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Daria Pesce
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L'applicazione della pena su richiesta delle parti, c.d. patteggiamento, consiste in un procedimento speciale pre-dibattimentale, attivato dall’accordo delle parti (indagato e/o imputato e Pubblico Ministero) non solo sul rito ma anche sulla pena da irrogare. 
Il rito del patteggiamento è privilegiato dal codice perchè arreca notevoli economie processuali e potenzialmente soddisfa anche le esigenze dell’accusa (ammissione implicita di colpevolezza stante l’accettazione della pena). 
In particolare, per indurre l’imputato a richiedere, o ad accettare, tale rito il codice contempla una serie di previsioni premiali; subordinazione della richiesta alla concessione della sospensione condizionale della pena, riduzione della pena fino ad un terzo, esonero dal   pagamento delle spese processuali, non menzione nei certificati del casellario giudiziale richiesti dall’interessato, estinzione del reato e di ogni altro effetto penale dopo il decorso di un certo spatium temporis, salva l’ipotesi della volontaria sottrazione alla pena, non assoggettabilità a pene accessorie o a misure di sicurezza, tranne la confisca, inefficacia nei connessi giudizi amministrativi  e civili. 
La formulazione della norma ha posto notevoli problemi interpretativi proprio in ordine alla natura della sentenza di patteggiamento nonchè sull’estensione dei c.d. effetti penali della condanna. 
La pronuncia più recente sul tema è costituita dalla sentenza pronunciata dalla Cassazione a Sezioni Unite, 26 febbraio 1997, n.1 (in Riv. pen. 1997, 571) per la quale: ‘Poichè la sentenza emessa all’esito della procedura di cui agli art.444 ss. c.p.p. non ha natura di sentenza di condanna, difettandole l’accertamento giudiziale dell’avvenuta ‘commissione’ del fatto- reato, essa  non può costituire titolo idoneo alla revoca, a norma dell’art.168, comma 1, n. 1, c.p., della sospensione condizionale della pena precedentemente concessa.’ 
Nondimeno in motivazione, la S.C. ha precisato che la pena applicata all’esito di ‘patteggiamento’ legittimamente può essere ostativa alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena, in quanto ‘applicando la pena’, essa, sotto tale profilo, è legittimamente equiparabile a una pronuncia di condanna. 
In senso conforme, Cass. S.U. 8 maggio 1996 n.11, in Cass. Pen. 1996 II, 3579 la quale ha altresì precisato in motivazione che: ‘il giudice del patteggiamento è tenuto all’applicazione di quei provvedimenti sanzionatori di carattere specifico previsti da leggi speciali, i quali stante peraltro la loro natura amministrativa ed atipica, non postulano un giudizio di responsabilità penale, ma seguono di diritto alla sentenza in esame, stante la sua equiparazione per gli effetti compatibili con la sua speciale natura,  alla sentenza di condanna.’. 
Facendo applicazione di detti principi, la Cassazione ha affermato, ad esempio, che ‘... con la sentenza di patteggiamento può e deve essere applicata anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, prevista come obbligatoria dal medesimo, cit. art.189, comma 6, nulla rilevando l’eventualità che di detta sanzione non sia stata fatta menzione nell’accordo fra le parti’(Cassazione penale sez.II, 9 maggio 1997, n.6138 in Arch.nuova proc. pen.1997, 452). 
Tale orientamento è stato seguito anche dalla giurisprudenza di merito: ‘Ai fini della sanzione della decadenza dalla carica di consigliere comunale, ai sensi dell’art.1 comma 4 quinquies l. 18 gennaio 1992 n.16, alla sentenza penale di condanna è equiparabile la pronuncia emessa dal giudice penale a seguito di patteggiamento ai sensi dell’art.444 c.p.p.’(Tribunale Monza, 2 marzo 1996 in Foro it., I, 967). 
