VITTIME DELLE MINE
Hannes Schick
 
   English
 
 
Bellezza e terrore. Sorrisi e mine. Il regno del Khmer, che prese il nome da Kambou, un principe brahmano venuto dall'India (Kamboudja; regno dei figli di Kambou), è un paese pieno di contrasti. Chissà quale è il karma di un popolo capace di costruire una cultura meravigliosa come quella di Angor, ma anche di generare una struttura malvagia come l'Angkar, l'organizzazione suprema dei Khmer Rossi.  
Anche Cheant Por sorride. Seduto a terra, vicino alle sue stampelle, l'ex-combattente venticinquenne è agitato perché riceverà una gamba artificiale. Finalmente potrà buttare le due vecchie stampelle, alle quali era appoggiato da quando gli hanno amputato la gamba destra, devastata da una mina antiuomo nella regione di Preah Vihear.  
“Entra” - gli fa un collaboratore di Handicap International, un'organizzazione umanitaria attiva in Cambogia da parecchi anni. Cheant Por si tira su faticosamente ed entra in una stanza piena di protesi. Si siede su un lettino dove gli attaccano l'arto artificiale e poco dopo fa i primi passi senza stampelle. Prima di tornare nel suo villaggio d'origine, imparerà a perfezionare l'uso della gamba artificiale in un centro di riabilitazione.  
Le statistiche elencano che nel 1997, nei cinque centri ortopedici gestiti dall'organizzazione Handicap International, sono state eseguite 905 amputazioni tibiali e 156 amputazioni femorali. In tutto 1113 gli interventi riparativi; sono state messe a disposizione 1041 protesi e 203 sedie a rotelle. Handicap International è solo una delle tante organizzazioni che aiutano le vittime delle mine, si può immaginare quante sono le amputazioni a causa di questa arma micidiale in tutto il paese.   
La Cambogia è, a livello mondiale, è uno dei paesi maggiormente colpiti dal problema delle mine e degli ordigni inesplosi (UXO). Quando gli americani bombardarono il Laos, la Cambogia e il Vietnam, sganciarono centinaia di migliaia di ordigni appositamente costruiti per non esplodere con l'impatto del suolo, ma a scoppio ritardato, se urtati da esseri viventi o oggetti in movimento. Altre centinaia di migliaia di bombe furono scaricate senza troppi scrupoli da aerei che non erano riusciti a portare il loro carico distruttivo a destinazione in Vietnam.  
Nel periodo in cui il paese era sotto l'autorità provvisoria delle Nazioni Unite, sono stati registrati oltre 2000 campi minati, delimitati in seguito dalla Divisione verifica del Centro Cambogiano Antimine (CMAC). Altri 2632 campi minati sono stati individuati nel periodo seguente, fino alla fine del 1996. Per ora, la priorità è data alla segnalazione delle zone in cui si sospetta la presenza di mine, non alla loro rimozione, così la maggior parte degli ordigni non scoppia in circostanze controllate da esperti, ma sotto i piedi o le mani della gente. Tocca così alla popolazione ripulire il paese dalle trappole mortali prodotte e vendute da americani, russi, cinesi italiani, francesi, turchi e serbi. Al ritmo attuale ci vorranno 175 anni per neutralizzare le mine presenti in Cambogia.  
La provincia centrale di Kompong Thom è stata un campo di battaglia per oltre venticinque anni. Durante il conflitto la collocazione delle mine ha giocato un ruolo essenziale nella tattica delle varie fazioni belligeranti. Vaste zone del paese   sono state rese incoltivabili. Gli ordigni inesplosi sono presenti ovunque e in numero così elevato che la popolazione utilizza il metallo delle granate per costruire attrezzi di lavoro e le bombe, svuotate dal contenuto esplosivo, come pilastri per le fondamenta delle case.   
Pur consapevoli del rischio che corrono, i contadini, spinti dalla fame e dalla necessità di procurarsi cibo, accedono anche ai campi segnalati come minati. Il quarantenne Toy Aon fu mutilato da una mina proprio mentre lavorava sul suo campo di riso: “Sono sopravvissuto ai bombardamenti americani, al genocidio dei Khmer Rossi e all'invasione dei vietnamiti. Ho perso un braccio in periodo di pace. Nell'esplosione anche mio figlio perse una gamba”. Con un gesto protettivo. poggia quello che rimane del suo braccio intorno alla spalla del figlio.  
