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Mirella Corvaja
 
La vecchia Europa può ancora riservare emozioni sincere allorché si va alla scoperta di un itinerario antico e suggestivo.  
"El Camino de Santiago" conduce il viaggiatore moderno sulle orme dei grandi pellegrinaggi del Medio Evo in un contatto col passato che arricchisce la mente e conquista il cuore . 
Di certo ne abbiamo sentito parlare almeno una volta, ma cosa sia in realtà Santiago di Compostela non tutti forse lo sanno. Anche i cattolici praticanti possono avere le idee confuse in proposito e la cosa non deve meravigliare più di tanto.  
Per un lungo periodo la fama di Santiago e dei suoi devoti è stata avvolta dall’oblio e le tracce di un cammino fatto di fede e di coraggio sono state sommerse dal polverone sollevato dai secoli contraddistinti dalle conquiste della ragione e dal materialismo più spinto.  
Di colpo ora Santiago di Compostela esce dal passato e ritrova una sua dimensione umana e spirituale. Capire perché cio stia accadendo è abbastanza facile, riscoprire la suggestione di questo luogo di devozione è invece un privilegio riservato solo a coloro che ripercorreranno l’itinerario compostelano, se non a piedi come facevano i pellegrini medievali, almeno con lo stesso desiderio di testimoniare il proprio credo, religioso, etico o morale che sia, giungendo a una meta che - oggi più che mai - sta sospesa fra il reale e il divino, ma è anche una meravigliosa occasione per scoprire un mondo fuori dai consueti itinerari di viaggio.  

L’Apostolo Santiago  
e la città che da lui prende nome  

Tradizione e storia si mescolano e si intrecciano in modo indissolubile attorno al personaggio dell’Apostolo San Giacomo (Santiago, in spagnolo). San Luca, nel suo Vangelo, lo indica come “Giacomo il Maggiore” per distinguerlo dal suo omonimo che veniva indicato come “Giacomo il Minore”. Era fratello di San Giovanni Evangelista, quindi anche lui era figlio del pescatore Zebedeo e di Salomè.  
San Matteo, nel suo Vangelo, ne parla chiaramente e questa testimonianza storica ne suggella l’esistenza. Meno precisa e documentabile è la realtà storica dell’antichissima tradizione che mette in relazione l’apostolo Santiago con la Spagna. Di fatto non esistono documenti che fissino con sicurezza la data del suo arrivo nella penisola iberica, ma d’altra parte la tradizione che avallava la sua presenza sul territorio fu talmente radicata e accettata nel Medio Evo che sarebbe quanto meno azzardato negarle valenza storica.  
Se non esistono documenti storici che provino la presenza di San Giacomo in Spagna, esistono invece tre elementi fondamentali a riprova di questa tradizione: il soggiorno di Santiago in terra spagnola nel suo viaggio di evangelizzazione dalla Palestina attraverso il Mediterraneo e il suo successivo ritorno a Gerusalemme, dove fu martirizzato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 44 dopo Cristo. La traslazione dei suoi resti in Spagna, avvenuta per via mare, ad opera dei suoi discepoli che approdarono in Galizia, esattamente a “Finisterrae”, allora considerato il punto estremo dell’Europa conosciuta. Il rinvenimento di questi resti nei pressi di Iria Fluvia, località sede episcopale (oggi si chiama Padròn), ad opera del vescovo Teodomiro, all’inizio del IX secolo dopo Cristo, ossia fra gli anni 812-814.  
A partire dal rinvenimento, la prova storica e la documentazione su Santiago sono una realtà dimostrata, come narra la “Historia Compostelana”, un documento dell’epoca che testimonia appunto come fu rinvenuto il corpo del Santo.  
“In un accampamento in prossimità di Iria Flavia, si cominciarono a vedere nella notte “luci ardenti” che non avevano spiegazione e angeli. Il vescovo Teodomiro verificò di persona questi fatti prodigiosi prima di informarne Alfonso II il Casto, re delle Asturie, il quale ordinò di venire a capo del mistero. Fu così che si giunse alla scoperta dell’arca di marmo che conteneva il corpo del santo.”  
E a partire da quel momento si costruirono, con l’aiuto del re, i primi edifici religiosi e si gettarono le fondamenta di quella che sarebbe diventata la grande città dell’Apostolo. E il luogo in cui erano apparse le “luci ardenti” venne indicato in latino come “campus stellae”, che divenne “Compostela” nella lingua del paese iberico.  

