La
vecchia Europa può ancora riservare emozioni sincere allorché
si va alla scoperta di un itinerario antico e suggestivo.
"El
Camino de Santiago" conduce il viaggiatore moderno sulle orme dei grandi
pellegrinaggi del Medio Evo in un contatto col passato che arricchisce
la mente e conquista il cuore .
Di certo ne abbiamo sentito
parlare almeno una volta, ma cosa sia in realtà Santiago di Compostela
non tutti forse lo sanno. Anche i cattolici praticanti possono avere le
idee confuse in proposito e la cosa non deve meravigliare più di
tanto.
Per
un lungo periodo la fama di Santiago e dei suoi devoti è stata avvolta
dall’oblio e le tracce di un cammino fatto di fede e di coraggio sono state
sommerse dal polverone sollevato dai secoli contraddistinti dalle conquiste
della ragione e dal materialismo più spinto.
Di colpo ora Santiago di
Compostela esce dal passato e ritrova una sua dimensione umana e spirituale.
Capire perché cio stia accadendo è abbastanza facile, riscoprire
la suggestione di questo luogo di devozione è invece un privilegio
riservato solo a coloro che ripercorreranno l’itinerario compostelano,
se non a piedi come facevano i pellegrini medievali, almeno con lo stesso
desiderio di testimoniare il proprio credo, religioso, etico o morale che
sia, giungendo a una meta che - oggi più che mai - sta sospesa fra
il reale e il divino, ma è anche una meravigliosa occasione per
scoprire un mondo fuori dai consueti itinerari di viaggio.
L’Apostolo
Santiago
e
la città che da lui prende nome
Tradizione e storia si mescolano
e si intrecciano in modo indissolubile attorno al personaggio dell’Apostolo
San Giacomo (Santiago, in spagnolo). San Luca, nel suo Vangelo, lo indica
come “Giacomo il Maggiore” per distinguerlo dal suo omonimo che veniva
indicato come “Giacomo il Minore”.
Era fratello di San Giovanni Evangelista, quindi anche lui era figlio del
pescatore Zebedeo e di Salomè.
San Matteo, nel suo Vangelo,
ne parla chiaramente e questa testimonianza storica ne suggella l’esistenza.
Meno precisa e documentabile è la realtà storica dell’antichissima
tradizione che mette in relazione l’apostolo Santiago con la Spagna. Di
fatto non esistono documenti che fissino con sicurezza la data del suo
arrivo nella penisola iberica, ma d’altra parte la tradizione che avallava
la sua presenza sul territorio fu talmente radicata e accettata nel Medio
Evo che sarebbe quanto meno azzardato negarle valenza storica.
Se non esistono documenti
storici che provino la presenza di San Giacomo in Spagna, esistono invece
tre elementi fondamentali a riprova di questa tradizione: il soggiorno
di Santiago in terra spagnola nel suo viaggio di evangelizzazione dalla
Palestina attraverso il Mediterraneo e il suo successivo ritorno a Gerusalemme,
dove fu martirizzato per ordine di Erode Agrippa nell’anno 44 dopo Cristo.
La traslazione dei suoi resti in Spagna, avvenuta per via mare, ad opera
dei suoi discepoli che approdarono in Galizia, esattamente a “Finisterrae”,
allora considerato il punto estremo dell’Europa conosciuta. Il rinvenimento
di questi resti nei pressi di Iria Fluvia, località sede episcopale
(oggi si chiama Padròn), ad opera del vescovo Teodomiro, all’inizio
del IX secolo dopo Cristo, ossia fra gli anni 812-814.
A
partire dal rinvenimento, la prova storica e la documentazione su Santiago
sono una realtà dimostrata, come narra la “Historia Compostelana”,
un documento dell’epoca che testimonia appunto come fu rinvenuto il corpo
del Santo.
“In un accampamento in prossimità
di Iria Flavia, si cominciarono a vedere nella notte “luci ardenti” che
non avevano spiegazione e angeli. Il vescovo Teodomiro verificò
di persona questi fatti prodigiosi prima di informarne Alfonso II il Casto,
re delle Asturie, il quale ordinò di venire a capo del mistero.
Fu così che si giunse alla scoperta dell’arca di marmo che conteneva
il corpo del santo.”
E a partire da quel momento
si costruirono, con l’aiuto del re, i primi edifici religiosi e si gettarono
le fondamenta di quella che sarebbe diventata la grande città dell’Apostolo.
E il luogo in cui erano apparse le “luci ardenti” venne indicato in latino
come “campus stellae”, che divenne “Compostela” nella lingua del paese
iberico.
