La
vecchia Europa può ancora riservare emozioni sincere allorché
si va alla scoperta di un itinerario antico e suggestivo.
"El
Camino de Santiago" conduce il viaggiatore moderno sulle orme dei grandi
pellegrinaggi del Medio Evo in un contatto col passato che arricchisce
la mente e conquista il cuore .
Di certo ne abbiamo sentito
parlare almeno una volta, ma cosa sia in realtà Santiago di Compostela
non tutti forse lo sanno. Anche i cattolici praticanti possono avere le
idee confuse in proposito e la cosa non deve meravigliare più di
tanto.
Per un lungo periodo la
fama di Santiago e dei suoi devoti è stata avvolta dall’oblio e
le tracce di un cammino fatto di fede e di coraggio sono state sommerse
dal polverone sollevato dai secoli contraddistinti dalle conquiste della
ragione e dal materialismo più spinto.
Di colpo ora Santiago di
Compostela esce dal passato e ritrova una sua dimensione umana e spirituale.
Capire perché cio stia accadendo è abbastanza facile, riscoprire
la suggestione di questo luogo di devozione è invece un privilegio
riservato solo a coloro che ripercorreranno l’itinerario compostelano,
se non a piedi come facevano i pellegrini medievali, almeno con lo stesso
desiderio di testimoniare il proprio credo, religioso, etico o morale che
sia, giungendo a una meta che - oggi più che mai - sta sospesa fra
il reale e il divino, ma è anche una meravigliosa occasione per
scoprire un mondo fuori dai consueti itinerari di viaggio.
L’Apostolo
Santiago
e
la città che da lui prende nome
Tradizione e storia si mescolano
e si intrecciano in modo indissolubile attorno al personaggio dell’Apostolo
San Giacomo (Santiago, in spagnolo). San Luca, nel suo Vangelo, lo indica
come “Giacomo il Maggiore” per distinguerlo dal suo omonimo che veniva
indicato come “Giacomo il Minore”.
Era fratello di San Giovanni Evangelista, quindi anche lui era figlio del
pescatore Zebedeo e di Salomè.
San Matteo, nel suo Vangelo,
ne parla chiaramente e questa testimonianza storica ne suggella l’esistenza.
Meno precisa e documentabile è la realtà storica dell’antichissima
tradizione che mette in relazione l’apostolo Santiago con la Spagna. Di
fatto non esistono documenti che fissino con sicurezza la data del suo
arrivo nella penisola iberica, ma d’altra parte la tradizione che avallava
la sua presenza sul territorio fu talmente radicata e accettata nel Medio
Evo che sarebbe quanto meno azzardato negarle valenza storica.
Se non esistono documenti
storici che provino la presenza di San Giacomo in Spagna, esistono invece
tre elementi fondamentali a riprova di questa tradizione: il soggiorno
di Santiago in terra spagnola nel suo viaggio di evangelizzazione dalla
Palestina attraverso il Mediterraneo e il suo successivo ritorno a Gerusalemme,
dove fu martirizzato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 44 dopo Cristo.
La traslazione dei suoi resti in Spagna, avvenuta per via mare, ad opera
dei suoi discepoli che approdarono in Galizia, esattamente a “Finisterrae”,
allora considerato il punto estremo dell’Europa conosciuta. Il rinvenimento
di questi resti nei pressi di Iria Fluvia, località sede episcopale
(oggi si chiama Padròn), ad opera del vescovo Teodomiro, all’inizio
del IX secolo dopo Cristo, ossia fra gli anni 812-814.
A partire dal rinvenimento,
la prova storica e la documentazione su Santiago sono una realtà
dimostrata, come narra la “Historia Compostelana”, un documento dell’epoca
che testimonia appunto come fu rinvenuto il corpo del Santo.
“In un accampamento in prossimità
di Iria Flavia, si cominciarono a vedere nella notte “luci ardenti” che
non avevano spiegazione e angeli. Il vescovo Teodomiro verificò
di persona questi fatti prodigiosi prima di informarne Alfonso II il Casto,
re delle Asturie, il quale ordinò di venire a capo del mistero.