In tema di procedimento disciplinare a carico di professionista, un ruolo fondamentale assume la pronuncia resa dalla Suprema Corte per la quale: ‘...la valutazione della gravità dell’addebito, sia sotto il profilo della sua incidenza negativa sul prestigio dell’ordine professionale sia al fine della scelta della sanzione da infliggere (inclusa la cancellazione dall’albo) rientra fra gli apprezzamenti di merito affidati alla competenza istituzionale dell’organo professionale e si sottrae quindi a riesame in sede di ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione avverso la decisione del Consiglio Nazionale essendo tale ricorso consentito solo in ordine alla correttezza e alla congruità della motivazione, ben potendo a tal fine valutarsi in sede disciplinare, anche nel contesto delle altre risultanze, la sentenza che abbia determinato la pena su richiesta delle parti, a norma del comma 2 dell’art.444 c.p.p. specie quando vi sia stata in sede penale ammissione dei fatti da parte del professionista.’ (Principio enunziato in tema di procedimento disciplinare a carico di un architetto) (Cassazione Civile sez.un., 9 luglio 1997, n. 6223 in Giust.civ. Mass. 1997, 1169). 
Nella giurisprudenza delle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato costituisce una questione assai controversa, quella della pari efficacia delle sentenze di patteggiamento con le sentenze di condanna pronunciate a seguito di giudizio penale ordinario e ciò ai fini del procedimento disciplinare nei confronti del pubblico impiegato. 
Nella giurisprudenza delle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato costituisce una questione assai controversa, quella della pari efficacia delle sentenze di patteggiamento con le sentenze di condanna pronunciate a seguito di giudizio penale ordinario e ciò ai fini del procedimento disciplinare nei confronti del pubblico impiegato. 
Secondo un certo orientamento, infatti, la sentenza di patteggiamento non può che essere considerata di condanna, in quanto essa presuppone un accertamento, da parte del giudice, in ordine alla definizione giuridica del fatto, alla responsabilità o alla punibilità dell’imputato e alle circostanze attenuanti ed aggravanti, mentre la richiesta di patteggiamento implica una confessione di responsabilità per fatti concludenti, fermo però restando che essa non ha comunque efficacia nei giudizi civili ed amministrativi, a differenza delle sentenze irrevocabili di condanna ex art. 651, c.p.p. 
Da ciò discende che essa non è utilizzabile neppure come pronuncia implicita di responsabilità, quale presupposto ai fini del procedimento disciplinare ex art. 9, l.n.19 del 1990. ma tutt’al più concerne una fattispecie ricadente sotto la disciplina di cui al testo unico degli impiegati civili dello Stato (d.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3), a carattere generale, concernente ogni tipo di impiego pubblico. 
Anzi, tale inutilizzabilità non riguarda i soli giudizi amministrativi, ma si riverbera pure sull’autorità amministrativa competente ad adottare il provvedimento disciplinare - ancorchè diverso sia il  contenuto sostanziale degli atti di volontà del giudice e della p.a., nel senso che, nell’area amministrativa, la sentenza di condanna (e quella di patteggiamento) ha un valore di mera <I 
>notitia criminis, che impone alla p.a. di aprire il procedimento disciplinare, utilizzando se del caso il materiale probatorio emerso, senza, però, la possibilità di dedurre alcuna valutazione implicita o esplicita sul merito della questione disciplinare. 
Nello stesso orientamento il Consiglio Stato sez.VI, 16 maggio 1996, n. 681 in Riv. giur. lav. 1996, II, 379 ha affermato che: ‘.... l’autonomia del giudizio disciplinare rispetto al giudizio penale conclusosi con la sentenza patteggiata ex art. 444 comma 2 cit., impone il completamento da parte dell’amministrazione degli accertamenti necessari ai fini della sicura individuazione di una precisa responsabilità disciplinare del dipendente in ordine ai fatti già ascrittigli in sede penale’. 
E’ pur vero, però, che: ‘Ai fini del provvedimento di destituzione del pubblico impiegato è sufficiente che la gravità del fatto, per il quale quest’ ultimo ha riportato condanna penale, con sentenza emanata ai sensi dell’art. 444 del nuovo c.p.p.,  sia desunta dalla stessa sentenza , anche se impropriamente indicato negli atti disciplinari il ‘nomen iuris’ della fattispecie penale (Consiglio Stato sez.VI, 30 novembre 1995, n.1338 in Foro amm. 1995, 2704 s.m.) Sempre il Consiglio Stato sez.VI, 24 agosto 1996, n.1067 (s.m.) ha affermato che: ‘Il provvedimento di destituzione disciplinare dell’impiego di un pubblico dipendente è sufficientemente motivato col richiamo ad intervenuta sentenza di patteggiamento, tenuto conto che quest’ultima costituisce una sentenza di condanna avente alla sua base un accertamento di responsabilità e che la richiesta di applicazione della pena comporta solo rinuncia alla facoltà di contestare l’accusa’. 
