BANCA NAZIONALE DEL LAVORO
Una "pulizia" da 4.800 miliardi
 
 
 Gianni Tecchi
 
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In vista della programmata privatizzazione, oltre ad applicare i consueti rigorosi criteri di valutazione, il Consiglio d'Amministrazione ha approvato ulteriori interventi finalizzati a migliorare la qualità dell'attivo e a rafforzare sensibilmente i presidi contro i rischi derivanti da crediti, titoli e partecipazioni, per conferire alla struttura patrimoniale della Banca i requisiti di eccellenza attesi dal mercato. 
In applicazione dei criteri di bilancio approvati dal Consiglio, il rendiconto prevede rettifiche di valore su immobilizzazioni materiali ed immateriali per 257 miliardi, accantonamenti per rischi ed oneri per 772 miliardi, rettifiche di valore su crediti ed accantonamenti per garanzie e impegni per 1.851 miliardi, rettifiche di valore su immobilizzazioni finanziarie per 156 miliardi ed accantonamenti a fondi rischi su crediti per 1.335 miliardi... 
L'assemblea dei soci sarà chiamata ad approvare la copertura delle perdite mediante utilizzo di riserve patrimoniali” (il grassetto è nostro).  
Questi alcuni passi salienti del Comunicato stampa emesso dalla BNL il 30 marzo 1998. 
Dunque, se le parole e le cifre hanno ancora un contenuto, malgrado i “consueti rigorosi criteri di valutazione” adottati negli esercizi precedenti, si è reso necessario procedere a rettifiche ed accantonamenti a livello di capogruppo per un totale di 4371 miliardi (in consolidato 4866 miliardi)! 
Siamo nel paradosso: nessuno trova nulla da ridire! 
Non un organo di stampa approfondisce l'analisi e/o esprime una critica ad una gestione nei conti della quale si sono accumulate migliaia di miliardi - se non proprio (e/o non tutte) di perdite - dal recupero così incerto da suggerirne la copertura con accantonamenti.  
E' uno di quei tipici casi in cui la realtà supera la fantasia! Una banca pubblica “scopre” oltre 4.800 miliardi di posizioni a rischio e Davide Croff - Amministratore Delegato della BNL – dichiara che si è trattato di una “operazione necessaria che il mercato capisce”. 
Questo “mercato” a quanto pare si accontenta veramente di poco per “capire” stanziamenti per centinaia, migliaia di miliardi senza che ne venga fornito un minimo di dettaglio. 
Per “Rettifiche di valori su immobilizzazioni materiali e immateriali” l'importo è di L. 257 miliardi (in consolidato 328 miliardi).  
Quali immobilizzazioni? A causa di quali eventi, in seguito a quali accertamenti?  
Silenzio! Silenzio e basta.  
La cifra è quella perché così ha valutato il Consiglio di Amministrazione.  
Tapino chi vuol conoscere gli elementi, i fatti, le situazioni in funzione delle quali in Consiglio “ha valutato”. 
Se le “Rettifiche di valore su crediti ed accantonamenti per garanzie e impegni” ammontano a 1851 miliardi (in consolidato a 2096 miliardi) e se l'”Accantonamento a fondi rischi e crediti” è contabilizzato in 1335 miliardi (in consolidato 1513 miliardi); se fra le une e gli altri si tratta di 3186 miliardi (in consolidato 3609 miliardi) il Consiglio non può e non deve fornire dettagli al di fuori delle solite, banali frasi di rito.  
Questa è la prassi.  
La “riservatezza”, il “segreto bancario”, la “privacy” dei debitori ecc. ecc. costituiscono le barricate dietro le quali i Consigli di Amministrazione difendono scelte strategiche sbagliate, fidi concessi con colpevole superficialità, errori negli accertamenti e nelle valutazioni. 
Queste migliaia di miliardi che distruggono altrettante migliaia di miliardi di riserve non hanno né responsabili né responsabilità: sono numeri e basta.  
Un anonimato che, però, costa caro, molto caro a tutti, in quanto la proprietà della BNL è dello Stato italiano e, quindi, di tutti i cittadini. 
Le perdite della BNL sono, in definitiva, una specie di tassa che viene pagata senza però che da ciò derivi altra conseguenza che quella di un depauperamento a fondo perduto.  
Una “manovra di primavera” che il Consiglio BNL ha deciso ed il Tesoro approverà.  
Una manovra aggiuntiva a quella che stanno studiando Ciampi e il suo staff che, però, per “passare” richiederà il voto favorevole sia della Camera sia del Senato. 
Quando nei conti della Gemina emersero perdite per meno di 1000 miliardi - derivanti soprattutto da una mancata svalutazione del magazzino libri della RCS e da un “allegro” finanziamento alla Fochi - successe un “can can” senza fine. 
La stampa si mobilitò parlando di un “buco nero” nei conti della Gemina. Insorsero le associazioni dei piccoli azionisti.  
La Magistratura avviò (doverosamente) le proprie indagini.  
Il Presidente Giampiero Pesenti è (se non sbagliamo) tuttora indagato. 
Anche per la “pulizia” di 3000 miliardi nei conti del Banco di Napoli è in corso una istruttoria per falso in bilancio contro gli Amministratori dell'epoca ed è in essere un arbitrato con la Società di Certificazione Price Waterhouse chiamata a rispondere per danni.  
In BNL salta fuori l'esigenza di una “pulizia” da oltre 4.800 miliardi e tutti la trovano logica, normale e perfino doverosa. 
Se anche i conti della BNL fossero setacciati dalla Magistratura sarebbe un gran bene. 
Soltanto la Magistratura, infatti - e non altri - oggi come oggi, può acquisire gli addendi di quel totale di oltre 4.800 miliardi.  
Ne può verificare l'insorgere ed il consolidarsi nel tempo. Può controllare le singole perdite, le singole posizioni anche in funzione di quei “consueti rigorosi criteri di valutazione” fatti da sempre propri dal Consiglio di Amministrazione, avallati dai Collegi Sindacali, certificati dalle Società di Revisione. 
Se dagli accertamenti della Magistratura emergesse che tutto è in regola sarebbe ancora meglio.  
Per tutti.  
Per gli Amministratori, per i Sindaci, per gli azionisti, per gli italiani. 
Una grande banca pubblica ne uscirebbe non soltanto col sigillo di mani pulite, ma anche con quello dei conti in ordine. 
L'auspicio è che così sia. 
 
 
 
 
 
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