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...........Antonio Carbè......
 
Fujio Nishida racconta con semplice sincerità la sua vita. Una vicenda umana che a noi europei, italiani in particolare, può sembrare lontana, ma che poi risulta simile a tante storie di artisti. 
Lasciare la campagna per fare il “pittore”. 

Sono nato vicino a Kobe, una città di oltre un milione di abitanti, che secondo gli affollamenti urbani giapponesi non è poi tanto grande.  
Da voi le città mediamente sono più piccole, meno affollate.I miei vivono in campagna e coltivano il riso; un po' come nascere nelle risaie del pavese o in Lomellina, vicino alla grande Milano...  
Si può fare un simile paragone?  chiede il pittore con la sua gentilezza e il suo sorriso.  
Un posto molto bello e un paesaggio impagabile, dove lo sguardo ti porta oltre i confini del cielo, ti porta lontano... 

Poi è andato in città? 

Sì, volevo studiare e così dopo le superiori mi sono laureato all'Università d'Arte di Kanazawa nel '74. 

Perché la scelta di una facoltà artistica? 

Perché quando frequentavo la scuola media superiore un mio insegnante, amante dell'arte, aveva intuito le mie possibilità artistiche e influì molto sulle mie scelte future. Inoltre Kanazawa, dove studiavo, è una città satura di atmosfera artistica, di tradizioni giapponesi... qualcosa come Perugia in Italia, tanto per fare un paragone, anche se le culture sono molto differenti. 

Ma conosceva già la cultura italiana? 

Sì. A scuola i miei studi sull'arte internazionale si sono indirizzati sulla pittura del Rinascimento italiano, dopo un grande amore per l'arte del vostro '400 e anche del '300, i vostri fondi oro e le splendide invenzioni di Giotto. 
Ho incominciato ad amare la vostra pittura prima della vostra terra. 

Allora, appena possibile, di corsa in Italia? 

No. Dopo essermi laureato ho insegnato sei anni a Tokio.  
Ho fatto anche la prima personale alla Galleria Tamura di Tokio nel '77. Volevo venire in Italia con una certa indipendenza economica, perché mi ero anche sposato. 
Negli anni di Tokio ho frequentato l'Istituto Italiano di Cultura, così ho potuto conoscere molti italiani e andavo spesso a mangiare in un ristorante italiano.  
Mi avvicinavo sempre più al grande momento. 

L'arrivo in Italia? 

Sì; questo avvenne nel 1980 e la scelta cadde su Milano. Mi sono iscritto subito a Brera per seguire regolarmente i corsi di pittura e avere contatti diretti con la vostra cultura. 

Difficoltà? 

Non molte. In breve riuscii a partecipare a mostre collettive e nell'83 feci la mia prima personale italiana alla Citybank di Torino. 
 

Nishida oramai è da considerarsi un pittore italiano, anche se sente la necessità di tornare in Giappone, sia per la famiglia che per esporvi. 
La sua arte, sempre più raffinata, è uno dei migliori “incontri” fra la pittura rinascimentale e la sintesi grafica della creatività asiatica. 
Infatti possiamo rilevare nel periodo delle nature morte (o “vite silenti”, come scrive Walter Schonenberg) il richiamo alla grande pittura olandese o italiana. 
L'ultima produzione è sorprendente “sintesi” di paesaggi tradizionalmente giapponesi adagiati sulla sontuosità dei drappeggi rinascimentali. 
Questo è in breve Fujio Nishida, una giovane promessa della pittura italiana e della cultura giapponese; con tante mostre già fatte, tante critiche positive nel suo curriculum, tanti progetti da realizzare. 
 

Fujio Nishida tells his life with simple sincerity. A human story which is apparently far from the Europeans and particularly from the Italians, but which is after all similar to many artist's stories. Leaving the country to become a painter. 

"I was born near Kobe, a town of more than one million of people, which - considering the Japanese urban overcrowding - is not so great. 
In Europe towns are generally smaller, less crowded. My parents live in the country and grow rice;  as if I were born in the rice-fields near Pavia or in Lomellina, near the large town of Milan. 
Is it possible to make such a comparison? The painter asks with his politeness and a smile. 
A really beautiful place, a priceless scenery, a view looking over the sky limits, looking very far...." 

And then did you go to the city? 

"Yes, I did; I wanted to study, so I graduated and then I took a degree at the University of Art of Kanazawa in 1974." 

Why did you choose an art school? 

"Because, when I was attending the  high school, a teacher of mine, quite fond of arts, had guessed my artistic possibilities and he had an influence on my future choices. Moreover, Kanazawa, the city where I studied, is full with an artistic atmosphere and Japanese traditions, something similar to the Italian town of Perugia, if we want to make a comparison, though the cultures are very different." 

"Did you already know the Italian culture?" 

Yes. My school studies on the international art were addressed to the painting of the Italian Renaissance after my deep love for the art of Italian XV and XIV centuries with the golden backgrounds and Giotto's wonderful inventions. 
I started loving your painting before loving your country." 

Then, did you come to Italy as soon as possible? 

"No, after getting my degree, I have been teaching in Tokyo for six years. 
I had also my first personal picture exhibition in Tamara Gallery of Tokyo in 1977. I wanted to come to Italy with a certain economic independence because I had got married. During my Tokyo years I attended the Italian Institute of Culture, and in this way I could know many Italians and I often went to dine in an Italian restaurant. 
The great moment was closer and closer." 

Do you mean your coming to Italy? 

"Yes. I arrived in 1980 and my choice fell onto Milan. I immediately registered in Brera (Art Academy of Milan), to follow the lessons on painting on a regular basis and to have contacts with your culture." 

Any trouble? 

"Not many. In short I could participate in collective exhibitions and in 1983 I had my personal Italian exhibition at Turin's Citybank." 

Nowadays, Nishida should be considered as an Italian painter, though he feels the need to go back to Japan both to see his family and to exhibit. His more and more refined art is one of the best “meetings” between the painting of Renaissance and the graphic synthesis of Asiatic creativeness. 
In fact, in the period of his still lives (or “silent lives” as Walter Schonenberg writes), we can notice a reference to the great Italian or Dutch paintings. 
His last production is an incredible “synthesis” of traditional Japanese landscapes and the sumptuous draperies of the Renaissance. 
This is a brief picture of Fujio Nishida, a promising young artist of Italian painting and Japanese culture, with so many exhibitions and so many positive comments already in his curriculum, with so many plans to be realized.

 
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