Fu così che si giunse alla scoperta dell’arca di marmo che conteneva
il corpo del santo.”
E a partire da quel momento
si costruirono, con l’aiuto del re, i primi edifici religiosi e si gettarono
le fondamenta di quella che sarebbe diventata la grande città dell’Apostolo.
E il luogo in cui erano apparse le “luci ardenti” venne indicato in latino
come “campus stellae”, che divenne “Compostela” nella lingua del paese
iberico.
Il
cammino giacobeo
Come nacque la devozione
a Santiago e quindi il pellegrinaggio fino alla sua tomba? Di certo fu
il risultato di fattori diversi, dettati soprattutto dal desiderio di conoscenza
e di nuove scoperte, dall’ansia di nuove emozioni anche religiose, probabilmente
per rispondere a quella necessità di espiazione che caratterizzò
gran parte del Medio Evo e infine perché l’itinerario correva lontano
dall’invasione araba e dai pericoli che essa comportava per i cristiani:
dalla Terra Santa si era estesa a gran parte del bacino del Mediterraneo
e impediva di compiere il tradizionale pellegrinaggio a Gerusalemme.
A partire dall’XI secolo
Santiago de Compostela conobbe uno sviluppo che può essere definito
straordinario. Recarsi sulla tomba dell’apostolo aveva tanto valore quanto
visitare Roma, luogo del martirio
di Pietro e Paolo, e Gerusalemme, luogo della crocefissione di Gesù.
Se all’inizio i pellegrini
erano stati spagnoli e abitanti della catena pirenaica, col passare del
tempo si mossero a migliaia dall’ intero continente secondo quattro itinerari
ben precisi: chi proveniva dal nord Europa seguiva la strada che passava
per Parigi ed era detta “Via Turonense”; chi proveniva dal centro Europa
si immetteva nella “Via Lemoincense”, che prendeva avvio dalla città
di Vezelay e nome da Limoges.
Una terza alternativa era
costituita dalla “Via Podense”, che iniziava a Le Puy; infine la “Via Francigena”
partiva da Roma e passava per Arles e Tolosa.
Tutti gli itinerari si congiungevano
nella località di Puente la Reina, dopo aver scavalcato i Pirenei
attraverso il passo di Roncisvalle, e a partire da quel momento “Todos
los caminos a Santiago se hacen uno solo” (tutti i cammini verso Santiago
diventano un’unica strada), come affermava l’antica “Guida del pellegrino
di Santiago”, vero vademecum in cui erano indicati gli itinerari, le tappe,
gli alloggi disseminati lungo la strada dove trovar rifugio, le devozioni
da compiere, i pericoli da affrontare o da fronteggiare prima di giungere
alla meta.
E una volta giunti alla
meta, esaurite le devozioni sulla tomba del Santo, il viaggio non era finito:
bisognava arrivare fino al mare, fino a quel “finis terrae”, oggi Finisterre,
che veniva appunto considerato il punto estremo, la fine delle terre allora
conosciute e sulle cui spiagge si potevano raccogliere quelle conchiglie,
dette appunto di St. Jacques e che noi, molto più prosaicamente
, chiamiamo capesante.
Erano il segno distintivo
dei pellegrini giacobei, segno di riconoscimento per quanti avevano compiuto
l’intero percorso e simbolo di un iter spirituale, oltre che materiale.
Fu allora che nacque un’Europa
come oggi la si vorrebbe: comunità di popoli di lingua diversa,
di usi e costumi disparati e di culture profondamente radicate, ma
capaci - nonostante tutto - di venire a contatto fra loro nel segno della
fraternità e della fede. Questo fu probabilmente il miracolo più
grande compiuto da Santiago e questo fu il messaggio luminoso che rischiarò
i secoli bui del Medio Evo e fece da ponte verso l’epoca moderna, consentendo
ai giorni nostri il recupero di quel patrimonio che sarebbe stato tragico
disperdere.
L’itinerario
del “Camino”
In anni recenti si è
verificato un risveglio religioso nei confronti del pellegrinaggio compostelano
dovuto soprattutto alla celebrazione degli “Anni Santi”.
