

Da
sempre siamo prevalentemente indirizzati a scoprire, ad analizzare la produzione
dei compositori che hanno modificato lo stile ed i traguardi musicali attraverso
i secoli. Il più delle volte non badiamo ad altre realtà che non siano contingentemente
musicali e di conseguenza perdiamo situazioni che ci aiuterebbero a capire
più profondamente quanto la musica è entrata nei gangli della nostra vita.
E’ questo il caso di San Giovanni Bosco, che dedicò buona parte della sua
esistenza al canto ed all’educazione musicale; attività che egli favorì in
modo tangibile e che praticò personalmente. Premesso che Don Bosco non fu
un musicista militante e quindi non si interessò all’evento musicale con scopi
puramente artistici ed estetici, cercò di trovare nella musica stessa la validità
e l’efficacia pedagogica del canto e della creazione sonora. Proprio in questo
caso troviamo la risposta dettagliata del ruolo polivalente che egli dette
alla conoscenza musicale sviluppando il canto liturgico, il canto popolare,
il canto gregoriano, non trascurando la musica per banda, iniziative teatrali,
creazioni di scuole musicali e scholae cantorum. Insomma, una pletora di iniziative
che fanno capire quanto il personaggio fosse addentro alla materia.
Esistono due testimonianze che comprovano quanto detto e che arricchiscono
un aspetto poco conosciuto di Don Bosco. Sono documenti lontani cronologicamente
tra di loro ma entrambi hanno in comune la peculiarità di concepire la musica
a 360 gradi, andando oltre l’aspetto meramente liturgico che fa parte integrante
della preparazione di un sacerdote. Il primo documento riguarda una stralcio
desunto da uno scritto di Giovanni Battista Lemoyne, primo biografo del personaggio:
“Egli sapeva toccare discretamente l’organo ed il pianoforte; aveva studiato
per intero alcuni metodi dei più rinomati per imparare il suono ed il canto,
e la sua voce si prestava a qualunque parte salendo armoniosa fino al secondo
‘do’ della seconda ottava”. (da Memorie biografiche pag. 129). Il secondo
documento è presente nella rivista “Salesianum” N. 1 del Gennaio-Marzo 1988
a firma di Armando Cuva; nel quale troviamo due passaggi importanti che dimostrano
la sua particolare attenzione per il canto corale, inteso come partecipazione
intensa del popolo: “...un accenno infine al quarto metodo di partecipazione
alla santa Messa, quello consistente nell’esecuzione in canto delle parti
della “schola” e del popolo e nell’ascolto delle altre formule. Anche questo
metodo, propriamente liturgico, attirò l’attenzione di Don Bosco, che mostrò
sempre la sua simpatia per le celebrazioni in canto, soprattutto nelle grandi
solennità... Una speciale attenzione don Bosco riservò anche al canto liturgico,
in particolare al canto gregoriano. Ritenne il canto fattore importante per
la buona riuscita nelle celebrazioni. Ne curò la retta esecuzione anche allo
scopo di attirare i fedeli alle celebrazioni e, come già accennavamo, di preparare
i suoi giovani, una volta ritornati nelle loro parrocchie, a prestare in esse
il loro servizio di cantori”. Da questa prima analisi esce uno spaccato quasi
inedito di Don Bosco, ma all’appello manca un elemento non di poco conto riguardante
la parte didattica.
Egli insegnava musica ai ragazzi? La risposta è positiva e deriva direttamente
dal Santo che scrive di suo pugno una giornata tipo: “ Ne’ giorni festivi
doveva di buon mattino cominciare le confessioni quindi scuola di canto, di
letteratura fino a mezzogiorno. All’una. Pomeridiana: ricreazione, di poi
Catechismo, vesperi, istruzione, benedizione, indi ricreazione, canto e scuola
fino a notte. Nei giorni feriali...la sera di francese, di aritmetica, di
canto fermo, di musica vocale, di pianoforte e di organo...Non so come io
abbia potuto reggere. Dio mi aiutò”. Egli era quindi in grado di plasmare
il gusto musicale dei suoi “birichini” indirizzandoli verso il mondo della
sonorità classiche facendoli cantare e suonare. In tutta questa intensa attività
non poteva mancare la volontà di ampliare il contatto con la musica fondando
delle Scuole musicali rigorose e molto attente alla preparazione professionale.
