

Due
flash per sintetizzare i tratti caratteriali essenziali di questa campionessa.
All’indomani dell’oro ai mondiali di Edmonton, alle 8 del mattino, nell’adottiva
Cadenzano, una bambina suona alla porta di casa May, cerca ingenuamente ma
con enfasi decisa e caparbia Fiona la grande.
Quella Fiona dal sorriso dolce ed amabile che sa attirare tante
attenzioni e simpatie, soprattutto tra i giovani adolescenti di oggi. E’ un’impresa
ardua convincere la ragazzina che l’atleta dal Canada non è ancora tornata
e che non può firmarle l’autografo. Del resto non è riuscito ad incontrarla
nessuno, neanche chi ha provato a inseguirla sul posto dopo il secondo alloro
mondiale (il primo a Goteborg nel ‘95).Neanche quei poveri giornalisti spaesati,
bellamente ignorati dall’illustre connazionale che decide di scappare quando
vuole dagli onori delle cronache. Questa è l’altra faccia della “medaglia”
May. Quando ritiene a torto o a ragione che qualcuno degli addetti ai lavori
sia prevenuto nel giudicare le sue prestazioni, ecco che la Fiona, donna dolce
e solare, si trasforma nella Fiona ginnasta fredda e altera. Così passa, non
saluta, interrompe ogni rapporto con la stampa, anche se solo formale. Lo
ha ribadito più volte: è una scelta di vita precisa. In quei momenti Fiona
May non ha proprio nulla da dire, pensa solo a isolarsi, a concentrarsi sull’obiettivo
e a stare bene con se stessa. Quando alle spalle c’è una stagione difficile,
quando i risultati non arrivano e quando le aspettative sulle sue prestazioni
sono pressanti e continue, lei fa scattare un meccanismo di difesa, messo
a punto dopo tante esperienze e tanti anni di attività. Lo chiama il “modo
di Fiona”. Ovvero impenetrabile, distante, allontana e fa rimanere di sale
chiunque provi ad avvicinarla. Se si sente mal giudicata se ne va, perché
un bonus, un credito a suo favore pensa giustamente di averlo già maturato.
Onore al merito per le otto medaglie consecutive in eventi di rilievo tra
il 1995 e il 2001 che la consacrano regina assoluta del salto in lungo. Fiona
la grande campionessa, insomma, ignora e vuole ignorare, che il ruolo di primadonna
in qualsiasi campo comporta oneri e onori. Sotto i riflettori sempre nel bene
e nel male, come prezzo di una popolarità che non termina alla fine della
pista. E se i trionfi, pensa lei stessa a conquistarseli, c’è chi invece,
per mestiere e per passione deve basarsi sui suoi risultati sulle piste. E’
inevitabile quindi, fa parte delle regole del gioco, che qualcuno la punzecchi
sul personale quando non è all’altezza nei risultati delle enormi aspettative
sul suo conto. D’altronde a 31 anni la vita e i giudizi altrui si vedono in
modo diverso. In pedana Fiona May salta ormai da 19 anni ed è lecito a volte
domandarsi e domandarle se sia ancora viva dentro di lei quella molla che
ogni giorno la spinge ad andare in palestra a sollevare chili per immagazzinare
potenza, e a saltare per superare i propri limiti. Non deve essere gradevole
sentirselo chiedere proprio quando i risultati non vengono! E’ una sorta di
analisi interiore forzata che un’atleta sa di dover fare ma che non accetta
venga fatta notare da altri. A volte è difficile sentirselo ripetere persino
dalle persone che condividono lo stress della quotidianità fatta di piccoli
grandi sacrifici . Gianni Iapichino, marito-allenatore, è di certo l’unico
che può permettersi di scrutare nello scrigno d’oro della sua Fiona e offrirle
sentenze. Si mormora che dalle sue parole dure, dalle sue analisi crude siano
scaturite le migliori reazioni agonistiche della May. Dunque Fiona sa come
ringraziare chi ha contribuito alla sua immensa popolarità. Nata a Slough,
vicino a Londra, poi adottata tramite matrimonio dal Bel Paese, la May ha
sempre potuto beneficiare anche dell’aspetto fisico. Splendida gazzella di
colore, rappresentante del binomio perfetto bella e vincente, Fiona è un personaggio
difficile da gestire. Lo sa chi ha provato ad avvicinarla per proporle almeno
una dozzina di film oppure chi ha avuto il privilegio di farla sfilare con
i propri capi in passerella. A volte le sue reazioni lasciano spiazzati anche
chi la ama. Come quella volta che per dimenticare una delusione agonistica,
invece di tornare tra le braccia del marito, decise di fuggire nella sua Giamaica
da papà Wiston, idraulico, e da mamma Sarah, casalinga, perché sosteneva di
aver bisogno di coccole “primordiali”. Comunque non è una che parla per caso
o fa proclami. Ha da poco annunciato che ora, dopo i mondiali vinti a Edmonton,
desidera dedicarsi alla famiglia. O meglio desidera costruirne una. Si ripresenterà
sulle scene agonistiche per preparare Atene 2004. Abituiamoci, dunque a fare
senza di lei, senza le sue vittorie ma anche senza i suoi stizziti commenti.
Probabilmente non mancherà più di tanto a chi non ha saputo capirla e non
ha potuto o voluto approfondirne la conoscenza. La vera Fiona, quella che
sa mettere da parte le influenze delle vicende sportive, è una donna dolcissima
quanto imprevedibile. E’ una persona alla mano che i bambini aspettano fuori
casa in cerca d’autografi. Una persona senza grilli che dopo un trionfo mondiale,
come prima scelta, è capace di salutare affettuosamente in diretta chi durante
la sua assenza si è preoccupata di spolverare casa e di dar da mangiare ai
cani…




