GIUGNO 2000 
.
.
.
.
.
FORMULA 1: UN BIS FERRARI DI PORTATA STORICA
.
Serviva una risposta dopo che a Montecarlo la vittoria di Coulthard aveva riaperto i giochi. E la replica Ferrari è stata imponente con una doppietta che probabilmente avrà un effetto devastante sul morale degli inseguitori McLaren.
Ora è veramente possibile sognare il titolo iridato con la fondata concretezza dei numeri. Non tanto per i 22 punti di vantaggio che Schumacher, vincendo a Montreal nel Gran Premio del Canada è riiscito a mettere tra se e David Coulthard. Quanto piuttosto perché proprio lo scozzese sembra aver scalzato il compagno di scuderia Hakkinen dal ruolo di punta di diamante del team.
Non è una notizia sensazionale e nemmeno definitiva, visto che Mika ha solamente una manciata di lunghezze di ritardo dall’ex-scudiero. Ma il fattore importante nell’economia della battaglia per il titolo sta proprio nell’ aver creato una rivalità nella rivalità nel team McLaren; quello che in pratica poteva esistere in casa Ferrari tra Barrichello e Schumacher e che invece anche a Montreal è stata scongiurato con un altro gesto di altruismo del brasiliano nei confronti del numero uno tedesco.
L’alternanza di vittorie diceva che era il turno della Rossa soprattutto per rintuzzare una rimonta McLaren che si faceva insidiosa. Ed il fatto che ancora una volta siano arrivati  ordini precisi a Barrichello per favorire Schumi con Hakkinen e Coluthard in difficoltà la dicono lunga sulle strategie della casa di Maranello che con buone probabilità porteranno alla fine della grande attesa.
Una citazione d’obbligo per GiancarloFisichella, romano della Benetton, capace di inserirsi alle spalle del podio tutto ferrarista; ma soprattutto attore protagonista del gap tra le due eterne rivali scavato proprio dalla sua ottima corsa. Non succede spesso che un Gran Premio attuale non viaggi all’insegna dei duelli tra Maranello e Mclaren-Mercedes; il fatto che, oltre a favorire la macchina nostrana, lo faccia anche un pilota di casa nostra rende la cosa ancor più piacevole.
La vittoria di Schumi sfata tra l’altro un tabù che non vedeva vincere chi centrava la pole position da ben 12 Gran Premi ovvero da quando proprio Hakkinen trionfò in Ungheria nel 1999. Ma tornando alle magagne non solo tecniche della casa tedesca e di contro all’ambiente apparentemente disteso e vincente alla Ferrari va segnalata una certezza; l’anno scorso si consumò a Maranello proprio quella sorta di lotta intestina che ora sembrano vivere Hakkinen e Coulthard. Ad un certo punto della stagione si trovò Irvine, numero 2 ferrarista, a poter inseguire il finlandese. I tifosi del cavallino non dimenticano cosa successe tra l’irlandese e il tedesco in pista e fuori. Alla fine proprio la mancanza di armonia, il fatto che fossero saltate le gerarchie alla luce soprattutto dell’incidente che tenne fuori Schumacher nella fase calda della stagione, costò il titolo. Ora sembra che la patata bollente sia passata nelle mani della McLaren, con l’incapacità di Hakkinen di imporsi come numero uno del team e con Coulthard pronto a subentrargli per tentare una disperata rincorsa.
Dotare i due piloti di vetture con le stesse potenzialità può essere produttivo se si è nettamente al di sopra degli avversari: Ma se bisogna fare i conti anche con le capacità altrui, ecco che i dualismi interni sfasciano lo spogliatoio. Sembra proprio che la Ferrari abbia fatto tesoro dell’esperienza della passata stagione e che ora la bomba ad orologeria sia già stata puntata in casa tedesca.

Paolo Ghisoni
 

 Leadership Medica®
Mensile di scienza  medica e attualita`
 Copyright 1997© All Rights Reserved