Infatti, tutte le volte
che il 25 luglio, festa di San Giacomo apostolo, cade di domenica viene
proclamato un “Ano Santo compostelano”, con le stesse prerogative e indulgenze
di quello romano, ma con una frequenza diversa, dato che avviene con un
ritmo di 6-11-6-5 anni.
Il privilegio di questo
evento risale a una Bolla di Papa Alessandro III del 1179 e nel 1993 è
caduta appunto la ricorrenza. Il precedente Anno Santo compostelano fu
nel 1982 e vide la presenza di Giovanni Paolo II. Il prossimo si avrà
nel 1999 in coincidenza con la fine del secondo millennio.
E’ stato un evento particolare
quello che si è vissuto lo scorso anno e quel tempo di perdono e
di misericordia ha condotto a Santiago pellegrini da tutta Europa, compresa
quella dell’Est.
Molti sono giunti con torpedoni,
con treni speciali, voli charter, auto private; ma non pochi, e sono stati
i più fortunati, hanno scelto di compiere a piedi l’antico percorso,
un po’ lungo strade di grande comunicazione e talvolta recuperando l’antico
tracciato fra campi e boschi, lungo sentieri che datano di centinaia di
anni e che sono peraltro tenuti in eccellente stato dal governo spagnolo
in collaborazione con le provincie interessate.
Da Roncisvalle a Santiago
di Compostela corrono 750 km, come dire dalla Francia all’Atlantico passando
per Navarra, Rioja, Castiglia e Galizia.
Le tappe classiche sono
13, così come le descrisse nel XII secolo un religioso francese
nel suo “Liber Sancti Jacobi”.
Diventano 14 se si aggiunge
la tappa che da Santiago di Compostela porta a Capo Finisterre; sono 140
km fino all’Atlantico, ma vale la pena di affrontarli per godere lo spettacolo
di questo promontorio che si protende nel mare a segnare il punto più
estremo nord occidentale del nostro continente. Fino al XV secolo si credeva
segnasse la fine del mondo terreno, poi venne Colombo a dimostrare che
non era così. Tuttavia la sensazione che si prova scrutando dal
faro che sovrasta il promontorio le onde grige dell’oceano dà ancor
oggi un brivido.
Era su queste spiagge che
i pellegrini raccoglievano le “vieires”, le conchiglie di San Giacomo.
Oggi si trovano solo nei negozi di souvenirs e viene il sospetto che provengano
da allevamenti biologicamente controllati, ma tant’è chi arriva
fin qui, se ne va con almeno una conchiglia, a riprova del pellegrinaggio
compiuto.
Tredici
tappe fra sentieri e nastri d’asfalto
Il “Camino” inizia al confine
franco-spagnolo, per la precisione a St. Michel le Vieux e questa prima
tappa termina, dopo solo 28 km, a Viscarret. Lungo il percorso il paesaggio
è aspro e suggestivo fino al Passo di Roncisvalle, dove un cippo
ricorda il paladino Orlando (o Roldan, come lo chiamano gli Spagnoli) che
qui morì nel 778. Ne parla Eginardo, biografo di Carlomagno, che
ricorda come a Orlando fosse stata affidata la retroguardia dell’esercito
franco attaccato dai montanari baschi che si ribellavano, sin d’allora,
al dominio di Carlo. Le epiche gesta del paladino sarebbero poi state mitizzate
dalla “Chanson de Roland” e cantate dai trovatori attraverso i secoli.
La seconda tappa conduce
a Pamplona, un tempo piazzaforte medievale e capitale del regno di Navarra.
Situata su uno sperone roccioso sulla riva sinistra del fiume Arga, ai
piedi dei Pirenei occidentali, oggi è una città moderna che
conserva un nucleo storico. Nelle sue strade per San Firmino fra il 6 e
il 14 luglio si celebra la famosa “feria de San Firmin”, durante la quale
i tori destinati alle corride vengono lasciati liberi di giungere all’arena
secondo un percorso che si snoda attraverso la città vecchia. La
terza tappa arriva a Estella, passando per la città di Puente la
Reina. Qui le strade dei pellegrini medievali si congiungevano in un unico
cammino.