Il
cammino giacobeo
Come nacque la devozione
a Santiago e quindi il pellegrinaggio fino alla sua tomba? Di certo fu
il risultato di fattori diversi, dettati soprattutto dal desiderio di conoscenza
e di nuove scoperte, dall’ansia di nuove emozioni anche religiose, probabilmente
per rispondere a quella necessità di espiazione che caratterizzò
gran parte del Medio Evo e infine perché l’itinerario correva lontano
dall’invasione araba e dai pericoli che essa comportava per i cristiani:
dalla Terra Santa si era estesa a gran parte del bacino del Mediterraneo
e impediva di compiere il tradizionale pellegrinaggio a Gerusalemme.
A partire dall’XI secolo
Santiago de Compostela conobbe uno sviluppo che può essere definito
straordinario. Recarsi sulla tomba dell’apostolo aveva tanto valore quanto
visitare Roma, luogo del martirio
di Pietro e Paolo, e Gerusalemme, luogo della crocefissione di Gesù.
Se all’inizio i pellegrini
erano stati spagnoli e abitanti della catena pirenaica, col passare del
tempo si mossero a migliaia dall’ intero continente secondo quattro itinerari
ben precisi: chi proveniva dal nord Europa seguiva la strada che passava
per Parigi ed era detta “Via Turonense”; chi proveniva dal centro Europa
si immetteva nella “Via Lemoincense”, che prendeva avvio dalla città
di Vezelay e nome da Limoges.
Una terza alternativa era
costituita dalla “Via Podense”, che iniziava a Le Puy; infine la “Via Francigena”
partiva da Roma e passava per Arles e Tolosa.
Tutti gli itinerari si congiungevano
nella località di Puente la Reina, dopo aver scavalcato i Pirenei
attraverso il passo di Roncisvalle, e a partire da quel momento “Todos
los caminos a Santiago se hacen uno solo” (tutti i cammini verso Santiago
diventano un’unica strada), come affermava l’antica “Guida del pellegrino
di Santiago”, vero vademecum in cui erano indicati gli itinerari, le tappe,
gli alloggi disseminati lungo la strada dove trovar rifugio, le devozioni
da compiere, i pericoli da affrontare o da fronteggiare prima di giungere
alla meta.
E una volta giunti alla
meta, esaurite le devozioni sulla tomba del Santo, il viaggio non era finito:
bisognava arrivare fino al mare, fino a quel “finis terrae”, oggi Finisterre,
che veniva appunto considerato il punto estremo, la fine delle terre allora
conosciute e sulle cui spiagge si potevano raccogliere quelle conchiglie,
dette appunto di St. Jacques e che noi, molto più prosaicamente
, chiamiamo capesante.
Erano il segno distintivo
dei pellegrini giacobei, segno di riconoscimento per quanti avevano compiuto
l’intero percorso e simbolo di un iter spirituale, oltre che materiale.
Fu allora che nacque un’Europa
come oggi la si vorrebbe: comunità di popoli di lingua diversa,
di usi e costumi disparati e di culture profondamente radicate, ma
capaci - nonostante tutto - di venire a contatto fra loro nel segno della
fraternità e della fede. Questo fu probabilmente il miracolo più
grande compiuto da Santiago e questo fu il messaggio luminoso che rischiarò
i secoli bui del Medio Evo e fece da ponte verso l’epoca moderna, consentendo
ai giorni nostri il recupero di quel patrimonio che sarebbe stato tragico
disperdere.
L’itinerario
del “Camino”
In anni recenti si è
verificato un risveglio religioso nei confronti del pellegrinaggio compostelano
dovuto soprattutto alla celebrazione degli “Anni Santi”.
Infatti, tutte le volte
che il 25 luglio, festa di San Giacomo apostolo, cade di domenica viene
proclamato un “Ano Santo compostelano”, con le stesse prerogative e indulgenze
di quello romano, ma con una frequenza diversa, dato che avviene con un
ritmo di 6-11-6-5 anni.
Il privilegio di questo
evento risale a una Bolla di Papa Alessandro III del 1179 e nel 1993 è
caduta appunto la ricorrenza. Il precedente Anno Santo compostelano fu
nel 1982 e vide la presenza di Giovanni Paolo II. Il prossimo si avrà
nel 1999 in coincidenza con la fine del secondo millennio.
E’ stato un evento particolare
quello che si è vissuto lo scorso anno e quel tempo di perdono e
di misericordia ha condotto a Santiago pellegrini da tutta Europa, compresa
quella dell’Est.