Ma anche a voler prescindere da tali pronunce, che interpretano in modo estensivo il dettato della norma, ciò che più conta è che i procedimenti disciplinari non rientrano nell’ambito dei ‘giudizi civili e amministrativo-giurisdizionali’ in relazione ai quali il legislatore esclude che la sentenza di patteggiamento possa avere efficacia immediata (Consiglio Stato sez.VI, 16 ottobre 1995, n.1140 in Studium Iuris 1996, 626) e, pertanto, ‘... piena rilevanza ai fini del giudizio disciplinare nei confronti di un pubblico impiegato’ dovrà essere riconosciuta alla sentenza di patteggiamento ‘... fermo restando l’obbligo dell’amministrazione di verificare motivatamente la gravità dei fatti addebitati ai fini della ulteriore esplicazione dei compiti inerenti al rapporto di impiego’ <P 
>(Consiglio Stato sez. VI, 16 ottobre 1995, n.1149 in Foro amm. 1995, 2284). Del resto, anche l’orientamento giurisprudenziale che tende a limitare gli effetti dell’equiparazione della sentenza di patteggiamento con la sentenza ordinaria di condanna, in definitiva pone quale unica condizione la necessità che l’amministrazione proceda alla ricostruzione dei fatti posti a base del procedimento dell’autonomia del procedimento disciplinare (Consiglio Stato sez.VI, 16 maggio 1996, n. 681 in Foro it. 1996, III, 371; Consiglio Stato sez.I, 2 marzo 1994, n.199 in Cons. Stato1997, I, 302). 
In definitiva, alla luce della disamina che precede, ritengo che nel caso di specie potrà farsi luogo alla sospensione necessaria ai sensi dell’art.30, I comma del CCNL Area Dirigenza Medica, sottoscritto in data 5.2.1996 per effetto del richiamo ivi contenuto all’art.15 della L.19 marzo 1990, n.55, lettera b), il quale fa riferimento, testualmente, a ‘Coloro che hanno riportato condanna, anche non definitiva, per i delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316 bis, 317, 318, 319, 319 ter, 320 c.p.’. 
In questo caso, infatti, ritengo che possa aversi piena equiparazione della sentenza di patteggiamento a quella di condanna dovendo rientrare la sospensione obbligatoria tra quei provvedimenti sanzionatori specifici previsti da leggi speciali’, che seguono di diritto quali effetti penali compatibili con la sentenza di patteggiamento (V. Cass. S,U. 8 maggio 1996 in precedenza richiamata), e coerentemente con la natura  di misura di prevenzione. 
Infine, la gravità dei fatti e dei comportamenti, posti in essere nell’esercizio della propria professione, quali desumibili dallo stato degli atti del procedimento penale e dalle fonti di prova orali e documentali costituiranno elementi idonei per la formazione di un’autonoma valutazione della gravità dei fatti da parte dell’Ente, da porre eventualmente a fondamento dell’ulteriore provvedimento di recesso dal contratto di lavoro da parte dell’Ente per giusta causa. 

Daria Pesce

The application of the  punishment on parties' request, i.e. the bargaining , is a special pre-proceedings procedure, starting over an agreement between parties (the inquired and/or defendant and Public Prosecutor) concerning not only the rite but also the punishment to adjudge. The bargaining rite is favoured by the code because it brings great proceedings economies and potentially satisfies the indictment's requirements (implicit admittance of guiltiness since the acceptance of punishment).  
Specially to induce the defendant to require or to accept this rite, the code establishes a set of  provisions-premium; it subordinates to the bargaining rite  requirement the grant of the punishment conditional stay, punishment reduction, proceeding charges payment exoneration, not said benefit on certificates of the criminal records-office issued on the concern's request, crimes abatement and abatement of all crime penalty effect after a lapse of a certain spatium temporis, but in the case of voluntary evading the punishment, unsubjection to additional punishment or to security measures, but confiscation, ineffectiveness in the related administrative and civil trials .  