Ancor oggi è visibile
e percorribile a piedi lo splendido ponte che dà il nome alla città
fatto costruire da Dona Mayor nell’XI secolo, onde facilitare il passaggio
dei pellegrini attraverso il fiume Arga.
Da Estella si giunge a Najera,
nella provincia della Rioja, terra famosa per i suoi vini. Lungo il percorso
si incontra la località di Clavijo, dove nell’844 Ramiro I d’Asturia
riportò una grande vittoria sui Mori.
La leggenda vuole che nel
corso della battaglia, che volgeva a favore degli Arabi, comparisse l’Apostolo
Santiago che su un cavallo bianco sgominò non pochi nemici ridando
slancio ai cristiani.
Da qui l’appellativo di
“Matamoros” che spesso accompagna il suo nome e che in fondo non deve meravigliare,
se ricordiamo che Gesù chiamo Giacomo “Figlio del tuono” per il
suo carattere impetuoso e forse intemperante.
La quinta tappa porta a
Burgos, splendida città e antica capitale della Castiglia e Leon,
nonchè teatro delle leggendarie imprese del Cid Campeador, eroe
nazionale spagnolo. Lungo il percorso si incontra la città di Santo
Domingo della Calzada, che prende nome da un monaco che qui visse intorno
al 1100 e si prodigò moltissimo per dare aiuto ai pellegrini.
Ancora oggi, nella cattedrale
gotica, il visitatore incontrerà un gallo e una gallina vivi e in
gabbia a ricordo del “miracolo dell’impiccato”. Si dice infatti che nel
XIV secolo, un giovane in viaggio per Santiago con i genitori venne accusato
ingiustamente di furto e impiccato. Sconvolti, i genitori pregarono il
Santo di intercedere per il loro sventurato figliolo e di colpo udirono
la sua voce che li rassicurava: era vivo grazie all’aiuto di Santiago.
Tornati in città, i genitori si recarono dal giudice che aveva emesso
la sentenza per informarlo del fatto. Questi era seduto a tavola
davanti a due polli arrostiti. Alla notizia rispose con sarcasmo: “Vostro
figlio è vivo come questi polli che sto per mangiare”. Ma non aveva
fatto i conti con il Santo perché, appena pronunciate quelle parole,
i due pennuti risuscitarono lasciando il giudice esterrefatto.
La sesta tappa conduce da
Burgos a Framista, nella provincia di Palencia. Chi può, segue l’antico
tracciato attraverso la campagna, passando per paesi di impronta medioevale
che altrimenti non sarebbe dato di vedere. Il cammino prosegue da Fromista
a Sahagùn nella provincia di Leon, località che prende nome
da un martire di epoca romana, San Fagùn.
La tappa successiva conduce
a Leon, città d’arte fondata dai Romani nel 70 dopo Cristo sul versante
meridionale della Cordigliera Cantabrica. Fu capitale di un regno indipendente
che poi si unì a quello di Castiglia. A Leon, ancor oggi, le cicogne
nidificano sulle guglie della cattedrale e sui tetti delle case.
La nona tappa va da Leon
a Rabanal, attraverso paesi e cittadine di grande suggestione, malgrado
siano oggi praticamente disabitati.
Da Rabanal a Villafranca
del Bierzo il percorso si fa molto suggestivo.
La strada si inerpica fino
a toccare i 1400 metri di altezza che sono il punto più alto di
tutto il “Camino”.
Lungo la strada si incontra
la Croce di Ferro, collocata in cima a una montagnola di pietre ammassate
dai pellegrini che le portavano per penitenza.
L’undicesima tappa conduce
a Triacastela passando per la località di Cebreiro, un villaggio
a 1300 metri di quota dove il fascino del passato è ancora fortissimo:
casette dal tetto di paglia, a forma circolare, che derivano direttamente
dalle capanne dei Celti, in un contesto paesaggistico in cui il sole si
alterna alla nebbia e d’inverno alla neve.
Da Triacastela a Palas do
Rei siamo in piena Galizia e Santiago dista solo 63 km di cammino. L’antico
tracciato affianca la strada nazionale e riserva paesaggi solitari. Subito
dopo Triacastela si incontra Samos con il suo poderoso monastero, uno dei
maggiori centri culturali nel Medio Evo e ancora oggi famoso centro di
studi internazionali.