Molti sono giunti con torpedoni,
con treni speciali, voli charter, auto private; ma non pochi, e sono stati
i più fortunati, hanno scelto di compiere a piedi l’antico percorso,
un po’ lungo strade di grande comunicazione e talvolta recuperando l’antico
tracciato fra campi e boschi, lungo sentieri che datano di centinaia di
anni e che sono peraltro tenuti in eccellente stato dal governo spagnolo
in collaborazione con le provincie interessate.
Da Roncisvalle a Santiago
di Compostela corrono 750 km, come dire dalla Francia all’Atlantico passando
per Navarra, Rioja, Castiglia e Galizia.
Le tappe classiche sono
13, così come le descrisse nel XII secolo un religioso francese
nel suo “Liber Sancti Jacobi”.
Diventano 14 se si aggiunge
la tappa che da Santiago di Compostela porta a Capo Finisterre; sono 140
km fino all’Atlantico, ma vale la pena di affrontarli per godere lo spettacolo
di questo promontorio che si protende nel mare a segnare il punto più
estremo nord occidentale del nostro continente. Fino al XV secolo si credeva
segnasse la fine del mondo terreno, poi venne Colombo a dimostrare che
non era così. Tuttavia la sensazione che si prova scrutando dal
faro che sovrasta il promontorio le onde grige dell’oceano dà ancor
oggi un brivido.
Era su queste spiagge che
i pellegrini raccoglievano le “vieires”, le conchiglie di San Giacomo.
Oggi si trovano solo nei negozi di souvenirs e viene il sospetto che provengano
da allevamenti biologicamente controllati, ma tant’è chi arriva
fin qui, se ne va con almeno una conchiglia, a riprova del pellegrinaggio
compiuto.
Tredici
tappe fra sentieri e nastri d’asfalto
Il “Camino” inizia al confine
franco-spagnolo, per la precisione a St. Michel le Vieux e questa prima
tappa termina, dopo solo 28 km, a Viscarret. Lungo il percorso il paesaggio
è aspro e suggestivo fino al Passo di Roncisvalle, dove un cippo
ricorda il paladino Orlando (o Roldan, come lo chiamano gli Spagnoli) che
qui morì nel 778. Ne parla Eginardo, biografo di Carlomagno, che
ricorda come a Orlando fosse stata affidata la retroguardia dell’esercito
franco attaccato dai montanari baschi che si ribellavano, sin d’allora,
al dominio di Carlo. Le epiche gesta del paladino sarebbero poi state mitizzate
dalla “Chanson de Roland” e cantate dai trovatori attraverso i secoli.
La seconda tappa conduce
a Pamplona, un tempo piazzaforte medievale e capitale del regno di Navarra.
Situata su uno sperone roccioso sulla riva sinistra del fiume Arga, ai
piedi dei Pirenei occidentali, oggi è una città moderna che
conserva un nucleo storico. Nelle sue strade per San Firmino fra il 6 e
il 14 luglio si celebra la famosa “feria de San Firmin”, durante la quale
i tori destinati alle corride vengono lasciati liberi di giungere all’arena
secondo un percorso che si snoda attraverso la città vecchia. La
terza tappa arriva a Estella, passando per la città di Puente la
Reina. Qui le strade dei pellegrini medievali si congiungevano in un unico
cammino.
Ancor oggi è visibile
e percorribile a piedi lo splendido ponte che dà il nome alla città
fatto costruire da Dona Mayor nell’XI secolo, onde facilitare il passaggio
dei pellegrini attraverso il fiume Arga.
Da Estella si giunge a Najera,
nella provincia della Rioja, terra famosa per i suoi vini. Lungo il percorso
si incontra la località di Clavijo, dove nell’844 Ramiro I d’Asturia
riportò una grande vittoria sui Mori.
La leggenda vuole che nel
corso della battaglia, che volgeva a favore degli Arabi, comparisse l’Apostolo
Santiago che su un cavallo bianco sgominò non pochi nemici ridando
slancio ai cristiani.
Da qui l’appellativo di
“Matamoros” che spesso accompagna il suo nome e che in fondo non deve meravigliare,
se ricordiamo che Gesù chiamo Giacomo “Figlio del tuono” per il
suo carattere impetuoso e forse intemperante.
La quinta tappa porta a
Burgos, splendida città e antica capitale della Castiglia e Leon,
nonchè teatro delle leggendarie imprese del Cid Campeador, eroe
nazionale spagnolo. Lungo il percorso si incontra la città di Santo
Domingo della Calzada, che prende nome da un monaco che qui visse intorno
al 1100 e si prodigò moltissimo per dare aiuto ai pellegrini.