Il cammino giacobeo 

Come nacque la devozione a Santiago e quindi il pellegrinaggio fino alla sua tomba? Di certo fu il risultato di fattori diversi, dettati soprattutto dal desiderio di conoscenza e di nuove scoperte, dall’ansia di nuove emozioni anche religiose, probabilmente per rispondere a quella necessità di espiazione che caratterizzò gran parte del Medio Evo e infine perché l’itinerario correva lontano dall’invasione araba e dai pericoli che essa comportava per i cristiani: dalla Terra Santa si era estesa a gran parte del bacino del Mediterraneo e impediva di compiere il tradizionale pellegrinaggio a Gerusalemme.  
A partire dall’XI secolo Santiago de Compostela conobbe uno sviluppo che può essere definito straordinario. Recarsi sulla tomba dell’apostolo aveva tanto valore quanto visitare Roma, luogo del martirio di Pietro e Paolo, e Gerusalemme, luogo della crocefissione di Gesù. 
Se all’inizio i pellegrini erano stati spagnoli e abitanti della catena pirenaica, col passare del tempo si mossero a migliaia dall’ intero continente secondo quattro itinerari ben precisi: chi proveniva dal nord Europa seguiva la strada che passava per Parigi ed era detta “Via Turonense”; chi proveniva dal centro Europa si immetteva nella “Via Lemoincense”, che prendeva avvio dalla città di Vezelay e nome da Limoges.  
Una terza alternativa era costituita dalla “Via Podense”, che iniziava a Le Puy; infine la “Via Francigena” partiva da Roma e passava  per Arles e Tolosa.  
Tutti gli itinerari si congiungevano nella località di Puente la Reina, dopo aver scavalcato i Pirenei attraverso il passo di Roncisvalle, e a partire da quel momento “Todos los caminos a Santiago se hacen uno solo” (tutti i cammini verso Santiago diventano un’unica strada), come affermava l’antica “Guida del pellegrino di Santiago”, vero vademecum in cui erano indicati gli itinerari, le tappe, gli alloggi disseminati lungo la strada dove trovar rifugio, le devozioni da compiere, i pericoli da affrontare o da fronteggiare prima di giungere alla meta. 
E una volta giunti alla meta, esaurite le devozioni sulla tomba del Santo, il viaggio non era finito: bisognava arrivare fino al mare, fino a quel “finis terrae”, oggi Finisterre, che veniva appunto considerato il punto estremo, la fine delle terre allora conosciute e sulle cui spiagge si potevano raccogliere quelle conchiglie, dette appunto di St. Jacques e che noi, molto più prosaicamente , chiamiamo capesante.  
Erano il segno distintivo dei pellegrini giacobei, segno di riconoscimento per quanti avevano compiuto l’intero percorso e simbolo di un iter spirituale, oltre che materiale.  
Fu allora che nacque un’Europa come oggi la si vorrebbe: comunità di popoli di lingua diversa, di usi e costumi disparati e di culture profondamente  radicate, ma capaci - nonostante tutto - di venire a contatto fra loro nel segno della fraternità e della fede. Questo fu probabilmente il miracolo più grande compiuto da Santiago e questo fu il messaggio luminoso che rischiarò i secoli bui del Medio Evo e fece da ponte verso l’epoca moderna, consentendo ai giorni nostri il recupero di quel patrimonio che sarebbe stato tragico disperdere.  

