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| CONNAZIONALI
LL'ESTERO: ITALIANI, MINISTERO PERMETTENDO |
E' incredibile
e mi auguro che la notizia, pur di ottima fonte, non sia esatta: pare che
500 mila italiani attendono di essere considerati cittadini a tutti gli
effetti ed inseriti in un'anagrafe. Sono tutti residenti all'estero;
alcuni hanno di recente riottenuto la cittadinanza del nostro paese, ma
sono ancora nel limbo. I voluminosi carteggi, infatti, si trovano presso
il Comune di Roma, perché nella capitale giungono le pratiche anagrafiche
che non hanno trovato riscontro nei vari comuni.
Emblematico
è il caso recente di due sposini, residenti in Venezuela, che non
riuscivano ad avere il loro certificato anagrafico di matrimonio.
L'atto, infatti, era stato inviato dal locale consolato ai comuni di origine
dei coniugi; qui, però, non avevano trovato riscontro nella vecchia
residenza ed il tutto, come previsto dalla legge, era stato inviato al
comune della capitale. Un amico della coppia si è fatto carico di
fare un tour attraverso gli uffici capitolini e solo dopo un lungo pellegrinaggio
è riuscito a risolvere il mistero: l'atto era fra le migliaia di
pratiche estere giacenti presso il comune.
I
500 mila senza patria non potrebbero votare, anche se il Parlamento, in
un sussulto patriottico, concedesse il voto per corrispondenza, dopo la
beffa estiva della bocciatura, in aula, della legge costituzionale
che, approvata, avrebbe riparato ad una antica e rinnovata ingiustizia.
Il
fatto è che appare indispensabile ed urgente una revisione dell'AIRE
- l'anagrafe degli italiani residenti all'estero - ed una riforma dei consolati.
L'AIRE, nelle ultime elezioni europee, ha dimostrato la propria inefficienza,
in quanto i certificati elettorali giunti a destinazione furono poco più
del 25% sul totale degli aventi diritto. Una beffa nella beffa, dunque.
Per
i consolati il problema è di altro genere. Vi è infatti una
evidente discrasia nella distribuzione delle sedi consolari. Ad esempio
in Svizzera (territorio: kmq 41293) vi è lo stesso numero di rappresentanze
presenti in tutta l'America Latina (territorio della sola America meridionale:
kmq 17.842.00) E' superfluo sottolineare i disagi che debbono sopportare
in Brasile gli italiani costretti a spostarsi per centinaia e centinaia
di chilometri solo per espletare una pratica consolare.
Logico
sarebbe che a tali problemi si ponesse, dopo tanti anni, con urgenza, rimedio.
Il Sottosegretario Fassino (PDS), responsabile oltre che degli italiani
all'estero anche dei problemi comunitari, pare dia più importanza
a questi ultimi; infatti ha proposto la soppressione del Dipartimento Italiani
nel Mondo, che fa capo alla Presidenza del Consiglio.
Per
quanto riguarda l'occupazione dei posti di responsabilità, il Ministro
degli esteri Dini è tornato all'attacco; di recente ha chiesto e
ottenuto il trasferimento dell'ambasciatore Pietromarchi, direttore del
Dipartimento (da tutti stimato). Pietromarchi, dal rpimo ottobre, assumerà
un altro incarico. Non è che il primo passo verso l'annessione della
struttura al Ministero degli esteri, motivato da Dini nell'ambito
della riforma della Farnesina. Le precedenti manovre per l'abolizione del
Dipartimento non avevano avuto successo per l'efficienza dimostrata dallo
stesso, che non giustificava alcun provvedimento abrogativo.
Il
diplomatico Pietromarchi costituiva un punto di riferimento per i nostri
connazionali e tra i suoi programmi aveva elaborato un accordo con il Vaticano
al fine di assisterli durante la visita in Italia per il Giubileo. Il vero
problema di questo Dipartimento era quello di essere, di fatto, autonomo
dal ministero e quindi dal Sottosegretario Fassino, il quale non poteva
naturalmente averne il controllo.
In
sostanza ci pare più corretto occuparsi di tutti i problemi riguardanti
i nostri 500 mila italiani “senza patria” e non continuare a preoccuparsi
esclusivamente degli extracomunitari. In tema di riforme sarebbe più
utile realizzare la riforma dell'AIRE e, contestualmente, varare
una legge che consenta ai nostri connazionali all'estero di votare.
Il
Comune di Roma, dunque, ha un bel problema, evadere quelle 500 mila pratiche.
Quali indicazioni su questo tema verranno date dal sindaco Rutelli? Le
pratiche resteranno a giacere per anni? E' assurdo pensare che 500 mila
italiani attendono di essere considerati tali, cioè cittadini di
uno stato che si dice civile.
| VENEZUELA:
UNA MISS "ITALIANA" PER PRESIDENTE? |
E' certamente
il più bel sindaco del mondo.
In
più è una donna di cultura: laurea in scienze politiche,
studi di lingue alla Sorbona di Parigi e all'Università di New York,
ha frequentato anche un anno alla Facoltà di ingegneria di Caracas.
Mi riferisco a Irene Sàez Conde, dal '93 sindaco di Chacao, il più
importante municipio di Caracas. Oggi è candidata alla presidenza
della Repubblica come indipendente, ma appoggiata dal Copei, la DC
venezuelana. Il suo concorrente più forte è il golpista Chavez,
che guidò un tentativo di rivolta, un estremista di sinistra senza
molte speranze.
Ho
detto che Irene è il più bel sindaco del mondo. Non è
un'esagerazione perché è stata Miss Venezuela e poi,
nel 1981, addirittura Miss Universo. C'è inoltre una particolarità
che sta entusiasmando la numerosa colonia italiana: la Sàez Conde
è di origine italiana, la nonna, Giulia Lovato, giunse in Venezuela
alla fine dell'Ottocento, dunque la bella alcade ha sangue italico nelle
vene.
Commenta
Vitaliano Vita, leader degli italiani all'estero (primo eletto nel comitato
di presidenza del CGIE) e big della nostra comunità in Venezuela:
“Irene rappresenta la volontà di rinnovamento, di cambiamento, ma
nella sicurezza. Per questo è appoggiata dai cattolici, dai moderati
e da quei progressisti che non vogliono salti nel buio, che temono sistemi
forti e l'isolamento nel nazionalismo.” “Alla dolcezza di Irene -
aggiunge Vita - si oppone la rudezza di Chavez, l'altro candidato, il militare
che qualche anno addietro guidò il golpe e che oggi si propone come
l'uomo delle innovazioni e della Provvidenza.”
Alcade.
come abbiamo detto, del più importante municipio della Capitale
(Chacao, il quartiere degli italiani), Irene è stata rieletta nel
'95 con il 96% dei voti, a conferma di una gestione estremamente positiva
della cosa pubblica, una gestione realmente dalla parte del cittadino.
Anche gli avversari sono costretti ad ammettere il suo modo di fare semplice
ed affabile, la sua risolutezza nell'affrontare i molti problemi di un
comune popoloso. L'unica critica: è troppo giovane . La replica
dei sostenitori è chiara: ha una grande esperienza anche internazionale.
E citano le conferenze, le trattative, gli incontri ad alto livello ai
quali ha partecipato.
Il
fatto è che Irene Sàez Conde ha acceso le speranze anche
dei giovani in un paese dove il 50% della popolazione è al di sotto
dei trent'anni. E i molti italiani divenuti cittadini del Venezuela sperano
di vedere alla presidenza della loro nuova patria una bellissima donna
con sangue italiano. |