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Franco Manzoni
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Realismo, allontanamento da scenografie eccessivamente opulente, ma contemporaneamente esaltazione dell'eroe romantico e del bene supremo della libertà individuale e di tutto un popolo.  
Questa miscela incontriamo nelle opere dei drammaturghi tedeschi del primo Ottocento. 
Karl Immermann (1796-1840), romanziere, autore di tragedie e direttore, dal 1834 al 1837, del teatro Comunale di Düsseldorf, cercò di innovare il teatro tedesco: il suo fine era quello di ottenere un livello artistico più che dignitoso e di raggiungere una originalità di sperimentazione del tutto insolita per l'epoca nelle diverse rappresentazioni  teatrali, grazie anche ad un ampio rinnovamento di un repertorio ormai stantio e troppo legato alla tradizione. 
In questo intento Immermann ebbe quale collaboratore Christian Grabbe, di cui fece rappresentare nel 1836 La battaglia di Arminio. Le più significative opere di Immermann furono Cardenio e Celinda (1826), Tragedia in Tirolo (1827)- rielaborata poi in Andreas Hofer (1834), nella quale si narra la lotta del popolo tirolese per la libertà- e il poema drammatico Merlino (1832), testi che, tuttavia, ottennero  scarso consenso di pubblico.  

Christian Grabbe (1801-36) condusse un'esistenza sregolata e breve, conclusasi tragicamente a causa di un fisico distrutto dall'alcolismo. Nei suoi drammi i personaggi riflettono la personalità dell'autore. Si tratta di eroi rimasti soli, quasi condannati all'isolamento: Don Giovanni e Faust (1829), che vede i due protagonisti contrapporsi a causa dell'amore per una donna, Federico Barbarossa (1829), Napoleone o I cento giorni (1831), Annibale (1835), La battaglia di Arminio (rappresentata postuma 1838).  
Da un punto di vista stilistico notiamo, ad esempio, come Napoleone o I cento giorni sia un testo elaborato da Grabbe secondo una metodica che vede il susseguirsi di quadri compiuti e quasi staccati l'uno dall'altro: quest'opera risulta particolarmente difficile da allestire per la complessità dei personaggi chiamati in causa, tra i quali i continenti europei e il popolo tutto. per di più la continua serie di scene complesse nell'esecuzione apporta un'evidente disomogeneità nel tessuto del testo che, nell'evolversi dell'opera, degenera in azioni eccessivamente concitate e caotiche. 
I personaggi di Grabbe mostrano palesemente i propri limiti e le proprie vulnerabilità, cosa che, generalmente, li porta al fallimento finale. Per quello che riguarda la tecnica di azione sul palcoscenico possiamo rilevare che questo autore concepì un dissolvimento delle consuete leggi sceniche e decise di proporre un ritmico susseguirsi di quadri anche di ampio respiro: battaglie, tumulti popolari e tutto quanto la trama stessa del dramma richiedeva. 
Il voler approfondire, d'altro canto, l'analisi psicologica dei suoi personaggi, pone Grabbe, in un certo senso, quale precursore di Hebbel e di Buchner e del cosiddetto psicologismo. 
Proprio in questi primi decenni dell'Ottocento venne a crearsi in ambito sassone un movimento letterario che va sotto il nome di 'Giovane Germania'. Si trattò di un sodalizio di scrittori e di uomini di cultura che, rifacendosi alla rivoluzione parigina e opponendosi al Metternich, intendevano promuovere attraverso la letteratura un rinnovamento politico-sociale. 
Essi abbracciarono la teoria di creare il testo letterario sull'osservazione del mondo reale e delle relative problematiche, ovviamente senza tralasciare di esporre il loro pensiero politico e prendere posizione sulla società a loro contemporanea. 
La 'Giovane Germania' aveva nelle proprie fila esponenti di spicco come Heinrich Heine, Karl Gutzkow  e Heinrich Laube.  

Heinrich Heine (Dusseldorf 1797- Parigi 1856), nato da famiglia ebrea di modesta estrazione sociale, grazie agli aiuti economici di uno zio banchiere ebbe la possibilità di compiere studi universitari giuridici e, in seguito, di imporsi come scrittore e poeta.  
Gli esperimenti teatrali di Heine risalgono al periodo giovanile, durante i suoi studi universitari. Contemporaneamente alla pubblicazione della prima raccolta di liriche, intitolata Poesie (1822), e a Intermezzo Lirico (1823), egli creò il dramma Almansor, una tragedia di soggetto orientale in cui la cristiana Zuleima fa innamorare perdutamente il musulmano Almansor; egli, per la passione che nutre verso di lei, sarebbe anche pronto ad abiurare, ma la giovane donna gli si rifiuta. Alla fine, inevitabilmente, il dramma si compie; Almansor si uccide, trascinando nella morte anche l'amatissima Zuleima. 
Heine, considerato il maggior poeta di lingua tedesca nel periodo tra Romanticismo e Realismo, fece suo questo momento di transizione per esprimere, con massima levità formale, l'ironia verso la res romantica e il sentimentalismo, confermando nella vitalità del suo stile le proprie idee progressiste. 
Meno felice nella sua scrittura, ma di grande carisma politico, fu Karl Gutzkow (1811-1878), che influenzò con i suoi scritti numerosi aderenti al movimento liberale e rivoluzionario della 'Giovane Germania'. del suo teatro ci restano diverse opere, tra cui la commedia Parrucca e spada (1844) e la tragedia Uriel Acosta (1847), che appare forse la più riuscita, in particolare nell'introspezione dell'indole del protagonista, il giovane ebreo eretico  Uriel Acosta. 
Infine Heinrich Laube (1806-1884), altro scrittore attivista della 'Giovane Germania'. per i suoi orientamenti liberali fu espulso dalla Sassonia e nel 1834 arrestato, quindi condannato al carcere, anche se soltanto per alcuni mesi. divenuto col tempo più moderato, venne eletto deputato nel 1848 alla Dieta di Francoforte e, in seguito, dal 1849 al 1867 diresse l'Hofburgtheater di Vienna, il teatro imperiale della capitale.  
Con una certa fermezza Laube si oppose, per quanto riguarda la scenografia, alle ricostruzioni storiche fedeli nei minimi particolari, oggi diremmo quasi 'fotografiche'.  
Egli sosteneva l'importanza di un realismo austero e compatto, che permettesse però al pubblico di mantenere la propria attenzione sull'attore e di non venire distolto dalla scenografia d'effetto. Scrisse drammi di carattere storico-politico quali Gli allievi della Karlsschule (1846), Il principe Federico (1848)e Il conte di Essex (1856), opere che denotano una sicura felicità di scelta nella trama e vivacità di soluzioni linguistiche nella narrazione. 

 
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