L’itinerario del “Camino” 

In anni recenti si è verificato un risveglio religioso nei confronti del pellegrinaggio compostelano dovuto soprattutto alla celebrazione degli “Anni Santi”.  
Infatti, tutte le volte che il 25 luglio, festa di San Giacomo apostolo, cade di domenica viene proclamato un “Ano Santo compostelano”, con le stesse prerogative e indulgenze di quello romano, ma con una frequenza diversa, dato che avviene con un ritmo di 6-11-6-5 anni.  
Il privilegio di questo evento risale a una Bolla di Papa Alessandro III del 1179 e nel 1993 è caduta appunto la ricorrenza. Il precedente Anno Santo compostelano fu nel 1982 e vide la presenza di Giovanni Paolo II. Il prossimo si avrà nel 1999 in coincidenza con la fine del secondo millennio. 
E’ stato un evento particolare quello che si è vissuto lo scorso anno e quel tempo di perdono e di misericordia ha condotto a Santiago pellegrini da tutta Europa, compresa quella dell’Est.  
Molti sono giunti con torpedoni, con treni speciali, voli charter, auto private; ma non pochi, e sono stati i più fortunati, hanno scelto di compiere a piedi l’antico percorso, un po’ lungo strade di grande comunicazione e talvolta recuperando l’antico tracciato fra campi e boschi, lungo sentieri che datano di centinaia di anni e che sono peraltro tenuti in eccellente stato dal governo spagnolo in collaborazione con le provincie interessate.  
Da Roncisvalle a Santiago di Compostela corrono 750 km, come dire dalla Francia all’Atlantico passando per Navarra, Rioja, Castiglia e Galizia.  
Le tappe classiche sono 13, così come le descrisse nel XII secolo un religioso francese nel suo “Liber Sancti Jacobi”.  
Diventano 14 se si aggiunge la tappa che da Santiago di Compostela porta a Capo Finisterre; sono 140 km fino all’Atlantico, ma vale la pena di affrontarli per godere lo spettacolo di questo promontorio che si protende nel mare a segnare il punto più estremo nord occidentale del nostro continente. Fino al XV secolo si credeva segnasse la fine del mondo terreno, poi venne Colombo a dimostrare che non era così. Tuttavia la sensazione che si prova scrutando dal faro che sovrasta il promontorio le onde grige dell’oceano dà ancor oggi un brivido.  
Era su queste spiagge che i pellegrini raccoglievano le “vieires”, le conchiglie di San Giacomo. Oggi si trovano solo nei negozi di souvenirs e viene il sospetto che provengano da allevamenti biologicamente controllati, ma tant’è chi arriva fin qui, se ne va con almeno una conchiglia, a riprova del pellegrinaggio compiuto.  