Ancora oggi, nella cattedrale
gotica, il visitatore incontrerà un gallo e una gallina vivi e in
gabbia a ricordo del “miracolo dell’impiccato”. Si dice infatti che nel
XIV secolo, un giovane in viaggio per Santiago con i genitori venne accusato
ingiustamente di furto e impiccato. Sconvolti, i genitori pregarono il
Santo di intercedere per il loro sventurato figliolo e di colpo udirono
la sua voce che li rassicurava: era vivo grazie all’aiuto di Santiago.
Tornati in città, i genitori si recarono dal giudice che aveva emesso
la sentenza per informarlo del fatto. Questi era seduto a tavola
davanti a due polli arrostiti. Alla notizia rispose con sarcasmo: “Vostro
figlio è vivo come questi polli che sto per mangiare”. Ma non aveva
fatto i conti con il Santo perché, appena pronunciate quelle parole,
i due pennuti risuscitarono lasciando il giudice esterrefatto.
La sesta tappa conduce da
Burgos a Framista, nella provincia di Palencia. Chi può, segue l’antico
tracciato attraverso la campagna, passando per paesi di impronta medioevale
che altrimenti non sarebbe dato di vedere. Il cammino prosegue da Fromista
a Sahagùn nella provincia di Leon, località che prende nome
da un martire di epoca romana, San Fagùn.
La tappa successiva conduce
a Leon, città d’arte fondata dai Romani nel 70 dopo Cristo sul versante
meridionale della Cordigliera Cantabrica. Fu capitale di un regno indipendente
che poi si unì a quello di Castiglia. A Leon, ancor oggi, le cicogne
nidificano sulle guglie della cattedrale e sui tetti delle case.
La nona tappa va da Leon
a Rabanal, attraverso paesi e cittadine di grande suggestione, malgrado
siano oggi praticamente disabitati.
Da Rabanal a Villafranca
del Bierzo il percorso si fa molto suggestivo.
La strada si inerpica fino
a toccare i 1400 metri di altezza che sono il punto più alto di
tutto il “Camino”.
Lungo la strada si incontra
la Croce di Ferro, collocata in cima a una montagnola di pietre ammassate
dai pellegrini che le portavano per penitenza.
L’undicesima tappa conduce
a Triacastela passando per la località di Cebreiro, un villaggio
a 1300 metri di quota dove il fascino del passato è ancora fortissimo:
casette dal tetto di paglia, a forma circolare, che derivano direttamente
dalle capanne dei Celti, in un contesto paesaggistico in cui il sole si
alterna alla nebbia e d’inverno alla neve.
Da Triacastela a Palas do
Rei siamo in piena Galizia e Santiago dista solo 63 km di cammino. L’antico
tracciato affianca la strada nazionale e riserva paesaggi solitari. Subito
dopo Triacastela si incontra Samos con il suo poderoso monastero, uno dei
maggiori centri culturali nel Medio Evo e ancora oggi famoso centro di
studi internazionali.
Ed ecco infine l’ultima
tappa che porta a Santiago de Compostela, ricca di fascino e dominata dall’antica
cattedrale, imponente nella sua maestosità, dedicata al Santo. Città
antica e centro mistico sin dal X secolo, è percorsa da una animazione
che la rende viva e ribollente.
I locali tipici accolgono
turisti e moderni pellegrini con tutto il calore della terra “galliega”,
mentre una antica tradizione fa sì che ancor oggi gruppi di studenti
universitari percorrano a notte le stradine del “Barrio viejo” intonando
le “tunas”, antiche canzoni al suono delle chitarre.
Un’esperienza unica quella
che può riservare “El Camino”, come semplicemente viene indicato
in Spagna il percorso che abbiamo descritto.
Tanto più importante
quanto più si prenda coscienza che ci siamo allontanati dal passato
per vivere in questo nostro presente così pragmatico, così
superficiale, cosi logorroico, pressapochista e spesso ipocrita.
Nel silenzio dei lunghi
percorsi, spesso rotto solo dalle voci della natura, forse sarà
dato di cogliere l’eredità tramandata dal flusso ininterrotto dei
pellegrini che ci hanno preceduto su questo tracciato fatto di fede, di
speranza e di carità, le tre virtù teologali che abbiamo
seppellito sotto cumuli di paradossi, di ideologie fasulle, di scuse menzognere
e di contorcimenti morali. |