Ed ecco infine l’ultima
tappa che porta a Santiago de Compostela, ricca di fascino e dominata dall’antica
cattedrale, imponente nella sua maestosità, dedicata al Santo. Città
antica e centro mistico sin dal X secolo, è percorsa da una animazione
che la rende viva e ribollente.
I locali tipici accolgono
turisti e moderni pellegrini con tutto il calore della terra “galliega”,
mentre una antica tradizione fa sì che ancor oggi gruppi di studenti
universitari percorrano a notte le stradine del “Barrio viejo” intonando
le “tunas”, antiche canzoni al suono delle chitarre.
Un’esperienza unica quella
che può riservare “El Camino”, come semplicemente viene indicato
in Spagna il percorso che abbiamo descritto.
Tanto più importante
quanto più si prenda coscienza che ci siamo allontanati dal passato
per vivere in questo nostro presente così pragmatico, così
superficiale, cosi logorroico, pressapochista e spesso ipocrita.
Nel silenzio dei lunghi
percorsi, spesso rotto solo dalle voci della natura, forse sarà
dato di cogliere l’eredità tramandata dal flusso ininterrotto dei
pellegrini che ci hanno preceduto su questo tracciato fatto di fede, di
speranza e di carità, le tre virtù teologali che abbiamo
seppellito sotto cumuli di paradossi, di ideologie fasulle, di scuse menzognere
e di contorcimenti morali. |
The
old continent is still able to give us strong and sincere emotions when
searching for ancient and evocative itineraries. “El Camino de Santiago”
carries the modern traveller over the footsteps of the great medieval pilgrimages,
a link with the past that enriches the mind and conquers the soul.
We certainly have heard
about it at least once, but perhaps not everyone knows what Santiago de
Compostela really is. The fame of Santiago and of its devotees has been
shrouded with oblivion for a long time.
All of a sudden Santiago
de Compostela comes out of
the past and finds its own human and spiritual dimension. It is quite easy
to understand why this is happening, while the rediscovery of the charm
of this place of worship is a privilege reserved for those who will travel
over the Compostelan itinerary; if they will not travel by foot, as the
medieval pilgrims did, they will at least do so with the same desire to
bear witness of their belief, be it religious, ethical or moral, and arrive
at a destination suspended between reality and the divine; it is also a
wonderful opportunity to discover a universe outside ordinary travel itineraries.
The
Apostle Santiago and the city he gave his name to
Tradition and history indissolubly
blend and interweave around the person of the Apostle Saint James (Santiago
in Spanish). In his Gospel, Saint Luke talks about him as “James the Greater”,
to distinguish him from “James the Younger”. He was the brother of Saint
John the Evangelist, therefore he too was son of the fisherman Zebedeo
and of Salomè.
In his Gospel, Saint Matthew
clearly talks of him and this historical evidence confirms his existence.
The historical reality of the ancient tradition that links the apostle
Santiago to Spain is however less precise and less documented. In reality
records establishing the date of his arrival on the Iberian Peninsula do
not exist, but on the other hand the tradition that confirms his presence
here was so deep-rooted and accepted in the Middle Ages, that it would
be rather risky to refute its historical value.
Even though historical documents
that prove the presence of Saint James in Spain do not exist, there are
three fundamental elements that prove the existence of this tradition:
firstly, Santiago’s stay on Spanish land during his evangelization journey
from Palestine through the Mediterranean and his subsequent return to Jerusalem,
where he was martyred by order of Herod Agrippa in the year 44 AD.; secondly
the transfer of his relics to Spain, by sea, carried out by his disciples
who landed in Galicia (precisely at “Finisterrae”), then considered the
farthest end of known Europe; lastly the recovery of these relics near
Iria Fluvia, a bishop’s seat, today known as Padròn, by bishop Teodomiro
at the
beginning of the IX century AD., i.e. between 812 and 814. As from the
recovery, historical evidence and records regarding Santiago become reality,
as narrates the “Historia Compostelana”, a document that dates from the
period and describes how the corpse of the Saint was found.