Tredici tappe fra sentieri e nastri d’asfalto 

Il “Camino” inizia al confine franco-spagnolo, per la precisione a St. Michel le Vieux e questa prima tappa termina, dopo solo 28 km, a Viscarret. Lungo il percorso il paesaggio è aspro e suggestivo fino al Passo di Roncisvalle, dove un cippo ricorda il paladino Orlando (o Roldan, come lo chiamano gli Spagnoli) che qui morì nel 778. Ne parla Eginardo, biografo di Carlomagno, che ricorda come a Orlando fosse stata affidata la retroguardia dell’esercito franco attaccato dai montanari baschi che si ribellavano, sin d’allora, al dominio di Carlo. Le epiche gesta del paladino sarebbero poi state mitizzate dalla “Chanson de Roland” e cantate dai trovatori attraverso i secoli.  
La seconda tappa conduce a Pamplona, un tempo piazzaforte medievale e capitale del regno di Navarra. Situata su uno sperone roccioso sulla riva sinistra del fiume Arga, ai piedi dei Pirenei occidentali, oggi è una città moderna che conserva un nucleo storico. Nelle sue strade per San Firmino fra il 6 e il 14 luglio si celebra la famosa “feria de San Firmin”, durante la quale i tori destinati alle corride vengono lasciati liberi di giungere all’arena secondo un percorso che si snoda attraverso la città vecchia. La terza tappa arriva a Estella, passando per la città di Puente la Reina. Qui le strade dei pellegrini medievali si congiungevano in un unico cammino.  
Ancor oggi è visibile e percorribile a piedi lo splendido ponte che dà il nome alla città fatto costruire da Dona Mayor nell’XI secolo, onde facilitare il passaggio dei pellegrini attraverso il fiume Arga.  
Da Estella si giunge a Najera, nella provincia della Rioja, terra famosa per i suoi vini. Lungo il percorso si incontra la località di Clavijo, dove nell’844 Ramiro I d’Asturia riportò una grande vittoria sui Mori.  
La leggenda vuole che nel corso della battaglia, che volgeva a favore degli Arabi, comparisse l’Apostolo Santiago che su un cavallo bianco sgominò non pochi nemici ridando slancio ai cristiani.  
Da qui l’appellativo di “Matamoros” che spesso accompagna il suo nome e che in fondo non deve meravigliare, se ricordiamo che Gesù chiamo Giacomo “Figlio del tuono” per il suo carattere impetuoso e forse intemperante.  
La quinta tappa porta a Burgos, splendida città e antica capitale della Castiglia e Leon, nonchè teatro delle leggendarie imprese del Cid Campeador, eroe nazionale spagnolo. Lungo il percorso si incontra la città di Santo Domingo della Calzada, che prende nome da un monaco che qui visse intorno al 1100 e si prodigò moltissimo per dare aiuto ai pellegrini.  
Ancora oggi, nella cattedrale gotica, il visitatore incontrerà un gallo e una gallina vivi e in gabbia a ricordo del “miracolo dell’impiccato”. Si dice infatti che nel XIV secolo, un giovane in viaggio per Santiago con i genitori venne accusato ingiustamente di furto e impiccato. Sconvolti, i genitori pregarono il Santo di intercedere per il loro sventurato figliolo e di colpo udirono la sua voce che li rassicurava: era vivo grazie all’aiuto di Santiago. Tornati in città, i genitori si recarono dal giudice che aveva emesso la sentenza per informarlo del fatto. Questi  era seduto a tavola davanti a due polli arrostiti. Alla notizia rispose con sarcasmo: “Vostro figlio è vivo come questi polli che sto per mangiare”. Ma non aveva fatto i conti con il Santo perché, appena pronunciate quelle parole, i due pennuti risuscitarono lasciando il giudice esterrefatto.  
La sesta tappa conduce da Burgos a Framista, nella provincia di Palencia. Chi può, segue l’antico tracciato attraverso la campagna, passando per paesi di impronta medioevale che altrimenti non sarebbe dato di vedere. Il cammino prosegue da Fromista a Sahagùn nella provincia di Leon, località che prende nome da un martire di epoca romana, San Fagùn.  
La tappa successiva conduce a Leon, città d’arte fondata dai Romani nel 70 dopo Cristo sul versante meridionale della Cordigliera Cantabrica. Fu capitale di un regno indipendente che poi si unì a quello di Castiglia. A Leon, ancor oggi, le cicogne nidificano sulle guglie della cattedrale e sui tetti delle case. 
La nona tappa va da Leon a Rabanal, attraverso paesi e cittadine di grande suggestione, malgrado siano oggi praticamente disabitati.  
Da Rabanal a Villafranca del Bierzo il percorso si fa molto suggestivo.  
La strada si inerpica fino a toccare i 1400 metri di altezza che sono il punto più alto di tutto il “Camino”.  
Lungo la strada si incontra la Croce di Ferro, collocata in cima a una montagnola di pietre ammassate dai pellegrini che le portavano per penitenza.  
L’undicesima tappa conduce a Triacastela passando per la località di Cebreiro, un villaggio a 1300 metri di quota dove il fascino del passato è ancora fortissimo: casette dal tetto di paglia, a forma circolare, che derivano direttamente dalle capanne dei Celti, in un contesto paesaggistico in cui il sole si alterna alla nebbia e d’inverno alla neve.  
Da Triacastela a Palas do Rei siamo in piena Galizia e Santiago dista solo 63 km di cammino. L’antico tracciato affianca la strada nazionale e riserva paesaggi solitari. Subito dopo Triacastela si incontra Samos con il suo poderoso monastero, uno dei maggiori centri culturali nel Medio Evo e ancora oggi famoso centro di studi internazionali.  
Ed ecco infine l’ultima tappa che porta a Santiago de Compostela, ricca di fascino e dominata dall’antica cattedrale, imponente nella sua maestosità, dedicata al Santo. Città antica e centro mistico sin dal X secolo, è percorsa da una animazione che la rende viva e ribollente.  
I locali tipici accolgono turisti e moderni pellegrini con tutto il calore della terra “galliega”, mentre una antica tradizione fa sì che ancor oggi gruppi di studenti universitari percorrano a notte le stradine del “Barrio viejo” intonando le “tunas”, antiche canzoni al suono delle chitarre.  
Un’esperienza unica quella che può riservare “El Camino”, come semplicemente viene indicato in Spagna il percorso che abbiamo descritto.  
Tanto più importante quanto più si prenda coscienza che ci siamo allontanati dal passato per vivere in questo nostro presente così pragmatico, così superficiale, cosi logorroico, pressapochista e spesso ipocrita.  
Nel silenzio dei lunghi percorsi, spesso rotto solo dalle voci della natura, forse sarà dato di cogliere l’eredità tramandata dal flusso ininterrotto dei pellegrini che ci hanno preceduto su questo tracciato fatto di fede, di speranza e di carità, le tre virtù teologali che abbiamo seppellito sotto cumuli di paradossi, di ideologie fasulle, di scuse menzognere e di contorcimenti morali. 