The norm formulation has planted great interpretative problems just in order to the of  the bargaining sentence as well as in order of the extension of the i.d. crime effects of the sentence.  
The late pronounce about this matter is the sentence of the Court of Cassation -United Sections, on February 26 1997, n.1 (issued by Riv. pen. 1997, 571) according to whom: 'Granting the sentence delivered according to the procedure therein at art.444 and following c.p.c. does not has the feature of a condemnation sentence, lacking the judicial assessment of the occurred fact-crime, it cannot be give enough right to revoke, on the basis of  the art.168, paragraph 1, n. 1, c.c., the former granted punishment conditional stay.  
All the same, in the opinion of the sentence, the Court of Cassation-United Sections has gone further into details stating that the delivered punishment, depending on bargaining, can legitimately forbid a following punishment conditional stay, for, 'adjudging the punishment'  is under this profile, legitimately equalizable  to a condemnation sentence.  
According the Court of  Cassation-United Sections, on May 8th 1996 n.11, issued by Cass. Pen. 1996 II, 3579 has furthermore stated precisely  in the sentence opinion that: 'the judge of a bargain is compelled to adjudge the special sanctions established by special laws, which, since furthermore their administrative and atypical nature, do not postulate a crime responsibility trial, but follows by right the sentence examined, since the equalization, for the compatible to its peculiar nature effects, to the condemnation sentence Applying those principles, The Court of Cassation has asserted that, for example, '... by the means of a bargaining sentence an administrative punishment can also be delivered and it must be delivered the accessory administrative sanction of the driving licence stay, stated as compulsory measure by the same herein at art.189, paragraph 6, being no remarkable that it is not mentioned in the agreement between parties (Crime Cassation section II, on may 9th 1997, n.6138 issued by Arch.nuova proc.pen.1997, 452).  
Such a trend has been followed also by the merits jurisprudence: 'With the object of the forfeiture of  the charge of a town-councillor, according to art.1 paragraph 4 fifth  L. Jenuary 18th 1992 n.16, to the punishment crime sentence is equalizable the sentence delivered by the Criminal Judge on the basis of  a bargaining according to art.444 c.p.c.' (Court of  Monza, March 2nd 1996, issued by in Foro it., I, 967).  
Concerning disciplinary procedure on charge of professionals, the sentence delivered by the Supreme Court assumes a basic rôle, according to whom: '...the evaluation of the gravity of charge, both under the profile of the negative incidence over the prestige of the professional order and the choice of the sanction to be delivered (including the Professional List cancellation) falls within the merits evaluations committed to the institutional competence of the professional organ and  so it evades the re-examination when applying to the United Sections of the Court of Cassation, being adverse the National Council decision in order to the fact that the above mentioned applying is admitted in order to the rightness and congruence of the opinion of the sentence, being quite possible to evaluate in order to this purpose, within the disciplinary session, even in the context of the other outcomes, the sentence which has determined the punishment agreed  by the parties, according to the 2° paragraph of the art.444 c.p.c. specially when it has took place, in the crime session, admission of the facts by the professional.' (Principle emitted about disciplinary proceeding on charge of an architect) (Civil Cassation - u.s., July 9th 1997, n. 6223, issued by Giust.civ. Mass. 1997, 1169). 
In the jurisprudence of the jurisdictional sections of the Council of State the matter about the equal effectiveness of the sentences coming from the bargaining rite and the ones coming from ordinary crime judgement is a very disputed matter, regarding specially the disciplinary proceeding against public employers. 
According to a certain trend, in fact, the bargaining sentence cannot be deemed a  condemnation sentence, for it assumes an assestment by the judge, in order to define the fact juridically, the responsibility or punishment-subjecting  of the accused ant the extenuating and aggravating circumstances, while the requirement of bargaining involves a responsibility avowal for conclusive facts, considering anyway  that it does not have effectiveness in civil and administrative trials, unlike the irrevocable punishment sentences ex art.651, c.p.c. It descends that it is not employable as an implicit responsibility sentence and as a presupposition in order to the disciplinary proceeding ex art.9, l.n.19 -1990. but at least it concerns the case falling under the discipline thereof  at the U.B.L. for civil employees of State (D.P. Jenuary 10th 1957 n.3), generally considered, concerning all public employment types.  
