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C'è una lunga storia, un lungo percorso dietro la pittura e il disegno di Aldo Cerdonio (nato a Istria nel 1922). E' un percorso di cultura e di sensibilità artistica non comune, che nel tempo e maggiormente oggi trova conferma alla luce dell'interesse che la critica ufficiale gli ha rivolto.
La testimonianza più forte viene proprio dall'illustre Ada Zunino, gallerista di chiara fama, la quale già nel 1995 esponeva nella sua galleria una serie di dipinti e disegni dal 1954 al 1995, e prefazionava il catalogo che conteneva anche un mio saggio dal titolo "L'eroicità dell'immagine" con queste parole: "Ho conosciuto Aldo Cerdonio nel 1963 quando Carlo Cardazzo gli dedicò una mostra alla galleria del Cavallino di Venezia.
Ora, dopo ben tredici anni , mi piace presentare nella mia galleria, facendo uno strappo alla regola, tradendo la cultura, questo artista che ha continuato a dipingere in solitudine, fedele a se stesso, impegnato nel superarsi, imperturbabile e consapevole, privo di compiacimenti. Come se la vera storia di Aldo Cerdonio dovesse ricominciare oggi...". A queste parole è seguito il nostro entusiasmo nell'interessarci di questo artista che ha ripreso, si fa per dire, ad essere presente nel panorama dell'arte italiana contemporanea in modo significativo, attraverso spazi pubblici e privati.
Artista vecchio stampo, ma nuovo nell'animo e nella proposizione delle immagini, che sono come ossificate da una poetica forte esistenziale e resistanziale, nel senso del non aver ceduto alla ricerca tout court, ma assegnando al segno e al colore un volto nuovo, nuovissimo, colto al punto di poter affermare aver salvato il disegno italiano dall'oblio. Segno come essenzialità, come amore per le forme che via via si accrescono di magia e di mistero, come capacità di recitare la vita e l'esistenza più disinvolta, come sogno tradotto in appunti. Aldo Cerdonio, che già nel '58 e nel '62, e cioè nel pieno del "realismo esistenziale" (movimento artistico di profondo spessore) esponeva alla Galleria Bergamini di Milano, luogo sacrale della cultura artistica italiana, e che ha sempre proposto pittura di immagine, mitizzava la sua poetica in una traduzione rispondente alla vita di tutti i giorni. E cioè quella vita scoperta giornalmente, da alto ufficiale dello stato, quale è stato il nostro artista, votato a significare soldati, elmi e trombettieri, donne e alberi. La memoria torna a sintonizzarsi nella realtà, nella quotidianità delle caserme, e la griglia costruttiva dei suoi disegni, diventa occasione filosofica di questo narrare suggestivo, che cattura l'occhio in un vortice di carnali nudità. Anche l'albero, altro elemento di questi disegni, tronco fissato al terreno o esplosivo di chiome e verde, è segnale di vita come le donne spesse volte rappresentate. I colori ne segnano appieno le forme e contorni, quanto basta a dare corpo all'immagine che si trascina dietro un segno a china delimitante.
La memoria di questi oggetti, di questi paesaggi e di queste figure approda in una serie di cicli che sono "Donne e soldati", "Reperti archeologici", "Cronache di città", poi due cicli "classici", che assorbono sequenze della Magna Grecia, e infine i "luoghi della memoria". Ecco, dunque, una parte significativa del lavoro serio che da anni lontani Cerdonio offre all'arte italiana, o meglio al mondo dell'arte italiana, disegnando e colorando il mondo e gli uomini, attraverso un segno a biro, nera e rossa, ma anche a china e a matita. La mano traccia la sostanza classica del mondo, semplice, quello che ci naviga intorno, e che grazie alla magia degli artisti si ripropone nuovissimo, come appena scoperto. Il miracolo è appena avvenuto, e questo generale dall'animo colto e fiero, affresca alla maniera di Bruno Saetti, figura miliare dell'arte italiana, veneziano, maestro del nostro artista cui ha consegnato i doni dell'essenzialità, della narratività, del colore tenue, dell'accenno di un mondo personalizzato; quale oggi ci appare quello di Cerdonio. E non fosse ancora che per gli anni che ha sulle spalle, questa pittura è talmente giovane che trasuda di novità, e questo segno è talmente magico che racconta un mondo come conosciuto per la prima volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Franza