The old continent is still able to give us strong and sincere emotions when searching for ancient and evocative itineraries. “El Camino de Santiago” carries the modern traveller over the footsteps of the great medieval pilgrimages, a link with the past that enriches the mind and conquers the soul. 
We certainly have heard about it at least once, but perhaps not everyone knows what Santiago de Compostela really is. The fame of Santiago and of its devotees has been shrouded with oblivion for a long time. 
All of a sudden Santiago de Compostela comes out of the past and finds its own human and spiritual dimension. It is quite easy to understand why this is happening, while the rediscovery of the charm of this place of worship is a privilege reserved for those who will travel over the Compostelan itinerary; if they will not travel by foot, as the medieval pilgrims did, they will at least do so with the same desire to bear witness of their belief, be it religious, ethical or moral, and arrive at a destination suspended between reality and the divine; it is also a wonderful opportunity to discover a universe outside ordinary travel itineraries. 

The Apostle Santiago and the city he gave his name to 

Tradition and history indissolubly blend and interweave around the person of the Apostle Saint James (Santiago in Spanish). In his Gospel, Saint Luke talks about him as “James the Greater”, to distinguish him from “James the Younger”. He was the brother of Saint John the Evangelist, therefore he too was son of the fisherman Zebedeo and of Salomè. 
In his Gospel, Saint Matthew clearly talks of him and this historical evidence confirms his existence. The historical reality of the ancient tradition that links the apostle Santiago to Spain is however less precise and less documented. In reality records establishing the date of his arrival on the Iberian Peninsula do not exist, but on the other hand the tradition that confirms his presence here was so deep-rooted and accepted in the Middle Ages, that it would be rather risky to refute its historical value. 
Even though historical documents that prove the presence of Saint James in Spain do not exist, there are three fundamental elements that prove the existence of this tradition: firstly, Santiago’s stay on Spanish land during his evangelization journey from Palestine through the Mediterranean and his subsequent return to Jerusalem, where he was martyred by order of Herod Agrippa in the year 44 AD.; secondly the transfer of his relics to Spain, by sea, carried out by his disciples who landed in Galicia (precisely at “Finisterrae”), then considered the farthest end of known Europe; lastly the recovery of these relics near Iria Fluvia, a bishop’s seat, today known as Padròn, by bishop Teodomiro at the beginning of the IX century AD., i.e. between 812 and 814. As from the recovery, historical evidence and records regarding Santiago become reality, as narrates the “Historia Compostelana”, a document that dates from the period and describes how the corpse of the Saint was found. 
“In a camp close to Iria Fluvia, inexplicable “burning lights” and angels were seen at night. The bishop Teodomiro examined these prodigious facts personally before informing Alfonso II, king of Asturias, who in turn ordered that the mystery be solved. This is how the marble sarcophagus containing the corpse of the saint was found.” 
From that moment the first religious constructions were built, with the king’s aid, and the foundations of what would later become the great city of the Apostle were laid. The place where the “burning lights” had appeared was called “campus stellae” in Latin, thus becoming “Compostela” in the language of the Iberian country. 