Furthermore, this uselessness does not concerns the sole administrative trials, but it falls also on the competent administrative authority to adopt a disciplinary measure - even if different in order to the substantial content of the judge's and P.A. voluntary acts. -. In the sense that, in the administrative sector, the punishment sentence (and the bargaining one) has a mere value of notitia criminis, which compels the P.A. to issue a disciplinary proceeding, employing (if it is the case), the outcoming probe material, without the possibility to infer any implicit or explicit evaluation about merits of the disciplinary matter.  
The Council of the State VI section, May 16th 1996, n.681 issued by  Riv. giur. lav. 1996, II, 379 is oriented alike, asserting that: '.... the autonomy of the disciplinary trial as regard the crime trial, ended with a bargained sentence ex art. 444  2° paragraph 2 therein, imposes the completion of the required assessments by the administration in order to track down an exact disciplinary responsibility of the dependent concerning the facts he is accused of in crime session'.  
But, it is quite true that : 'In order to the public employer destitution measure it is enough that the gravity of the fact, which he has been punished for, by the means of a sentence delivered according to art. 444 of the new c.p.c. comes from the same sentence, even if it is improperly indicated in the disciplinary acts the 'nomeno iuris' of the crime case' (Council of the State VI section, November 30th 1995, n.1338 issued by Foro amm. 1995, 2704 s.m.) Furthermore the Council of the State VI section, August 24th 1996, n.1067 (s.m.) asserts that: 'The measure of  disciplinary removal of public employees is enough motivated  with the call to the intervened bargaining sentence, taking in account that it is a condemnation sentence based over an assestement of responsibility  and that the requirement of appliance of a punishment brings only the release of the faculty of denying charge . 
' But even taking not in account those sentences, which are an extensive interpretation of the norm saying, what is most important is that the disciplinary proceedings are not included within the civil and administrative-jurisdictional trials, regarding which the legislator excludes the bargaining sentence to have immediate effectiveness. (Council of the State VI section, October 16th 1995, n.1140 issued by Studium Iuris 1996, 626) e than, '... full relevance in order to the disciplinary trial against public employees must be attached to the bargain sentence '... considering that the obligation of the administrator to verify, alleging them, the gravity of facts on charge in order to the forward development of the tasks concerning the labour agreement.' (Council of the State VI section, October 16th 1995, n.1149 issued by Foro amm. 1995, 2284).  
Moreover the jurisprudence trend which tends to limit the effect of the equalization of the bargaining sentence to the ordinary condemnation sentence, after all states as the sole condition the requirement according to which the administration proceeds on reconstruction of facts that are the basis of the proceeding for the autonomy disciplinary proceeding (Council of the State VI section, May 16th 1996, n.681 issued by Foro it. 1996, III, 371; Council of the State I section March 2nd 1994, n.199 issued by Cons.Stato, I, 302).  
After all,  in the light of the examination hereabove, I deem that in the examined case it must take place the stay required by art.30, I paragraph, herein at the Collective Labour Agreement - Physician Managing Area, undersigned  on 5.2.1996 as the consequence of the call therein at the art.15 of the L. March 19th 1990, n.55, letter b), which refers to textually 'Who has been condemned, even not definitively, for the crimes stated at the articles 314,316,316 second, 317,318,319,319 third, 320 c.c.'.  
In fact, in this case, I deem it may result a full equalization between the bargaining sentence and the condemnation sentence, falling the obligatory stay within those 'special sanctionatory measures provided by special laws', that follows by right as crime consequences and which are compatible with the bargaining sentence (See Court of Cassation - U.S. Mayt 8th 1996 recalled hereabove), and coherent with the nature of  a prevention measure.  
In fact, the gravity of facts or behaviours, exercising one's own profession, as it results in the crime proceeding acts and the oral and documentary sources constitute elements able to perform an autonomy evaluation of the gravity of facts by the Body, to base the further measure of renunciation of the labour contract by the Body for just cause. 
 
 
 
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