| MAGGIO 1999 |
TENNIS: GUGA AGGUANTA ANCHE ROMA
Si torna alle abitudini degli ultimi anni, almeno per quanto riguarda il tennis maschile. Agli Internazionali d'Italia un tabellone di prim'ordine non scalfisce comunque quella che sembra essere l'accoppiata sicura del tennis primaverile. Montecarlo prima, Roma poi. Due eventi prestigiosi, affascinanti, di preparazione al grande appuntamento parigino del Roland Garros. In rapida sequenza, separati solo da una quindicina di giorni, il due tornei si sono trovati spesso a condividere lo stesso vincitore. E' accaduto ben sei volte negli ultimi 12 anni e la circostanza si è ripetuta anche per l'edizione del 1999 con il brasiliano Gustavo Kuerten che ha saputo centrare l'accoppiata. Se nell'epilogo monegasco l'atleta carioca ha potuto beneficiare delle condizioni menomate del cileno Rios, costretto al ritiro dopo un set e mezzo, la finale al Foro Italico ha regalato invece un ottimo spettacolo. L'avversario di Kuerten, l'australiano Pat Rafter, si giocava una fetta importante del proprio futuro, con la possibilità, in caso di successo, di diventare il nuovo numero uno mondiale. Come se non bastassero le motivazioni, il contrasto di stili tra i due, che opponeva l'istinto offensivo del "canguro" alle accelerazioni da fondo campo di Guga, ha offerto 2 ore 40 minuti di schemi spumeggianti. Alla fine l'ha spuntata Kuerten in tre soli set e per Rafter l'assalto al trono mondiale è rimandato a data da destinarsi. Il doppio centro Montecarlo-Roma restituisce invece morale e continuità ad un tennista rivelatosi all'attenzione mondiale nel 1997, quando da outsider riuscì a trionfare nel massimo evento mondiale su terra, ovvero il Roland Garros. Dopo allora, la difficoltà nel confermarsi aprivano scenari di inquietudine sulle possibilità dell'atleta sudamericano. Non era la prima volta infatti che nell'ambiente del tennis maschile ad un successo eclatante faceva seguito un periodo di stasi. Chang il caso più eclatante, ma anche Korda e fino a pochi mesi fa Kafelnikov, sono esempi lampanti di come un grande traguardo come la conquista di un torneo dello Slam possa appagare sogni coltivati sin da bambino. Per un ragazzino cresciuto sui campi in terra di Florianopolis, sotto le cure del fratello maggiore Raphael, maestro di club, vincere il massimo torneo sul "rosso" era impresa da leggenda. "Guga" ce l'ha fatta nonostante le difficoltà economiche e i dolori familiari, che lo hanno privato dell'apporto paterno, deceduto, ironia della sorte, mentre arbitrava un match tra juniores. Dopo Parigi ‘97, una stagione alle spalle con due titoli minori come Stoccarda e Maiorca, sembrava poter confermare che dopo la gloria fosse arrivato il momento del relativo benessere. A soli 23 anni invece c'era ancora un buon serbatoio di energia , sudore e mezzi tecnici non indifferenti da spendere sul rettangolo di gioco. Kuerten ha dimostrato che c'è ancora nel suo ego la tanto celebrata "fame di successi". Ora dopo l'accoppiata prestigiosa è pronto un nuovo assalto a Parigi, dove parte inevitabilmente tra i favoriti. Con la speranza di poter regalare di nuovo al fratello Guilhermo, handicappato, il trofeo simbolo dei conquistatori parigini ovvero la coppa dei quattro moschettieri.Leadership Medica®
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