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. SINISA MIHAJLOVIC : il sinistro di DIO
Tre gol in una partita. Fin qui nulla di strano. Ci può' anche stare che in una domenica eccezionale l'attaccante di turno metta in mostra una particolare vena realizzativa ed entri nel ristretto novero di coloro i quali in serie A hanno saputo segnare a ripetizione. 
Ma se la celebrata tripletta arriva da un difensore? E per giunta con la stessa tecnica sopraffina?. 
Sinisa Mihajlovic, 29enne serbo in forza alla Lazio è indubbiamente il protagonista un po' speciale di una giornata che di speciale nei pronostici della vigilia doveva avere un altro primattore, nonché compagno di squadra; Roberto Mancini. Il calciatore jesino tagliava infatti un traguardo prestigioso in carriera ovvero le 500 partite nella massima serie. E lo faceva contro la squadra nella quale aveva militato ben 15 stagioni, crescendo calcisticamente e umanamente sino a diventarne l'indiscussa bandiera. Le vie del pallone lo avevano poi portato lontano da Genova, a Roma sponda Lazio, per provare a disputare con una società ambiziosa le ultime annate di un 34enne comunque vincitore sotto la Lanterna di uno scudetto e 5 Coppe Italia. Era insomma, o forse e' meglio dire avrebbe dovuto essere, la giornata del "Mancio" affettuoso soprannome con cui lo hanno adottato i suoi tifosi. Ma alla fine si è rivelata invece quella di Mihajlovic, curiosamente sino a due anni fa al fianco di Roberto con la Sampdoria ed ora anche lui bocca di fuoco laziale. Contro gli ex-compagni, il sinistro micidiale del mancino di Vukovar ha fatto scintille. Tre gol tre con due caratteristiche importanti.  
La prima è balistica; Sinisa ha disegnato un tris di traiettorie sempre su calcio di punizione. E qui si potrebbe dire che essendo su calci da fermo, la sua specialità, il sinistro vellutato del serbo partita certo in condizione vantaggiosa.
A questo punto però interviene la seconda considerazione ovvero tecnica; chi era il portiere che avrebbe dovuto opporsi ai traccianti di Mihajlovic? Fabrizio Ferron, classe 65, nell'occasione crivellato estremo difensore della Samp con un capo d'accusa pesante. Per 2 stagioni infatti Ferron è stato compagno di squadra di Sinisa in maglia blucerchiata. Le maligne geometrie del formidabile mancino avevano più volte scaldato le mani del portiere milanese. Se non altro Ferron avrebbe dovuto sapere le abitudini, gli angoli, gli effetti abitualmente adottati dall'ex-compagno. 
Invece a nulla è valsa la conoscenza sull'ignoranza. L'impresa di Mihajlovic si colloca così nel catalogo degli eventi a metà tra la curiosità e il gesto agonistico. Per le statistiche Sinisa sarà uno dei pochi o forse unici difensori capaci di segnare una tripletta. Per gli amanti delle situazioni strane sarà invece un atleta in grado di beffare a ripetizione, con lo stesso meccanismo diabolico, un portiere che lo conosceva calcisticamente molto bene essendo stato soprattutto suo ex-compagno.  
E agli stessi protagonisti cosa rimarrà di quel pomeriggio all'Olimpico? 
Probabilmente il calciatore serbo, ci dicono padre affettuoso e dolcissimo, lo racconterà ai nipoti, condito magari con un tocco fiabesco, quello straordinario pomeriggio di metà dicembre nel quale il suo sinistro telecomandato avrebbe beffato anche Babbo Natale. 
E per Ferron cosa rimane? Forse il proverbiale detto del "Mal comune mezzo guadio". 
Finora "Quel pomeriggio di un giorno da cani" lo hanno condiviso già una ventina di colleghi, tutti giustiziati senza pietà dal sinistro di Dio. 
 
 
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