working situation. It would be a more modern and realistic way to carry out preventive measures in the citizens' prior interest, the protection of their health  being a right sanctioned by the Court of Cassation.  
The Legislative Decree dated 19th September 1994, n. 626, was changed and integrated into the legislative decree dated 19th March 1996, n. 242, that considerably changed the provisions pertaining safety.  
It is a question of working with specific tasks as far as safety and health at the workplace are concerned. Within this context the bodies or individuals mostly involved are:  
a) the prevention and protection from risks service, considered as “a group of people, systems and means inside or outside the company aimed at preventing and protecting workers from work-related risks inside the company or production unit” (article 2, section 1, letter c).  
b) the workers' representative in charge of safety laid down by article 2, section 1, letter f;  
c) the physician in charge who carries out a compulsory sanitary surveillance in some sectors where workers are more likely to find risk factors for their health and safety as, for instance, when they have to handle manually materials or use equipment controlled by computer screens emitting carcinogenic substances, biological or physical agents, chemicals. (Legislative Decree August 15, 1991, n. 277).  

Sanitary surveillance: preventive and periodical controls. Biological monitoring  
The words sanitary surveillance referred to work environments were used for the first time in the mid-seventies. A NIOSH manual published in 1973 reported two chapters devoted to sanitary surveillance; subsequently, in 1980, the OSHA published a series of warnings as for sanitary surveillance at the workplace.  
Sanitary surveillance is made up by controls to be carried out when hiring people (preventive controls) and subsequently during their working activities (periodical controls). In the first place they can determine an individual's fitness for the work he/she is going to do, controlling, among the other things, the functionality of his/her organs and apparatuses with specific attention to noxious agents' potential targets. They can give a closely individual reference record that would make it possible to correctly decide future changes. They can suggest a specific surveillance for individuals whose situation may theoretically entail higher risks.  
During the periodical controls  it is necessary to evaluate carefully the changes of the record existing when the preventive control was made. The data pertaining the biological and environmental monitoring (the concentration levels of pollutants in the workplace) must be considered too.  The biological monitoring programmed according to the risks related to a “controlled” work consists in determining the exposure to agents present in the work environment by measuring certain substances in biological samples taken from the exposed people according to specific methods. Such substances may be represented by a chemical, by one of its metabolites, by a reversible biochemical change triggered by the exposure to noxious agents.  
The case of infectious diseases is in disagreement with these provisions, in particular as far as the restrictions physicians have to cope with in case of the AIDS virus are concerned, an issue where opinions and positions are conflicting. On the one hand a person having pulmonary tuberculosis can be submitted to the necessary clinical analyses, on the other a person who has AIDS must give his approval to be tested.  

(to be continued)  
 
 
 

 
 
 
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