“In a camp close to Iria
Fluvia, inexplicable “burning lights” and angels were seen at night. The
bishop Teodomiro examined these prodigious facts personally before informing
Alfonso II, king of Asturias, who in turn ordered that the mystery be solved.
This is how the marble sarcophagus containing the corpse of the saint was
found.”
From that moment the first
religious constructions were built, with the king’s aid, and the foundations
of what would later become the great city of the Apostle were laid. The
place where the “burning lights” had appeared was called “campus stellae”
in Latin, thus becoming “Compostela” in the language of the Iberian country.
Santiago’s
itinerary
As from the XI century Santiago
de Compostela witnessed an extraordinary expansion. A visit to the apostle’s
tomb had the same value as visiting Rome, the place of Peter and Paul’s
martyrdom, and Jerusalem, the place where Jesus was crucified. At the beginning
the pilgrims were Spanish inhabitants of the Pyrenees, but in time they
came by the thousand from the entire continent following to four precise
itineraries: those who came from Northern Europe employed the road that
traversed Paris, denominated “Via Turonense”; those who came from Central
Europe followed the “Via Lemoincense”, that started from the city of Vezelay
and got its name from Limoges. A third alternative was the “Via Podense”,
that started in Le Puy; lastly, the “Via Francigena” started in Rome and
passed through Arles and Toulouse. All the itineraries met in the locality
of Puente la Reina, after having climbed over the Pyrenees through the
Roncisvalle pass and from that moment “Todos los caminos a Santiago se
hacen uno solo” (all the roads to Santiago become one road only), as proclaimed
by the ancient “Guide of the pilgrim to Santiago”, a proper handbook that
indicated itineraries, stages, places to stay scattered along the road,
prayers to be said, the dangers to avoid or to face before reaching destination.
And once the destination
was reached and the prayers on the Saint’s tomb said, the journey was not
over: one had to reach the sea, the farthest point, the end of the lands
known until then, the “finis terrae”, today called Finisterre.
The
itinerary of the “Camino”
In recent years a religious
awakening has taken place towards the Compostela pilgrimage, mostly due
to the celebration of the “Holy Years”. In fact whenever the 25th of July,
the feast of Saint James Apostle, falls on a Sunday, an “Año Santo
compostelano” is proclaimed, having the same qualities and indulgences
as the Roman one, but with a different frequency since it falls every 6
- 11 - 6 - 5 years. The privilege of this event dates from a Bill drawn
up by Pope Alexander III in 1179 and in fact in 1993 such a year was celebrated.
The Holy Year before that was celebrated in 1982 in the presence of Pope
John Paul II.
750 kms lie between Roncisvalle
and Santiago de Compostela; it’s like going from France to the Atlantic
passing through Navarra, Rioja, Castile and Galicia.
The traditional stages are
13, just as the ones described in the XII century by a religious Frenchman
in his “Liber Sancti Jacobi”. They become 14 if one adds the stage that
goes from Santiago de Compostela to Cape Finisterre; 140 km to reach the
Atlantic, but they are well worth facing to enjoy the spectacle of this
promontory that extends out into the sea, marking the farthest north-western
point of the European continent. Up to the XV century it was believed that
it marked the end of the earth, but then Columbus came along to prove that
it was not so.
Thirteen
stages among paths and ribbons of asphalt
The “Camino” begins at the
Franco-Spanish border, to be precise at St. Michel le Vieux, and this first
stage ends after 28 km only, at Viscarret. Along the way the land is steep
and forceful up to the Roncisvalle Pass, where a memorial stone commemorates
the paladin Roland (or Roldan as the Spanish call him) who died here in
778.
The second stage leads to
Pamplona, once a medieval fortress and capital of the kingdom of Navarra.
It stands on a rocky spur of the left bank of the Arga river, at the foot
of the western Pyrenees and today is a modern city that preserves its historical
nucleus. On the occasion of the feast of Saint Firmin, between the 6th
and the 14th of July, the famous “feria de San Firmin” is held along its
streets, during which the bulls destined to bullfights are left free to
reach the bullring along a route that snakes through the old city.