Santiago’s itinerary 

As from the XI century Santiago de Compostela witnessed an extraordinary expansion. A visit to the apostle’s tomb had the same value as visiting Rome, the place of Peter and Paul’s martyrdom, and Jerusalem, the place where Jesus was crucified. At the beginning the pilgrims were Spanish inhabitants of the Pyrenees, but in time they came by the thousand from the entire continent following to four precise itineraries: those who came from Northern Europe employed the road that traversed Paris, denominated “Via Turonense”; those who came from Central Europe followed the “Via Lemoincense”, that started from the city of Vezelay and got its name from Limoges. A third alternative was the “Via Podense”, that started in Le Puy; lastly, the “Via Francigena” started in Rome and passed through Arles and Toulouse. All the itineraries met in the locality of Puente la Reina, after having climbed over the Pyrenees through the Roncisvalle pass and from that moment “Todos los caminos a Santiago se hacen uno solo” (all the roads to Santiago become one road only), as proclaimed by the ancient “Guide of the pilgrim to Santiago”, a proper handbook that indicated itineraries, stages, places to stay scattered along the road, prayers to be said, the dangers to avoid or to face before reaching destination. 
And once the destination was reached and the prayers on the Saint’s tomb said, the journey was not over: one had to reach the sea, the farthest point, the end of the lands known until then, the “finis terrae”, today called Finisterre. 

The itinerary of the “Camino” 

In recent years a religious awakening has taken place towards the Compostela pilgrimage, mostly due to the celebration of the “Holy Years”. In fact whenever the 25th of July, the feast of Saint James Apostle, falls on a Sunday, an “Año Santo compostelano” is proclaimed, having the same qualities and indulgences as the Roman one, but with a different frequency since it falls every 6 - 11 - 6 - 5 years. The privilege of this event dates from a Bill drawn up by Pope Alexander III in 1179 and in fact in 1993 such a year was celebrated. The Holy Year before that was celebrated in 1982 in the presence of Pope John Paul II.  
750 kms lie between Roncisvalle and Santiago de Compostela; it’s like going from France to the Atlantic passing through Navarra, Rioja, Castile and Galicia. 
The traditional stages are 13, just as the ones described in the XII century by a religious Frenchman in his “Liber Sancti Jacobi”. They become 14 if one adds the stage that goes from Santiago de Compostela to Cape Finisterre; 140 km to reach the Atlantic, but they are well worth facing to enjoy the spectacle of this promontory  that extends out into the sea, marking the farthest north-western point of the European continent. Up to the XV century it was believed that it marked the end of the earth, but then Columbus came along to prove that it was not so. 