Fondò due scuole denominate:” Scuole serali gratuite dell’Oratorio di S. Francesco
di Sales”(1859-1860) e l’altra : ”Scuola commerciale e di Musica posta sotto
il patrocinio di S. Cecilia” (1875). Don Bosco aveva capito che lo studio
professionale della musica avrebbe offerto al giovane la possibilità di un
redditizio lavoro e non a caso nelle note di presentazione egli scrive: ”...di
procurare un utile sollievo e un futuro mezzo di speciale risorsa ai giovani
artigiani più distinti per buona condotta e diligenza”. Anche dalle regole
si evince il grande rispetto che Don Bosco ebbe per la musica; “...I Musici
in funzione porteranno il berretto di divisa ; il Maestro e il Capo lo porteranno
con fregi corrispondenti al proprio grado... Nell’occasione delle Premiazioni
degli Artigiani vi saranno pure dei premi per i Musici che più di distinsero
per condotta e studio... Accettandosi un giovane egli dovrà leggere in presenza
dei compagni e firmare un apposito formulario di accettazione. Il Capo gli
assegnerà tosto un Maestrino, ossia un allievo dei più avanzati nella Musica...
Ciascuno terrà sempre pulito il suo strumento; occorrendo riparazioni, ne
avviserà tosto il Capo; quelle che provenissero per colpa del Musico saranno
fatte a carico del medesimo... Capo terrà l’inventario degli Strumenti e la
nota di chi li usa. Non si potranno mai portar fuori o imprestare strumenti
o libri di musica a persone fuori dell’Oratorio senza espressa autorizzazione
del Direttore”. Egli aveva la concezione che l’imparare musica significava
seguire le regole accademiche volgendo gli occhi al passato e studiare gli
stili e le tradizioni dei compositori classici. Egli ascoltava con interesse
le musiche di Beethoven avvicinandosi alla sinfonie e al mondo del sacro che
trovava intenso e di profonda preghiera interiore. Il risultato più tangibile
delle sue lezioni fu nell’aver plasmato la preparazione musicale di San Domenico
Savio, che diventò il suo cantore solista. Questa circostanza offrì l’opportunità
di creare il decreto pontificio di Pio XII che, nel 1956, proclamò Domenico
Savio “celeste patrono dei Pueri cantores”. Tutto ciò fu il miglior riconoscimento
dell’attività musicale di Don Bosco certificato addirittura dal Papa.Non a
caso egli fu chiamato “Guida” del canto di “lodi divine”.
Riportiamo uno stralcio del citato Decreto Pontificio”: “...I presidenti dei
Pueri Cantores, appartenenti a 26 nazioni, raccolti in una recente assemblea,
ci hanno fatto pervenire la supplica perché proclamiamo S. Domenico Savio,
che sotto la guida di S. Giovanni Bosco cantava con fervido amore le lodi
divine, come celeste Patrono presso Dio dei Pueri Cantores. A questa supplica,
appoggiata dalla raccomandazione del nostro caro Figlio Maurizio Feltin, crdl.
arc. (cardinal arcivescovo) di Parigi, con animo lieto, Noi abbiamo deciso
di accondiscendere, Noi che abbiamo elevato agli onori dei Santi questo fanciullo,
pieno di soavità e fragrante di liliale candore, la cui imitazione Noi abbiamo
proposta a tutta la gioventù...” In sintesi nella figura di San Giovanni Bosco
troviamo esempi fulgidi di musica pura, al di là delle mode e delle etichette,
dove la musica era la protagonista assoluta.