The third stage reaches
Estella, passing through the city of Puente la Reina. Once the roads of
the medieval pilgrims used to meet here to form one single road.
From Estella one moves on
to Najera, in the province of the Rioja, a region famous for its wines.
Along the route one encounters the town of Clavijo, where Ramiro I of Asturia
won a great battle against the Moors in 844. The legend goes that during
the battle (which was taking a turn for the worse for Ramiro) the
Apostle Santiago appeared on a white horse, put numerous enemies to flight
and gave renewed energy to the Christians. This is why he was called “Matamoros”,
and it shouldn’t surprise us if we remember that Jesus called James “Son
of Thunder” for his impetuous and perhaps intemperate character. The fifth
stage leads to Burgos, a splendid city and the ancient capital of Castile
and Leòn, as well as the scene of many a legendary enterprise carried
out by Cid Campeador, the national Spanish hero. Along the way one encounters
the city of Santo Domingo de la Calzada, that gets its name from a monk
who lived here around 1100 and devoted himself to helping the pilgrims.
To date, in the Gothic cathedral, the visitor will find a live cock and
a live chicken in a cage in memory of the “miracle of the hanged man”.
In fact it is said that in the XIV century, a young man travelling to Santiago
with his parents was unjustly accused of theft and was hung. Shocked, the
parents prayed to the Saint to intercede for their unfortunate son and
all of a sudden they heard his voice reassuring them: he was alive thanks
to Santiago’s aid. On going back to the city, the parents went to the judge
who had pronounced judgement to inform him of the miracle. He was seated
at the table in front of two roast chickens. On hearing the news he answered
sarcastically: “Your son is alive as these chicken that I am about to eat.”
But he hadn’t thought of the Saint because, no sooner had he pronounced
those words than the two birds resurrected to his amazement.
The sixth stage runs from
Burgos to Fròmista, in the province of Palencia. Those who are able
to should follow the ancient track through the countryside which passes
through medieval villages that otherwise one would not see.
The “Camino” continues from
Fròmista to Sahagùn in the province of Leòn, a locality
that gets its name from a Roman martyr, San Fagùn.
The following stage leads
to Leòn, a city of art founded by the Romans in 70 AD. on the Southern
slopes of the Cordillera Cantabrica. It once was the capital of an independent
kingdom that later on merged with the kingdom of Castile.
To date storks make their
nests on the spires of the cathedral and on the roofs of the houses in
Leòn.
The ninth stage continues
from Leòn to Rabanal through picturesque villages and towns, even
though today these are practically uninhabited. From Rabanal to Villafranca
del Bierzo the itinerary is extremely evocative. The road climbs up to
a height of 1400 metres, the highest point of the entire “Camino”. Along
the road one encounters the Iron Cross, placed on the peak of a little
mountain of stones heaped by the pilgrims as penance.
The eleventh stage takes
the pilgrims to Triacastela through Cebreiro, a village situated at a height
of 1300 metres where the call of the past is still very strong: little
round houses with straw roofs, that directly originate from the Celtic
huts, in a landscape where the sun and fog alternate and in winter it snows.
From Triacastela to Palas
do Rei the route goes through Galicia and at this point Santiago is only
63 km away.
The ancient trail runs along
the national highway and reserves solitary terrains. Samos comes soon after
Triacastela, with its majestic monastery, one of the major cultural centres
of the Middle Ages and to date is a famous centre of international studies.
And finally the last stage
that leads to Santiago de Compostela, rich in charm and dominated by the
ancient cathedral, imposing in its majesty, devoted to the Saint. An ancient
city and mystic centre since the X century, Santiago de Compostela is overflowing
with animation making it alive and boiling with activity.
“El Camino”, as the itinerary
that we have just described is called in Spain, is a unique experience.
Even more so if we realise
that we have become estranged from the past to live this pragmatic, superficial,
long-winding, careless and often hypocritical present. In the silence of
the long walks, interrupted often by the sounds of nature, perhaps one
can capture the legacy bequeathed us by the uninterrupted flow of the pilgrims
that preceded us along this trail made of faith, hope and charity, the
three theological virtues that we have buried under piles of paradoxes,
false ideologies, mendacious excuses and moral twists |