Thirteen stages among paths and ribbons of asphalt 

The “Camino” begins at the Franco-Spanish border, to be precise at St. Michel le Vieux, and this first stage ends after 28 km only, at Viscarret. Along the way the land is steep and forceful up to the Roncisvalle Pass, where a memorial stone commemorates the paladin Roland (or Roldan as the Spanish call him) who died here in 778. 
The second stage leads to Pamplona, once a medieval fortress and capital of the kingdom of Navarra. It stands on a rocky spur of the left bank of the Arga river, at the foot of the western Pyrenees and today is a modern city that preserves its historical nucleus. On the occasion of the feast of Saint Firmin, between the 6th and the 14th of July, the famous “feria de San Firmin” is held along its streets, during which the bulls destined to bullfights are left free to reach the bullring along a route that snakes through the old city. 
The third stage reaches Estella, passing through the city of Puente la Reina. Once the roads of the medieval pilgrims used to meet here to form one single road. 
From Estella one moves on to Najera, in the province of the Rioja, a region famous for its wines. Along the route one encounters the town of Clavijo, where Ramiro I of Asturia won a great battle against the Moors in 844. The legend goes that during the battle  (which was taking a turn for the worse for Ramiro) the Apostle Santiago appeared on a white horse, put numerous enemies to flight and gave renewed energy to the Christians. This is why he was called “Matamoros”, and it shouldn’t surprise us if we remember that Jesus called James “Son of Thunder” for his impetuous and perhaps intemperate character. The fifth stage leads to Burgos, a splendid city and the ancient capital of Castile and Leòn, as well as the scene of many a legendary enterprise carried out by Cid Campeador, the national Spanish hero. Along the way one encounters the city of Santo Domingo de la Calzada, that gets its name from a monk who lived here around 1100 and devoted himself to helping the pilgrims. To date, in the Gothic cathedral, the visitor will find a live cock and a live chicken in a cage in memory of the “miracle of the hanged man”. In fact it is said that in the XIV century, a young man travelling to Santiago with his parents was unjustly accused of theft and was hung. Shocked, the parents prayed to the Saint to intercede for their unfortunate son and all of a sudden they heard his voice reassuring them: he was alive thanks to Santiago’s aid. On going back to the city, the parents went to the judge who had pronounced judgement to inform him of the miracle. He was seated at the table in front of two roast chickens. On hearing the news he answered sarcastically: “Your son is alive as these chicken that I am about to eat.” But he hadn’t  thought of the Saint because, no sooner had he pronounced those words than the two birds resurrected to his amazement. 
The sixth stage runs from Burgos to Fròmista, in the province of Palencia. Those who are able to should follow the ancient track through the countryside which passes through medieval villages that otherwise one would not see. 
The “Camino” continues from Fròmista to Sahagùn in the province of Leòn, a locality that gets its name from a Roman martyr, San Fagùn.  
The following stage leads to Leòn, a city of art founded by the Romans in 70 AD. on the Southern slopes of the Cordillera Cantabrica. It once was the capital of an independent kingdom that later on merged with the kingdom of Castile.  
To date storks make their nests on the spires of the cathedral and on the roofs of the houses in Leòn. 
The ninth stage continues from Leòn to Rabanal through picturesque villages and towns, even though today these are practically uninhabited. From Rabanal to Villafranca del Bierzo the itinerary is extremely evocative. The road climbs up to a height of 1400 metres, the highest point of the entire “Camino”. Along the road one encounters the Iron Cross, placed on the peak of a little mountain of stones heaped by the pilgrims as penance. 
The eleventh stage takes the pilgrims to Triacastela through Cebreiro, a village situated at a height of 1300 metres where the call of the past is still very strong: little round houses with straw roofs, that directly originate from the Celtic huts, in a landscape where the sun and fog alternate and in winter it snows. 
From Triacastela to Palas do Rei the route goes through Galicia and at this point Santiago is only 63 km away.  
The ancient trail runs along the national highway and reserves solitary terrains. Samos comes soon after Triacastela, with its majestic monastery, one of the major cultural centres of the Middle Ages and to date is a famous centre of international studies. 
And finally the last stage that leads to Santiago de Compostela, rich in charm and dominated by the ancient cathedral, imposing in its majesty, devoted to the Saint. An ancient city and mystic centre since the X century, Santiago de Compostela is overflowing with animation making it alive and boiling with activity. 
“El Camino”, as the itinerary that we have just described is called in Spain, is a unique experience.  
Even more so if we realise that we have become estranged from the past to live this pragmatic, superficial, long-winding, careless and often hypocritical present. In the silence of the long walks, interrupted often by the sounds of nature, perhaps one can capture the legacy bequeathed us by the uninterrupted flow of the pilgrims that preceded us along this trail made of faith, hope and charity, the three theological virtues that we have buried under piles of paradoxes, false ideologies, mendacious excuses and moral twists

 
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