Le mine antiuomo sono ordigni creati con diabolica ingegnosità: studiati non per uccidere, ma per recare il maggior danno fisico, con la logica di costringere il nemico a sacrifici materiali, visto che costa più assistere un handicappato che seppellire un morto.  
Nel dormitorio di un ospedale per veterani incontro Phan Phy, un diciannovenne ex-soldato delle forze armate cambogiane. E' steso sul letto ad ascoltare musica.   
Ha perso le gambe durante una pattuglia in zone controllate dai Khmer Rossi. Quando vuole muoversi usa il triciclo, spinto da un altro ex-combattente, cieco per l'esplosione di una mina.  
Anche Chan Malay, 35 anni, è stato ferito da una mina: “Ero di guardia nei dintorni di Angor Wat. Sapevo quali erano le zone minate e camminavo solo su sentieri considerati sicuri. Ma durante la notte erano state depositate altre mine e così è toccato anche a me”. Nell'esplosione ha perso le braccia, riportato gravi ferite ai genitali, all'addome e agli occhi.   
In un altro centro di assistenza vedo un bambino che osserva alcuni coetanei giocare al pallone. Appoggia il resto di una gamba su una stampella e segue la partita con occhi sognanti. Dice di non ricordare come è successo, sa solo che stava giocando con gli amici in un campo dove andava spesso.   
E' arrivato all'ospedale con la gamba sinistra spappolata e ferite di schegge su tutto il corpo.   
Ma c'è chi sta peggio di lui. Norodom Aon, un ragazzo di dieci anni, proveniente da Phnom Voar, ha una terribile ferita alla gamba, causata da una mina antiuomo. I medici, nella speranza di salvargli l'arto, hanno ricucito tutto al meglio, ma la ferita stenta a guarire. E' continuamente  infiammata, probabilmente per la presenza di corpi estranei, frammenti dell'esplosivo che i medici non sono riusciti a togliere. Piange, tanto è forte il dolore, e sa che perderà la gamba se la ferita non migliorerà.  
Phnom Voar si trova nella provincia meridionale di Kampot.   
E' una delle regioni maggiormente colpite durante le battaglie degli ultimi dieci anni. Dopo la recente sconfitta dei Khmer Rossi, è stato possibile che alcune squadre  antimine, spesso finanziate dagli stessi paesi produttori delle mine, iniziassero con la “bonifica” di terreni destinati all'agricoltura. Anche qui, come in altre zone, il maggior problema per la neutralizzazione dei campi minati è l'assenza di carte che indichino il posizionamento degli ordigni.   
A Kampot sono stati controllati 466.791 metri quadrati di terreno. Sono stati ritrovati 1.176.624  frammenti di ordigni esplosivi, il totale delle mine distrutte è 218 e gli ordigni inesplosi fatti brillare sono 1055. Ma resta ancora molto terreno da sminare.  
Comunque, qualcosa si è mosso sul piano internazionale riguardo la messa al bando delle mine antiuomo. Novantasei paesi - in buona parte alleati, amici e periferia dell'impero USA - il settembre scorso a Oslo hanno approvato un testo, firmato in seguito ad Ottawa, per la messa al bando delle mine antiuomo.   
Il 22 ottobre 1997 la Camera dei deputati italiana ha approvato le norme per la messa al bando delle mine antiuomo, che sono diventate così legge dello stato.   
Gli stati firmatari di Ottawa ritengono inoltre necessario cooperare per le operazioni di sminamento, fornire assistenza per la cura, la riabilitazione, la reintegrazione sociale ed economica delle vittime. Purtroppo c'è chi, come Cina e Stati Uniti, si dichiara contrario a norme chiare e rigorose con pretesti incomprensibili, rifiutando la messa al bando incondizionata e totale delle mine. Così in Cambogia, come in altri 67 paesi, storie come quelle che abbiamo appena raccontato si ripeteranno per i decenni a venire.   
Fino a che resteranno schierati sul terreno 110 milioni di cecchini invisibili che continueranno a colpire bambini, donne, anziani, uomini, intenti a gesti e azioni della vita quotidiana.  
 
 
.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 Leadership Medica®   
  Mensile di scienza  medica e attualita`   
 Copyright 1997© All Rights Reserved 
 
 
 This page are maintened by   
GTM Grafica 
Service & Network  
gtmgraph@coloseum.com